Una serata che è quasi un mini-festival: al Bronson Big Brave, Gnod e OvO

Il venerdì sera del Bronson si trasforma in un mini festival con Big Brave, Gnod e OvO.  I canadesi Big Brave sono abili distorsori, maestri nel creare lunghi e psichedelici panorami sonori attraverso droni e sessioni ritmiche rituali e ipnotiche. Approdano sul palco del Bronson portando con loro due vecchie conoscenze: gli inglesi Gnod, con la loro rilettura apocalittica del kraut rock, e gli ormai ravennati OvO, che presentano l’ultimo album “Creatura”.

BIG BRAVE
Potente precisione, intensità viscerale e delicata moderazione: sono queste le caratteristiche del suono minimale e al tempo stesso maestoso del trio di Montreal dei Big Brave, rifinite nel suo terzo album in studio, “Ardor”, uscito il 15 settembre scorso. I Big Brave hanno svelato la loro potenza al mondo nel 2012 quando il suono particolarissimo gli ha permesso di dimostrarne la forza con una trama basata fondamentalmente sull’uso di due chitarre, voci e batteria. Il trio suona infatti con un’intensità che si avverte come necessario ingrediente per la loro musica. I Big Brave hanno dimostrato come il rock sperimentale possa essere fluido qualora sia elaborato in un sound vasto, astratto e spesso ipnotico, saturato di emozioni tipicamente soul. La band mette di tutto nella propria musica fino a che non c’è niente altro da dare. La loro arte musicale, così particolare, si espande gradualmente, fino ad arrivare a una forza forte ed elevata.
Analogamente all’album precedente, “Au De La”, il nuovo “Ardor” è stato registrato agli studi Hotel2Tango e, questa volta, alla produzione c’è Radwan Ghazi Moumneh (dei Jerusalem in My Heart), mentre anche in questo caso Jessica Moss (Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra) presta il suo violino e Thierry Amar (Godspeed You! Black Emperor) suona il contrabbasso in due brani.
Nessuna band può essere comparata ai Big Brave, che con “Ardor” continuano a proporre il loro viaggio ipnotico e memorabile nelle profondità del suono.

GNOD
Difficile dare una descrizione dei Gnod, collettivo di Salford, un piccolo paesino vicino Manchester, dove i ragazzi vivono insieme da qualche anno in una specie di comune, alla maniera che potrebbe ricordare le comuni degli anni 70 in America. Sin dai loro inizi, le strade intraprese dai Gnod sono sempre state caratterizzate da una costante e incessante ricerca di nuovi mondi sonori. Iniziano come un gruppo drone sciamanico arrivando a suonare con più di quindici musicisti sul palco, successivamente questi rituali iniziano a dare forma alle idee che avevano per definire il gruppo durante quegli anni di attività: una comunità a induzione trance ripetitiva. Negli anni nel progetto si sono alternati più di trenta musicisti, hanno sfornato tantissimi album, singoli, raccolte, progettato molte installazioni; le loro influenze sono Kurt Vonnegut, David Simon, Graham Hancock. Tra i loro estimatori c'è pure Julian Cope, sempre molto attento ai nuovi suoni nel mondo. Ogni concerto è un'esperienza unica e sonica, dove rumore e silenzio procedono per gradi, alternandosi ma senza mai smettere di rincorrersi con influenze performative di band come Hawkwind, Popul Vuh, Pan Sonic, Sunburned Hand of The Man e Pharaoh Sanders, band che hanno segnato il loro output culturale senza collegarli direttamente a nessun genere, ogni album occupa un posto unico nella vera musica indipendente. Escono per la Rocket Recordings, etichetta di Goat, Lay Llamas, Shit And Shine.

OVO
Gli OvO si presentano al loro diciassettesimo anno di attività con le idee ben chiare, con la volontà di surfare su una contemporaneità così fluida, rilanciando nuove complessità e rinunciando a conformarsi. L’unica cosa che continua imperterrita è la loro attività live: siamo alla soglia dei mille concerti in tutto il mondo. “Creatura” è stato registrato da Lorenzo Stecconi in un capannone di solito utilizzato da compagnie teatrali, mixato dalle mani testosteroniche di Giulio Favero e messo in cassaforte dal mastering di Giovanni Versari. Stefania Pedretti si è occupata, oltre che di cantare e suonare la chitarra, di catturare alcuni field recording in loco durante il tour degli OvO in Vietnam. Bruno Dorella si occupa come al solito dei suoi pochi pezzi di batteria, dei synth e della composizione delle batterie elettroniche, su campioni assemblati da lui stesso e da Garaliya (ovvero i Morkobot), Riccardo Gamondi (Uochi Toki), Stefano Ghittoni (Dining Rooms), a034, Reeks (Surgical Beat Bros, No Hay Banda Trio, Germanotta Youth). Nella scrittura dei pezzi gli OvO hanno usato alcune metodologie della musica elettronica. In particolare tutte le basi di batteria e campionamenti di Bruno sono state prima suonate live e poi ricampionate scegliendo dei loop, in modo da riprodurre la meccanicità tipica dell'elettronica. Su questa struttura poi Stefania ha portato il suo mondo infernale di chitarre e voci, dividendo entrambe in molti strati con diverse sovraincisioni, per creare il mostro che state ascoltando. Non è escluso che il futuro degli OvO li veda passare all’elettronica pura. In ogni caso, per ora, porteranno questa “Creatura” in giro per il mondo per qualche anno.

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