rotate-mobile
Politica

Ancarani: "Sulla Liberazione parlo ora, prima che mi venga impedito di farlo in consiglio comunale"

Mette le mani avanti, Alberto Ancarani. Sicuro che gli verrà impedito di fare il suo intervento sull’anniversario della Liberazione di Ravenna.

Mette le mani avanti, Alberto Ancarani. Sicuro che gli verrà impedito di fare il suo intervento sull’anniversario della Liberazione di Ravenna, nel consiglio comunale di martedì 6 dicembre, il capogruppo di Forza Italia ha inviato il suo discorso alla stampa.  “Anticipo alla stampa il testo del discorso che intendo svolgere martedì 6 dicembre nella parte iniziale del consiglio comunale, essendo la prima convocazione utile a ridosso dell'anniversario della Liberazione di Ravenna.

So già – afferma Ancarani - che mi verrà impedito di esprimere il mio pensiero. Non intendo piegarmi a un simile sopruso e dunque terrò il mio discorso a microfono spento, se necessario urlando in mezzo all'aula consiliare ed eventualmente anche sdraiandomi al centro della stessa se sarò costretto.

Continuo a trovare intollerabile che di certi argomenti possa parlare solo la maggioranza, e intendo comportarmi allo stesso modo fino al termine della consiliatura qualora non venga modificato questo atteggiamento. Su questi argomenti il PD può non chiamarsi più PCI o DS, il sindaco può non chiamarsi più Matteucci ma de Pascale, tuttavia, su queste cose dimostrano di non avere nulla di diverso da quelli che uccidevano la povera gente definendola "fascista" solo perché non era comunista. Nella parte finale del discorso è spiegato anche l'espediente utilizzato per non farmi parlare quest'anno.

Ecco l’intervento:  “Signor Sindaco, Signor Presidente del Consiglio, Signori consiglieri.

Esistono a queste latitudini due tipi di fascismo. Uno, per fortuna di tutti noi, è stato definitivamente sconfitto il 4 Dicembre 1944 a Ravenna e il 25 Aprile 1945 nel resto del paese.

L’altro, una forma di fascismo molto più subdola e raffinata, è purtroppo tuttora in essere e proprio nel nostro Comune si manifesta con particolare efficacia.

Si tratta dell’atteggiamento di chi, dopo 72 anni dalla Liberazione di questa città, si ostina a impedire all’opposizione democraticamente eletta di esprimere la propria voce in occasione dell’anniversario della Liberazione.

Insomma, se ogni cavillo, ogni espediente, ogni occasione è buona per impedire che in particolare il sottoscritto possa esprimersi nella massima sede istituzionale sull’anniversario della Liberazione, c’è forse un modo più rappresentativo per definire un simile atteggiamento, che non sia quello di fascismo?

Ebbene no, non c’è.

Due anni fa riuscimmo a dare per la prima e al momento unica volta il nostro contributo alle celebrazioni per la Liberazione della Città di Ravenna. Fu faticosissimo ottenere quello che avrebbe sempre dovuto essere un nostro diritto, in una città liberata dal fascismo 70 anni prima. E invece ci vollero decenni per consentire che un simile accadimento potesse svolgersi nel nostro comune.

Ora si è deciso di tornare all’atteggiamento avuto per i precedenti 69 anni.

Viene dunque da chiedersi, c’è veramente qualcosa da festeggiare? E’ davvero lecito chiederselo visto che i tanto sbandierati valori di cui i cosiddetti antifascisti si riempiono la bocca ogni 4 dicembre in questa residenza municipale che sono, solo per elencarne alcuni, il ritorno della libertà di espressione del proprio pensiero, quello della libertà di voto e l’abolizione di ogni forma di dittatura, anche velata, vengono più enunciati nelle parole che praticati nei fatti.

Purtroppo quella che ho fatto è una domanda retorica. L’intellighentia di questa città, ma anche di questo paese, è per esempio in questi giorni particolarmente disposta ad indagare le cause sociologiche del terrorismo internazionale, magari sostenendo che poverini “gli islamici, noi siamo andati a casa loro a buttare bombe, è normale che loro ce l’abbiano con noi, dobbiamo comprenderli…”

Quella stessa intellighentia, così disposta al dialogo con i terroristi bastardi al punto da farsi quasi calpestare l’onore e l’orgoglio, si chiude a riccio, alza steccati, cerca alibi di qualunque tipo, pur di impedire a un consigliere comunale legittimamente eletto di esprimere il proprio pensiero, che è anche quello dei cittadini suoi elettori.

Quando due anni fa provammo a dire che il re era nudo, ovvero che la lotta partigiana, in tutta Italia, ma particolarmente nelle nostre zone, vedeva al suo interno articolazioni cultural-politiche che solo formalmente perseguivano lo stesso obiettivo, successe un pandemonio.

Riteniamo di dover ripetere il concetto, proprio per sconfiggere quel secondo tipo di fascismo di cui ho tratteggiato il profilo poc’anzi.  

Non tutti i partigiani, terminata la lotta di liberazione pensavano ad un esito veramente democratico per l’avvenire del nostro paese, ma una parte troppo rilevante, fermata poi per un soffio, voleva sostituire - passando solo incidentalmente da libere elezioni - una dittatura tremenda e diabolica, quella nazi-fascista, che aveva portato all’enorme tragedia che fu la seconda guerra mondiale con un altro regime, apparentemente democratico, ma ancor più turpe di quello nazi-fascista, ovvero quello comunista, al cui approdo partigiani più volte ricordati in questa sede erano disposti ad arrivare con ogni mezzo. La guerra civile strisciante che seguì la liberazione, e non solo quella di Ravenna che ricorreva domenica scorsa, ne fu esempio lampante con quei veri e propri tentativi di pulizia etnica che si verificarono.

Come disse un compagno di partito dell’attuale vicesindaco di questa città, Marino Pascoli, prima di finire ammazzato dai partigiani comunisti a guerra terminata « I partigiani veri sono quelli che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione dell'Italia e questi, a dire il vero, sono pochi. I partigiani falsi, che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi e che andarono in giro con il mitra quando non vi era più pericolo a fare gli eroi. Questa gente, non bisogna avere nessuna esitazione a chiamarla teppa. »

Lo ripetiamo: siamo perfettamente consapevoli che i partigiani di cui parla Pascoli non sono certo quelli che in buona fede molti di noi vogliono ricordare, assieme ovviamente alle forze alleate senza le quali non saremmo qui a celebrare ogni anno la Liberazione. E’ però un dato di fatto che alla retorica sui “partigiani santi a prescindere” e a concedere patenti di “resistenti” a quelli che Marino Pascoli chiamava “partigiani falsi” e che spesso non erano che squallidi delinquenti, hanno contribuito fior di politici che stavano tutti da una parte e che casualmente sono i più risoluti nell’impedire l’espressione del mio pensiero.

Ieri (lunedi 5 dicembre), in questa residenza io non ho potuto parlare perché pur di non farmi intervenire si è parlato di Liberazione in sede di commissione pari opportunità, commissione di cui non posso essere componente a pieno titolo in quanto dotato di apparato genitale maschile. In compenso ha parlato una rispettabile iscritta all’ANPI, non votata da nessun cittadino di Ravenna. Il secondo tipo di fascismo di cui parlavo stabilisce infatti chi sia ad aver titolo per poter parlare a nome dei partigiani, anche se per ragioni anagrafiche la stragrande maggioranza di loro è passata a miglior vita.

E’ anche per questo che ancora una volta auguriamo lunghissima vita ai partigiani veri tuttora viventi. Ma siamo ancora più convinti che l’ANPI, con la morte dell’ultimo partigiano realmente partecipante alla guerra di Liberazione, non avrà più ragione di esistere e almeno dovrà cambiare nome. Purtroppo è divenuta di fatto un vero e proprio partito politico che come un disco rotto grida al lupo al lupo contro ipotetiche dittature quando l’atteggiamento più dittatoriale risiede proprio nei suoi dirigenti, molti dei quali la guerra non l’hanno vista neanche col binocolo.

Rinnovo dunque il mio auspicio, due giorni dopo il 72* anniversario della Liberazione, affinchè la nostra città si riscatti verso un futuro scevro da fascismi di destra e di sinistra.

Evviva la Liberazione, Evviva Ravenna, Evviva la libertà da ogni totalitarismo”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ancarani: "Sulla Liberazione parlo ora, prima che mi venga impedito di farlo in consiglio comunale"

RavennaToday è in caricamento