Ancisi all'attacco sulle nomine: "Sapir è stata blindata"

“Sapir, vera e propria autorità surrettizia su tutta l’economia portuale, formalmente privata ma posseduta in maggioranza dal pubblico è stata blindata"

“Sapir, vera e propria autorità surrettizia su tutta l’economia portuale, formalmente privata ma posseduta in maggioranza dal pubblico è stata blindata. Le nomine dei suoi nuovi amministratori ricalcano il copione dei giri di valzer della solita nomenclatura, tra sistema delle cooperative, società partecipate e dirigenza dell’ente locale, categorie imprenditoriali, ecc.”: è la critica che viene da Alvaro Ancisi di Lista per Ravfenna.

Rileva Ancisi: “Il neo presidente di SAPIR, Riccardo Sabadini, esercita responsabilità professionali nella Federcoop di via Faentina 106, ma l’amministratore delegato, Mauro Pepoli, siede nel consiglio di presidenza di Legacoop Romagna allo stesso indirizzo. Se non bastasse, anche il presidente della Compagnia Portuale, Luca Grilli, è membro dello stesso consiglio di amministrazione. Non poteva mancarvi la CNA, che ha un posto nel consiglio di amministrazione per Roberta Suzzi, con un curriculum di dirigente del PD. Per la stessa ragione, il presidente della Camera di Commercio, Natalino Gigante, ex capo della CNA per 15 anni, egli stesso indicato dalla stampa come candidato alla presidenza dell’ente portuale, ha mandato nel consiglio della SAPIR la sua dipendente Elena Tabanelli.  Non se ne conoscono competenze manageriali o portuali. Questa nomina ha scandalizzato perfino la Confindustria,  verso un esponente della quale tale scelta veniva storicamente orientata, in rappresentanza di quel sistema imprenditoriale locale che giustifica la sopravvivenza dell’ente camerale. E poi Marina Cantagalli, revisore in moltitudini di società e partecipate pubbliche, anche del Comune di Ravenna”.

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“Il sindaco di Ravenna, De Pascale, essendo il Comune di Ravenna il primo azionista pubblico della società, ha fatto il bello e il cattivo tempo su queste nomine, spettandogli anche la nomina del presidente (€ 52.200 l’anno + indennità di risultato). Ne avrà discusso nel suo partito, ma non certo in Comune, né alla luce del sole. Né ha preso in esame alcun altra candidatura che si conosca. Si capisce perché il mio emendamento alle linee di indirizzo del consiglio comunale che chiedeva, almeno, di pubblicizzare le sue nomine, consentendo ai cittadini in possesso dei requisiti di proporre il proprio curriculum, come ovunque nei Comuni veramente democratici, sia stato lunedì scorso bocciato dalla sola maggioranza del PD. Se ne parlerà a partire dal 2017, quando i buoi saranno scappati dalla stalla”.
 

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