"Inventario Varoli", a Palazzo Sforza una mostra per reagire alla crisi

L'esposizione è un archivio consultabile che permette nuovi sguardi e altri punti di vista sulle collezioni, innescando nuove relazioni tra gli oggetti stessi, lo spazio che li accoglie e i visitatori

Al Museo civico “Luigi Varoli” di Cotignola, in corso Sforza 21, è allestito Inventario Varoli: una mostra e al tempo stesso anche un deposito temporaneo, che parte dallo spostamento delle raccolte custodite nella casa-studio dell’artista cotignolese, collezioni che era necessario collocare altrove per l’inizio di una ristrutturazione, che permetterà di ampliare questa sede del museo, con inizio lavori nella seconda parte del 2020.

La mostra, allestita al piano terra di Palazzo Sforza, è un archivio consultabile che permette nuovi sguardi e altri punti di vista sulle collezioni, innescando nuove relazioni tra gli oggetti stessi, lo spazio che li accoglie e i visitatori.
Inventario Varoli consente di abbracciare in un unico colpo d’occhio l’insieme di maschere in cartapesta, teste in terracotta, gessi, disegni, libri, strumenti musicali e fotografie: sono oltre trecento i pezzi che lo compongono.

“Inventario Varoli è uno dei nostri primi movimenti - ha evidenziato Massimiliano Fabbri, responsabile del museo -, una risposta e reazione alla crisi con cui fare i conti: un’idea di museo che decide di ripartire ancora una volta dalle sue collezioni e raccolte, ripensandole e ripensandosi, anche attraverso il fantasticare; e il suo essere inquieto e incerto, mobile sempre”.

L’esposizione sarà visitabile nelle giornate di apertura del museo (sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30) e tutte le mattine, dal lunedì al sabato, su prenotazione, fino alla conclusione dei lavori di ristrutturazione e riallestimento della casa-studio;

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A lavori ultimati, Casa Varoli accoglierà, tra le altre cose, una nuova sezione dedicata alla rete della solidarietà che permise, tra il 1943 e il 1945, di ospitare e proteggere a Cotignola quarantuno ebrei e, parallelamente, alle vicende del fronte sul fiume Senio che schiacciò, per centoquarantacinque giorni tra il novembre del 1944 e l’aprile del 1945, il paese tra due eserciti riducendolo a un cumulo di macerie.

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