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Un lungo viaggio verso Auschwitz, tra storia, memoria e poesia

Approda all'Opera di Firenze lo spettacolo "Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz" nuova versione dello spettacolo sulla toccante storia di Roberto Bachi

Un lungo viaggio senza luce, nè tempo. Senza vedere le stagioni dal finestrino, senza orologi, nè aria. Un viaggio verso l'ignoto, tra i rumori delle bombe, tra respiri sospesi di altri esseri umani di cui è negata anche la compagnia di uno sguardo. La parte peggiore dev'essere stata proprio questa, quel viaggio al buio in un vagone senza posto per sedersi, verso lo sradicamento di una vita appena affacciata al mondo.

La storia di Roberto Bachi (1929 - 1943) commuove Ravenna da settant'anni, quando le leggi razziali prima, e il disperato trasferimento a Parma poi, lo costrinsero a lasciare la Scuola Mordani alla ricerca di una via di fuga che si rivelò un vicolo cieco.

Per la Giornata della Memoria, la storia di Roberto rivivrà anche all'Opera di Firenze in una nuova versione dello spettacolo prodotto dal Teatro Alighieri nel 2014.

Memoria è tornare a vivere: come le persone amate rivivono in noi attraverso quello che ci hanno lasciato nel ricordo ma soprattutto nella traccia che la loro esistenza ha deposto in noi come coscienza del nostro essere”.  Così scriveva il direttore artistico Angelo Nicastro nella nota di presentazione allo spettacolo “Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz” che - dopo le recite di Ravenna, Piacenza e Modena – ora viene proposto in una nuova versione che il compositore Paolo Marzocchi ha rivisto per orchestra. Sarà in scena per 6 repliche al Teatro Goldoni a partire dal 26 gennaio in occasione della Giornata della Memoria.

“La richiesta dell’Opera di Firenze di poter riallestire lo spettacolo – sottolinea Antonio De Rosa - è uno straordinario riconoscimento per la nostra città della qualità di una produzione nata dalla comunione di intenti del Teatro Alighieri unitamente alla Scuola Mordani e al suo coro Libere Note. La prestigiosa vetrina fiorentina è un nuovo approdo che ci consente di formulare l’auspicio di ulteriori richieste da parte di importanti teatri italiani”. Una significativa rappresentanza della città assisterà alla prima dello spettacolo di giovedì che sarà preceduta da un incontro pubblico, guida all’ascolto, a cui parteciperanno Livia Pezzi Gaudenzi, Danilo Naglia, Enrica Fubini (rispettivamente ex compagno di scuola e cugina di Roberto Bachi), Catia Gori e Angelo Nicastro.

La direzione dell’Opera di Firenze ha inoltre riservato una tariffa agevolata per tutti i residenti del Comune di Ravenna.

Contemporaneamente il Teatro Alighieri presenta il 27 gennaio (due recite al mattino in orario scolastico a cui assisteranno oltre 1300 studenti), lo spettacolo “Il diario di Anna Frank” per la regia di Emanuele Gamba e con protagonista la giovanissima Ines Felicienne Cuccu. Questa nuova lettura di un classico della letteratura moderna dà voce agli incubi, alle speranze e ai pensieri di Anna, il cui ingenuo eppure lucido sguardo getta luce, con rapidi passaggi di colore, sulle buie giornate trascorse in una casa ormai divenuta una gabbia. Lo spettacolo nasce dalla consapevolezza di quanto sia prezioso il racconto della vita di Anna Frank, soprattutto quando riproposto a dei suoi coetanei con un allestimento al contempo essenziale e onirico, che mescola elementi scenici tradizionali a installazioni video.

Il viaggio di Roberto, un treno verso Auschwitz porta in scena la drammatica storia di una delle oltre quarantamila vittime italiane della Shoah, il piccolo Roberto Bachi, che frequentò la quarta elementare presso il Mordani – uno degli ultimi momenti felici prima delle atrocità inaudite a cui lo sottopose la follia nazista. Nato a Torino nel 1929, Roberto giunge a Ravenna in seguito al trasferimento del padre Alberto, a cui era stato affidato il comando della divisione di fanteria Rubicone di stanza in città. Dopo l’arresto avvenuto a Torrechiara (Parma) il 17 ottobre 1943, il 6 dicembre dello stesso anno, Roberto parte dal Binario 21 della stazione di Milano, stipato all’interno del vagone di un treno diretto ad Auschwitz. Le ricerche condotte dalla madre consentono di venire a conoscenza del suo numero di matricola, 167973, e del fatto che Roberto è morto probabilmente di tubercolosi. Ricostruita nel 2002, grazie ad alcuni ex compagni di classe di Roberto (Danilo Naglia, Silvano Rosetti e Sergio Squarzina), la vicenda è stata trasformata in una azione scenica musicale commissionata a Guido Barbieri - che ha curato il libretto - e al compositore Paolo Marzocchi che lo ha messo in musica, mentre la regia è stata affidata ad Alessio Pizzech. Il debutto dello spettacolo all’Alighieri ha visto il coinvolgimento della stessa Scuola Mordani, grazie alla dedizione del compianto Giorgio Gaudenzi, direttore didattico dell’Istituto Mordani che curò in prima persona la ricostruzione della breve vita di Roberto, e la partecipazione degli alunni che compongono il Coro di voci bianche Libere Note diretto da Elisabetta Agostini e Catia Gori. 

Barbieri, proprio sul viaggio ha scelto di incentrare la storia di Roberto sul “buco, nero e profondo, oltre a quello che circonda la sua morte. Quei sei giorni, tra il 6 e il 12 dicembre, che lo hanno fatto arrampicare su per l’Europa, tra due pareti di legno senza finestre. La memoria di quel viaggio non ha lasciato alcun oggetto dietro di sé”. Nella produzione fiorentina saranno di nuovo Franco Costantini e Cinzia Damassa a vestire rispettivamente i panni di un ipotetico compagno di viaggio, Vittorio, e di Ines, la madre di Roberto: al dialogo fra Vittorio e Ines si contrappone il silenzio di Roberto, il protagonista della storia, sul palco con solo funzioni di mimo. I racconti di Vittorio, immaginati, e di Ines, basati invece su memorie e documenti, sono intercalati dagli interventi cantati dalle apparizioni del padre Armando, della maestra Maria Rosa Gambi e di personaggi dei libri letti da Roberto. 

La musica è costruita di “memorie musicali”, in parte richieste dalla drammaturgia e in parte scelte dallo stesso Paolo Marzocchi, integrate a materiale costruito con “una sequenza di sei note, ricavata traslando in suoni il numero di matricola di Roberto, 167973”.

"La rappresentazione fiorentina di questo spettacolo è un grande orgoglio per la città - commenta l'assessore Elsa Signorino  - perchè nasce da due eccellenze: quella teatrale, già conosciuta, e quella didattica, meno nota, che vede protagonista la Scuola Mordani e il suo coro. Si tratta di un progetto dal forte valore simbolico, che restituisce dignità e storia da chi è stato strappato alla vita e cancellato dalla memoria tramite la violenza. La cultura teatrale a Ravenna si basa su due capisaldi: il primo è che il teatro dev'essere accessibile a tutti gli spettatori. Il secondo è che tutti devono parimenti avere la possibilità di partecipare attivamente. Non è un caso che alla chiamata pubblica di Ravenna Teatro per l'importante progetto su Dante in programma per la prossima primavera abbiano partecipato più di quattrocento cittadini. Anche Il viaggio di Roberto rappresenta un esempio di teatro per tutti e sono molto lieta che le sei repliche in programma a Firenze abbiano registrato il tutto esaurito".

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