Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Il nuovo volto della Biennale del Mosaico: mostre, botteghe, restauro e città

Quattro temi nel nuovo corso di RavennaMosaico, la rassegna biennale di arte contemporanea che torna nel segno dell'internazionalità, della curatela scientifica e del "museo diffuso". Con un importante progetto espositivo al Mar.

La scheda della mostra
“Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi”

Nell’ambito della V edizione di RAVENNAMOSAICO – Rassegna biennale di Mosaico Contemporaneo, è in programma presso il MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna, una mostra di ampio respiro organizzata da Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura e Mar - Museo d’Arte della città di Ravenna, a cura di Alfonso Panzetta, con la collaborazione di Daniele Torcellini, dal titolo “Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi”, sul rapporto tra la scultura e il mosaico, con l’intento di sondare e documentare la nascita, l’evoluzione di questo linguaggio e le differenti declinazioni del concetto di “tessera” da parte degli scultori a partire dagli anni Trenta del Novecento, momento in cui, dopo che Gino Severini rinnova la pratica del mosaico in funzione della decorazione architettonica, si avviano le ricerche plastiche mosaicate di Lucio Fontana e Mirko Basaldella, tra i più geniali artisti del secondo Novecento italiano.

Ad innestare quel singolare "corto circuito" creativo alla base delle loro creazioni col mosaico furono gli esempi “primitivi” mesoamericani (presenti in mostra), che entrambi videro in momenti e luoghi diversi, anche grazie al crescente interesse per l'arte dell'antica America Latina esistente in Italia già negli anni Venti. 

Se Fontana e Mirko sono "I precursori", antesignani dell'unione felice tra scultura e mosaico, tra anni Sessanta e anni Settanta, Zavagno e Licata sono invece da considerare come i due indirizzi su cui si dipana la ricerca dei decenni seguenti soprattutto per quanto riguarda l'utilizzo di materiali "non tradizionali", il primo, e l'impiego delle tessere musive, lapidee o vitree, nel contemporaneo, il secondo.

Sulla trama di questo doppio e diverso utilizzo dei materiali - tradizionali e non - corre l'ordito della mostra che documenta le differenti temperature espressive della scultura tra XX e XXI secolo, iconica o aniconica, poetica o narrativa, simbolica o concettuale, sempre nella specifica coniugazione con l'arte del mosaico che si intensifica e si individua come "genere specifico" allo scadere degli anni Settanta ad opera di Antonio Trotta, Athos Ongaro e della Transavanguardia di Chia e Paladino.

Tale ripresa non mancherà di suggestionare designer “colti” come Mendini e Sottsass che opereranno alcune incursioni sperimentali nella scultura. Dalla seconda metà degli anni Ottanta ad oggi, le ricerche e la produzione artistica in questa singolare declinazione della scultura si moltiplicano con esiti diversi e singolari e nel contempo tracciano il disegno della multiforme ricerca artistica dell’ultimo scorcio del XX secolo. 

Da questo momento, anche grazie alla realizzazione di alcuni lavori di importanza internazionale realizzati a Ravenna, come la tomba di Rudolf Nureyev a Parigi – oggi inamovibile, ma presente in allestimento mediante una installazione virtuale e multimediale - il fenomeno scultura e mosaico vedrà un’accelerazione con artisti di varia provenienza che si connoteranno fortemente come scultori mosaicisti tout court, consolidando la percezione che la scultura mosaicata abbia ormai imboccato una strada di assoluta autonomia. 

Tra XX e XXI secolo il linguaggio musivo nella scultura si evolve in differenti e metamorfiche declinazioni del concetto di “tessera”, anche grazie alle sollecitazioni delle ricerche internazionali sui concetti di accumulo, assemblaggio parcellizzato e “poetica dell’oggetto” messi in campo dal Nouveau Realisme francese e poi dalla Nuova Scultura Britannica,  per poi proseguire con elementi di spiccata originalità sino alle attuali generazioni, che lo impiegano in modo sempre più innovativo ed inatteso. 

La mostra sarà inaugurata il 6 ottobre e visitabile fino al 7 gennaio.

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