"Non passa lo “straniero” nelle case popolari"

"Bisogna però che il Pd rompa un altro tabù, che è quello di obbedire ciecamente a mamma Regione anche quando, trattandosi non di una sua legge, ma di un atto amministrativo, la Costituzione riconosce ai Comuni piena autonomia di decisione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

"Sarà bene precisare che per "straniero" qui intendo metaforicamente coloro che, italiani o stranieri senza virgolette, non sono "radicati" in Emilia-Romagna. È quanto sta per decidere la nostra Regione, riguardo alla possibilità di ottenere un alloggio popolare, dopo che la commissione Territorio del consiglio regionale ha approvato, giovedì scorso, di richiedere la "residenza anagrafica o attività lavorativa stabile nell'ambito territoriale regionale da almeno tre anni". Il principio del "radicamento" per aspirare ad ottenere la casa popolare dal Comune di Ravenna è quello su cui Lista per Ravenna combatte dal 2002, scontrandosi regolarmente con la maggioranza che governa a Ravenna come a Bologna e ricevendone l'accusa di attentato alla Costituzione italiana e di razzismo, a prescindere che il principio si applichi universalmente.

Crolla un muro ideologico, prendendosi finalmente atto, anche da sinistra, che l'uso di un bene costoso e raro qual è una casa popolare, ricavato col lungo sacrificio di una comunità locale, non può essere concesso indifferentemente a chi vi è appena entrato. Basta leggere il regolamento comunale di Ravenna vigente per l'accesso ad un alloggio popolare, secondo cui qui basta essere cittadino di qualsiasi paese del mondo, semplicemente in regola con le norme sull'immigrazione, anche senza essere residente, avendovi solo un lavoro. Quando si tornerà a discutere questo regolamento, sulla base della novità proveniente dalla Regione, prenderemo atto con favore della conversione del PD sulla strada di Damasco, tuttavia richiedendo che la residenza sul territorio sia per tutti i richiedenti di almeno cinque anni, quanti necessari, nel caso degli stranieri extracomunitari, per ottenere il permesso di soggiorno di lunga durata. Ci sembra il minimo di un "radicamento" effettivo sul territorio. Bisogna però che il Pd rompa un altro tabù, che è quello di obbedire ciecamente a mamma Regione anche quando, trattandosi non di una sua legge, ma di un atto amministrativo, la Costituzione riconosce ai Comuni piena autonomia di decisione.

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