"Que Bom": al Ravenna Festival il pianoforte di Stefano Bollani "stregato" dal Brasile

  • Dove
    Pala De Andrè
    Viale Europa, 1
  • Quando
    Dal 13/07/2018 al 13/07/2018
    21:00
  • Prezzo
    Da 12 euro (ridotti 10) a 42 euro (ridotti 38), fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari 50% tariffe ridotte
  • Altre Informazioni

A volte ritornano, e meno male, sul luogo del cuore. Lo ha (ri)fatto Stefano Bollani, estroverso genio della tastiera, di nuovo alle prese con le amate sonorità brasiliane, immesse a piene mani e molte percussioni nel suo nuovo disco Que Bom, la cui tournée in forma di concerto tocca anche il Ravenna Festival venerdì 13 luglio al Palazzo Mauro De André (ore 21). Il servizio navetta gratuito per il Palazzo De André percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.

A distanza di oltre dieci anni dal successo di Carioca, disco d'oro del 2007, Bollani è stato ancora stregato dalla terra di Jobim e di Veloso (“la voce più straordinaria e emozionante che ci sia”, dice il pianista che lo ha voluto ospite e interprete di una track del suo disco), dove ha ritrovato i compagni della prima avventura – Jorge Helder al contrabbasso, Jurim Moreira alla batteria, Armando Marçal alle percussioni -, ha aggiunto un altro strepitoso percussionista come Thiago da Serrinha ed è salpato verso inediti lidi sonori. Il concerto è reso possibile grazie al contributo di Confindustria Romagna.

“Per Carioca – spiega Bollani – ho usato il piano nel ruolo del cantante, rivisitando gli standard brasiliani. Per Que Bom ho preso la stessa sezione ritmica, ci ho aggiunto un altro batterista e molti ospiti da Veloso a Hamilton de Hollanda, da Joao Bosco a Jacques Morelenbaum. Insomma, stavolta sono i brasiliani a interpretare la mia musica”. Una marea montante di ritmica e percussioni che Bollani avverte “parente” al suo pianismo, con la linea del basso a fare da prua per un viaggio di saudade e allegria tutti insieme. “Avevo molta voglia di farmi circondare dalle percussioni – ribadisce il pianista e compositore – perché il pianoforte fa parte della loro stessa tribù. Sono da sempre innamorato della musica brasiliana, che utilizza l'armonia del jazz, sposandola con ritmi di origine africana. Quelli di Que Bom sono brani che ho scritto un po' ovunque nel mondo, ma che guardano a quel sincretismo, al suono avvolgente delle percussioni brasiliane, a quella vitalità ed energia uniche”.

Nella sua versione in concerto, Que Bom porta con sé tutti i sapori che ha assorbito nel suo divenire, il profumo partenopeo che si ritrova in una sorta di bolero che Bollani ha scritto per Veloso, La nebbia a Napoli, città richiamata anche nella tarantella ricamata per un pezzo buffo e un po' retrò come Ho perduto il mio pappagallino e nella malinconia de Il gabbiano ischitano. Ci sono dediche sparse come quella dovuta a Enrico Rava, Ravaska, amico e musicista con il quale ha collaborato fin dal 1996 con un centinaio di concerti e 13 dischi. “Uno scrive un pezzo – spiega – e poi si accorge che assomiglia al brano di qualcun altro e allora fa un omaggio!” E i brani ispirati dalle molte passioni dal poliedrico artista che fa un inchino alla leggerezza sulfurea dello scrittore Tom Robbins in Profumo di Jitterburg o il samba escogitato per Kurt Vonnegut citando Galapagos. È ancora samba per Certe giornate al mare, con echi che ascoltano Armando Trovajoli e Piero Piccioni. È il Brasile secondo Bollani, riattraversato in scoppiettante complicità con i suoi compagni di jazz, ma anche Bollani secondo la musica brasiliana, in un inedito quanto gustoso mix di musicalità. Un'altra talentuosa creazione di mondi sonori, col ruolo da pianista che resta prepotente, mentre sbarca da un genere all'altro, dal classico al contemporaneo, dalla radio al teatro. Abituato com'è, il nostro mercurio, a farsi uno e trino, musicista ma anche attore, scrittore e conduttore. Passando dalle collaborazione con l'orchestra di Chailly, con la quale ha suonato un pianoforte a coda persino in mezzo alla favela Pereira de Silva di Rio de Janeiro (unico musicista al mondo oltre a Antonio Carlos Jobim), alle zingarate in radio con Riondino. Dai tributi per l'adorato Zappa al vaporoso surrealismo di Queneau. Musica da montagne russe, vertiginosa, pazza di allegria, inaspettata quanto un salto nel blu.

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