Il misterioso collettivo russo Phurpa al Bronson

Giovedì 28 aprile, ore 21.30, arrivano Phurpa, Dolpo e KHN’SHS al Bronson (ingresso a offerta libera).

In una serata a ingresso “up to you” il misterioso collettivo russo Phurpa, con la sua rivisitazione noise psichedelica della musica tradizionale tibetana. In apertura i drone esoterici della formazione emiliana Dolpo e della one-man-band KHN’SHS.

Nel 1990 a Mosca, guidati da Alexei Tegin, un gruppo di artisti e musicisti si avvicinava allo studio della musica rituale; l’obbiettivo era quello di allontanarsi dalla musica che stava spopolando in quel periodo e recuperare le radici musicali nelle antiche culture egizie, iraniane e tibetane. Nel 2003 la line-up definitiva del progetto assumerà il nome di Phurpa. I membri che compongono questo gruppo sono accomunati dalle individuali ricerche nelle liturgie bon e buddiste.
L’armonia si diffonde a partire dal canto delle sillabe magiche (che cioè generano una modificazione sulla realtà) che compongono i mantra, e viene poi integrata dagli strumenti rituali.

Il tipo di canto utilizzato (Gyer) e gli strumenti tipici della tradizione Bön generano un sound inconfondibile e differente da altri prodotti simili. I brani che possiamo ascoltare dai loro dischi non sono semplici canzoni ma vere e proprie tracce sonore di rituali e di preghiere utilizzate dai monaci Tibetani. Non ci sono sintetizzatori e soprattutto non vengono usati strumenti che non abbiano componenti organiche (molti strumenti sono ricavati da ossa umane).
Il sound dei Phurpa può risultare spesso oscuro ma il contenuto dei brani è sempre dei più puri, e forse, anche in questo, risiede l’affascinante bellezza di queste preghiere tradizionali buddiste.
Nel giugno del 2014 è stato rilasciato, presso la Zoharum, la nuova raccolta dei Phurpa che porta come titolo “The magic rituals of the Bön tradition”.

DOLPO
In attività dal 2013, eseguono una musica sperimentale di derivazione drone-doom ispirata agli antichi e oscuri culti dell’area nepalese, tibetana e nord indiana: il culto Aghori, da cui attingono l’estetica meditativa e tetra; il culto sciamanico del Bön, da cui prendono parte della strumentazione originale (tamburi Dhyangro e Damaru, tromboni telescopici in rame Rag-dung, tromba in femore umano Kangling, tibetan singing bowl) e il metodo di canto tipico dei cori tantrici nepalesi e tibetani “Gyer”. A questa strumentazione accostano chitarre elettriche, basso, timpano e piatti, theremin, shruti box. Il risultato è una musica cupa, rumorosa, ambientale, che trasporta la fantasia dell’ascoltatore dall’ambiente urbano del rock club, fino alle desolate cime della catena dell’Himalaya, lungo i solitari e pericolosi percorsi battuti dagli Yak. Un concerto, un rito iniziatico.

KHN’SHS
È il moniker di Stefano Bertoli che innesca un mondo di visioni proprie, fatto sintetizzatori analogici e modulari, voci, theremin e percussioni.

Info: 333 2097141
www.bronsonproduzioni.com

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