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Domenica, 29 Maggio 2022
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Ecco la stagione del Comico, con un pensiero speciale per Dario Fo

Presentata la stagione 2017/17 del Teatro Comico a cura di Accademia Perduta. Con una dedica speciale di Ruggero Sintoni al Mistero buffo, Dario Fo

"Oggi (venerdì per chi legge, ndr) si apre la Camera ardente di Dario Fo e paradossalmente presentiamo il Comico. Nel 2004 Dario Fo venne a Ravenna a presentare un libro e ci fu una serata molto nervosa. Io fui chiamato a "rattoppare" e a San Nicolò facemmo un'anteprima dello spettacolo per Modena insieme alla Fondazione RavennAntica". Esordisce nel nome di Fo Ruggero Sintoni, direttore artistico di Accademia Perduta Teatri che cura la stagione più sold out del teatro Alighieri. "Ho lavorato moltissimo con Fo. Lui e Franca sono stati ‘genitori adottivi’ molto riconoscenti, mi hanno sempre detto di sì: vennero anche a Casola una Favola (a Casola Valsenio, ndr) dopo che erano stati a lungo negli Stati Uniti e, dopo 25 anni lui, e Franca Rame rimisero insieme il Mistero Buffo”, ricorda. Dopo il melodramma e l’opera lirica, Dario Fo è stato l’unico fenomeno di teatro popolare, spiega Sintoni, poiché ai suoi spettacoli andava ogni genere di pubblico e tutti lo comprendevano. “Ma era un uomo molto complicato”.

GLI SPETTACOLI IN ABBONAMENTO

Si apre martedì 29 novembre con Paolo Cevoli e il suo spettacolo/monologo Perché non parli. L’amatissimo comico romagnolo vestirà i panni di Vincenzo “Cencio” Donati, il garzone di Michelangelo Buonarroti.  Distratto e pasticcione, non riesce mai ad esprimersi correttamente per colpa della sua balbuzie. Per questo motivo il sommo scultore fiorentino gli si rivolge con la famosa frase: “perché non parli, bischero tartaglione!”.  Cencio è un orfanello cresciuto nel convento dei frati domenicani di Bologna. Da bimbo è paffutello, biondo e riccio, tanto è vero che Michelangelo lo prende a modello per la statua di un angelo reggi-candelabro. Ma il piccolo Cencio ha un difetto: è mancino e usa la “manina del diavolo” anche per farsi il segno della croce. Per correggere questo “difetto” i frati legano la mano sinistra di Cencio dietro alla schiena e per questo motivo Cencio inizia a balbettare. Fin quando, incontrando una compagnia di guitti, scoprirà che la sua parlata non ha incertezze quando legge e quando recita. La vita di Cencio sarà legata a doppio filo con quella di Michelangelo Buonarroti. I due saranno insieme fino alla fine. Anche quando Cencio, nella Cappella Sistina, alzando gli occhi verso la volta affrescata, vede Adamo che allunga la mano verso Dio…

La simpatica e talentuosa Teresa Mannino, attrice tra l’altro impegnata eticamente, sarà protagonista, venerdì 9 dicembre, del monologo Sono nata il ventitrè. Un viaggio nella sua infanzia, tra i piccoli e grandi traumi di allora che magari poi si sono rivelati formativi. Passando attraverso il racconto di quell’infanzia trascorsa nell’ambiente protettivo della sua Sicilia, dei rapporti tra genitori e figli, o quello dei mitici anni ’70, Teresa ci racconta la sua versione dei mutamenti avvenuti in questi ultimi anni. Oggi che da figlia è diventata madre, Teresa individua nel rapporto genitori-figli un cambiamento critico per cui siamo diventati iperprotettivi a scapito di bambini che crescono impacciati ed insicuri. Tra i traumi della vita non poteva poi mancare quello del tradimento. La letteratura classica è piena di eroi ed eroine infedeli. Ma guarda caso le donne che tradiscono non vengono perdonate e di solito muoiono, mentre gli uomini traditori non muoiono mai, semmai sono le amanti a fare una brutta fine! Così Teresa prenderà in prestito la figura dell’eroe classico, quella di Ulisse e, alla luce dei tormenti di Penelope, rivelerà il suo potenziale di antieroe di tutti i tempi. Sono nata il ventitré è lo specchio dei suoi pensieri.

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