Il Secolo Breve cantato da Ute Lemper: l'artista tedesca torna al Ravenna Festival

  • Dove
    Palazzo Mauro De André
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 19/06/2014 al 19/06/2014
    21
  • Prezzo
    da 12 euro (ridotti 10) a 52 euro (ridotti 48) / “I giovani al festival”: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni, 50% tariffe ridotte
  • Altre Informazioni
    Sito web
    ravennafestival.org

‘Secolo breve’: la definizione deriva dal titolo italiano di un saggio dello storico Eric J.Hobsbawm (originariamente ‘Age of Extremes’), dedicato alla storia dell’Europa dal 1914-1991. Ovvero dall’anno “che ha cambiato il mondo”, ai primi passi del Continente dopo la caduta del muro di Berlino. Lo storico aveva scelto due date cardine e la stessa città: Sarajevo. Nel 1914 vi viene ucciso l’arciduca Francesco Ferdinando, e 78 anni dopo il presidente francese, François Mitterrand, vi pronuncia l’appello ai grandi del mondo, nel quale invoca un tempo di pace duratura.

Ed è appunto un omaggio all’Europa del ‘secolo breve’, quello che la grande cantante Ute Lemper propone giovedì sera al Palazzo Mauro De André (ore 21.00). A ‘Ravenna Festival’ per la terza volta, l’affascinante e poliedrica artista tedesca sarà accompagnata dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, diretta da Tonino Battista. Si cimenterà in un repertorio che intende rievocare gli eventi cardine della storia d’Europa del ventesimo secolo attraverso le canzoni che segnarono in particolare due delle sue più importanti capitali: Berlino e Parigi. Il concerto è realizzato con il contributo del Credito Cooperativo Ravenna e Imolese e di Confartigianato Ravenna.

Da un lato, si andrà dunque dalla celeberrima Lili Marleen, composta all’inizio della Grande Guerra e resa celebre da Marlene Dietrich al punto da diventare la canzone dei soldati della Seconda guerra mondiale, fino alla musica di Kurt Weill, ebreo affermatosi nella Repubblica di Weimar, allievo di Busoni a Berlino, costretto poi a fuggire prima a Parigi e infine negli Stati Uniti. Sull’altro versante, passando alla Ville Lumière, verranno proposti i successi della tormentata Edith Piaf e del poeta belga Jacques Brel, simboli di quella complicata e controversa età dell’oro che precede la crisi che incontrò il suo epilogo con la disgregazione dell’Unione Sovietica.

La figura sottile, i tratti spigolosi incorniciati di biondo, la bellezza altera, l’espressività. Ute Lemper è il carisma, la classe, la maestria sulla scena; ed è soprattutto la voce. Una voce camaleontica, increspata di sfumature, estrinsecazione di una ricchezza d’animo, di un’intelligenza interpretativa che le permettono d’incarnare con personalità e perfezione, la nuova Marlene Dietrich oppure Edith Piaf, di cantare Kurt Weil o il jazz, di essere voce della chanson francese o di classici della musica pop. «Ogni canzone – spiega - è una pièce di teatro, che racconta di un paradiso perduto, e ci parla di oggi, e di noi».
Il suo percorso musicale poteva prendere le mosse quindi solo con una canzone simbolo, Lili Marleen appunto, che Ute Lemper eseguirà accompagnata dal solo pianoforte. L’ispirazione per questa melodia, triste e malinconica, struggente e progressivamente amata da tutti i soldati della seconda guerra mondiale, venne all’autore, Norbert Schulze, da una poesia scritta da Hans Leip prima di partire per il fronte russo, nel 1915, Canzone di una giovane sentinella. Composta per Hitler, in un primo tempo non suscitò grandi entusiasmo in Germania, fino a quando, il 18 agosto 1941, venne mandata in onda da Radio Belgrado, nella Jugoslavia occupata. Quell’emittente raggiungeva i punti estremi dei territori occupati dai nazisti, Africa compresa e la voce di Lale Andersen (moglie del compositore Artur Beul), che la cantava affascinò tutti. E non solo le forze dell’asse, ma davvero tutto il mondo.
Restando a Berlino, Ute Lemper proporrà poi altri suoi ‘grandi amori’: Kurt Weill e, naturalmente, Bertolt Brecht, con le atmosfere della Repubblica di Weimer e del cabaret, passando quindi, da La ballata di Mackie Messer a Sourabay Johnny. Poi un omaggio a un’altra, straordinaria diva, Marlene Dietrich, quella inarrivabile in cilindro e reggicalze del film di Joseph von Sternberg ‘L’angelo azzurro’. Come non perdere la testa ascoltando ancora “Ich bin von Kops bis Fuss auf Liebe eingestellt” (“Dalla testa ai piedi, sono fatta per l’amore”)?
Il programma tocca, come si faceva cenno prima, anche la Parigi di Edith Piaf, da Milord a Padam a La vie en rose, fino a un gioiello come Ne me quitte pas, composta da Brel nel 1958 dedicandola alla propria donna (Suzanne Gabriello, che in realtà ha lasciato lui). Cantando il ‘secolo breve’ si arriva, inevitabilmente, anche a una fra le canzoni più belle di tutti i tempi, Imagine di John Lennon, composta nel 1971, inno contro tutte le guerre, invito alla fratellanza fra genti diverse: non una canzone politica, bensì civile, una sorta di dichiarazione del diritto degli uomini di vivere e di non morire ammazzati in guerra.

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