Il programma di Ravenna Jazz riparte da “Eternal Love” di Roberto Ottaviano

  • Dove
    Rocca Brancaleone
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 13/08/2020 al 13/08/2020
    21.00
  • Prezzo
    12 euro
  • Altre Informazioni

Il jazz italiano, di quello che lascia un segno profondo nell’ascoltatore, sarà la pista seguita dagli ultimi appuntamenti all’aperto del festival Ravenna Jazz, nella cornice della Rocca Brancaleone, tra agosto e settembre. In autunno il festival continuerà poi al chiuso, in teatro. Ma intanto, giovedì 13 agosto alle ore 21 si ascolta il progetto “Eternal Love” del sassofonista Roberto Ottaviano, circondato da musicisti versatili e pronti a esprimersi fuori dai classici schemi jazzistici: Marco Colonna ai clarinetti, Alexander Hawkins al pianoforte, Giovanni Maier al contrabbasso e Zeno de Rossi alla batteria. Biglietti: prezzo unico 12 euro.

La vittoria del Top Jazz 2017 per il miglior disco dell’anno (con Sideralis) ha riportato sotto i meritati riflettori il sassofonista Roberto Ottaviano (Bari, 1957). Passato per esperienze formative altamente qualificanti (studi con Giacomo Manzoni, Luigi Nono, Evan Parker, Jimmy Giuffre e George Russell tra gli altri), ha mosso i primi passi in contesti altrettanto stimolanti, come l’orchestra di Andrea Centazzo. Il suo primo album da leader (Aspects, 1983) rende bene l’idea della sua collocazione nella scena italiana: alla sua realizzazione parteciparono Giancarlo Schiaffini, Paolo Fresu e Carlo Actis Dato. Impressionante è anche l’elenco delle sue collaborazioni internazionali: Dizzy Gillespie, Art Farmer, Mal Waldron, Albert Mangelsdorff, Chet Baker, Keith Tippett, Steve Swallow, Kenny Wheeler, Henri Texier, Paul Bley, Aldo Romano, Tony Oxley, Misha Mengelberg, Han Bennink, Trilok Gurtu...

Nella scaletta di Eternal Love (2018), Ottaviano ha fatto confluire musiche di Don Cherry, Charlie Haden, John Coltrane e Dewey Redman, oltre a suoi pezzi originali e un traditional africano. Da questo mosaico di tasselli ben accostati emerge una chiara visione culturale, che vede nella musica un modo di evocare, come pregando, la bellezza della madre terra; di esprimere e celebrare, in questi tempi difficili, la speranza e la voglia di riscatto del genere umano. I musicisti di cui si è circondato, abili nel muoversi lontano da qualunque cliché, permettono a Ottaviano di ricongiungere le traiettorie della libera improvvisazione e le più profonde radici della tradizione jazzistica.

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