La tradizione del Nuovo: l'omaggio del Festival a Luigi Nono


Presso la Sala del Refettorio del Museo Nazionale, giovedì 2 giugno ore 21, si terrà La Tradizione del Nuovo, il percorso attraverso la musica del Novecento e i suoi protagonisti che Ravenna Festival ha iniziato nel 2015 con gli omaggi a Boulez e Bartók.
L’edizione 2016 prosegue con tre appuntamenti (2, 3, 5 giugno ore 21) programmati nel suggestivo spazio della Sala del Refettorio del Museo Nazionale nel complesso di San Vitale. Tre concerti che diventano altrettante dediche: a Luigi Nono, a Salvatore Sciarrino e all’americano Morton Feldman, inesausti perlustratori di sconfinati territori sonori, veri e propri solitari utopisti della musica ma con una passione particolarissima per le analogie tra musica e pittura.

L’utopia concreta di una musica radicalmente nuova, che è sempre stata al centro della riflessione teorica di Luigi Nono, si riversa in una delle sue opere più rivoluzionarie: La lontananza nostalgica utopica futura del 1988, in programma il 2 giugno con Raphael Negri al violino e la regia del suono di Francesco Giomi e Tempo Reale, in cui il suono si fa spazio e la sovrapposizione delle due dimensioni determina il senso dell’opera musicale. Un violino, otto nastri magnetici, ma anche un numero variabile tra otto e dieci leggii, tra i quali si muove l’interprete. 

La lontananza nostalgica utopica futura nasce dall’incontro tra Luigi Nono e il violinista russo Gidon Kremer avvenuto a Friburgo nel 1987, un incontro apparentemente casuale, ma da entrambi cercato da tempo. Come racconta lo stesso compositore: “ero nello studio di Friburgo per i miei esperimenti e i miei studi, quando entrò Gidon Kremer che era venuto a cercarmi. A dire il vero io lo avevo cercato tempo fa, ma senza trovarlo e a lui era capitata esattamente la stessa cosa: in quel momento però era entrato nello studio dove stavo lavorando. Non ci eravamo mai incontrati in precedenza e d’un tratto abbiamo trascorso cinque ore insieme parlando”. Da questo scambio tra due protagonisti della musica del Novecento in cerca di nuove modalità espressive nasce il “madrigale per più caminantes” per violino solo, otto nastri magnetici e da otto a dieci leggii, tra i quali il solista si sposta senza un percorso predeterminato. Il numero variabile di leggii è volto a rendere più articolata la performance: la partitura infatti è disposta su sei leggii “lontani tra loro, irregolarmente e asimmetricamente, mai vicini, in modo da rendere possibili vari cammini tra loro, mai diretti, cercandoli… ‘intrigati’ anche da due o quattro leggii vuoti, per rendere il cammino ancor più variato e fantasioso”, come spiega lo stesso compositore. E il violinista cammina tra di essi, talvolta titubante, fermandosi improvvisamente, per poi riprendere la ricerca del leggio successivo. 

Raphael Negri, formatosi a Brescia e a Parma, con all’attivo importanti collaborazioni internazionali, dà vita alla scrittura violinistica che la collaborazione tra Luigi Nono e Gidon Kremer ha reso particolarmente raffinata e in grado di sfruttare appieno le capacità timbriche e dinamiche dello strumento. La regia del suono è di Francesco Giomi, che partecipa all’esecuzione con Tempo Reale, il Centro di produzione e didattica musicale fondato a Firenze nel 1987 da Luciano Berio, specializzato nell'elaborazione del suono dal vivo e nell’interazione tra suono e spazio.

La musica di Nono è in programma anche nella serata dedicata al pianoforte (3 giugno), suonato da Stefano Malferrari con il live electronics ancora una volta di Tempo Reale, per  …sofferte onde serene… in cui il compositore esplora l’interazione tra il pianoforte suonato dal vivo e il suo “doppio” virtuale. Seguono la meditazione sul silenzio e la solitudine di Salvatore Sciarrino, Perduto in una città d’acque, e la forza evocativa di due giovani compositori come Michele Foresi e Alessandro Ratoci (il suo East-St. Louis Blues per pianoforte e live electronics è in prima assoluta).L’omaggio a Morton Feldman, il 5 giugno, chiude la sezione con la luminosa e ineffabile malinconia di Piano, Violin, Viola, Cello (1987), interpretato dal Quartetto Klimt, in cui la ripetizione microvariata di frammenti e trame sonore e la dilatazione del tempo e dello spazio conducono l’ascoltatore in una inesplorata dimensione sacrale.

Info e prevendite: 0544 249244
Biglietti: ingresso 12 euro (ridotto 10).
Speciale giovani: under 18 e studenti universitari 5 euro

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