La Persepoli di Luca Pignatelli accompagna l'autunno di "Ascoltare Bellezza"

Come in un momento di raccoglimento, ogni giorno dell'inizio della stagione si apre con un omaggio alla natura attraverso l'arte; forse la più miracolosa espressione della creatività, quella che ci permette di esteriorizzare ciò che è racchiuso dentro di noi e ristorarci nell'ascolto della bellezza. Per questo, ad ogni solstizio od equinozio, nella Sala del mosaico della Biblioteca Classense di Ravenna, si è scelto di esporre un’opera che dialoghi con il pavimento musivo della sala, reperto archeologico risalente al 600 d.C di straordinaria importanza artistica e storica, fra i più notevoli mai rinvenuti in area ravennate.
Dopo Daniela Alfarano e Giovanni Frangi, è la volta di Luca Pignatelli, artista contemporaneo tra i più significativi della sua generazione, che per l’occasione ha scelto di esporre Persepoli, affascinante opera monumentale – 396 x 313 cm – realizzata su un antico tappeto persiano, capace di innescare riflessioni e rimandi concettuali tra iconografia occidentale e orientale.

Il momento inaugurale, domenica 23 settembre  alle ore 19.00 verrà aperto dai saluti dell'Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino, dal Direttore della Biblioteca Classense Maurizio Tarantino e da una lettura scenica di Dario Bolotti, che interpreterà un testo selezionato dallo stesso Luca Pignatelli, presente in sala.

L'opera Persepoli è visibile fino al 23 novembre 2018 con ingresso da via Alfredo Baccarini, 3.
Orari di visita: da martedì a sabato, 10-18. Domenica e lunedì, 14.00- 18.00. Ingresso libero.

Luca Pignatelli nasce a Milano il 22 giugno 1962, città dove vive e lavora.
Figlio d’arte, completati gli studi superiori, si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nel biennio 1981.
È affascinato dalle architetture anonime delle città portuali, ma anche da quelle del Vignola, di Loos e di Mies van der Rohe, incontrate nei suoi percorsi attraverso le città europee, da Milano, città di nascita e luogo d’elezione, e allo stesso modo dalle città americane, come New York, dove soggiorna per lunghi periodi a partire dal 1986. Pittore in grado di affrontare la sfida delle grandi dimensioni, Pignatelli lavora di norma su supporti anomali, recuperati e già di per sé pittorici: teloni di canapa, legni, ferri, carte assemblate, sui quali interviene sovrapponendo la propria selezione di immagini, icone della memoria collettiva, tratte da una sorta di repertorio universalmente noto.

Le sue opere scandagliano tra immagini, spesso reperti di aulica classicità, ma anche paesaggi urbani o di montagna, talvolta treni, aerei, elementi simbolici ai quali l’artista ricorre per costruire, decostruendo, un nuovo ed evocativo repertorio visivo. 

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