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Ancisi (Lpr): "Sosta tutta a pagamento, ma il codice prescrive altro"

Con l'entrata in vigore, il 5 novembre prossimo, della sosta a pagamento nel quadrante sud-est della città, per il capogruppo di 'Lista per Ravenna' non ci saranno più aree libere

Con l’entrata in vigore, il 5 novembre prossimo, della sosta a pagamento nel quadrante sud-est della città, sarà impossibile per gli automobilisti reperire spazi di parcheggio libero in piazzale Segurini, in via Padre Genocchi, in via San Pier Damiano, in via Santi Baldini, in via Gradisca, nel tratto di via Cesarea tra Porta Nuova e le vie Monfalcone-Serra e (non appena tolto il cantiere di Romagna Acque per la realizzazione di una nuova condotta idrica) anche nell'isola posta tra via Monfalcone e circonvallazione Canale Molinetto e nella via Monfalcone stessa. Dal 2013 sarà a pagamento anche piazza della Resistenza, nonostante sia considerata piattaforma di accesso al centro storico. In tutto il centro di Ravenna e in ampie aree limitrofe (in particolare nei quartieri San Biagio e San Rocco) si potrà così parcheggiare solo a pagamento.


La materia è regolata dall’art. 7, comma 1, del codice della strada, secondo cui il Comune può “stabilire…aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere…”. Tuttavia, il comma 8 dello stesso articolo dispone che il Comune “… su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta”. Tale obbligo non vale, però, per le zone “di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico”. È l’espediente usato ingannevolmente dalla giunta comunale di Ravenna per generalizzare l’estensione delle zone a striscia blu su aree urbane anche molto vaste o su interi quartieri, facendo ovunque sparire quelle a striscia bianca. Tuttavia, la vernice di legittimità applicata su questi provvedimenti è sottilissima, tale da esporre l’amministrazione comunale a possibili ricorsi, rispetto ai quali non basta esibire la delibera della giunta che dichiara quell’area “di particolare rilevanza urbanistica” causa “esigenze e condizioni particolari di traffico”, ma bisogna dimostrarlo. Questa motivazione non regge, ad esempio, sulla litoranea di Marina di Ravenna (altrimenti dovrebbe valere anche per Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Classe, Marina Romea, ecc.), come non regge nell’area dei giardini pubblici e dintorni e in piazza della Resistenza, ultime arrivate, nelle quali il traffico è del tutto normale. L'obiettivo dichiarato dalla giunta, in questi casi, è di ottenere “una maggiore rotazione dei mezzi in sosta e quindi  una maggiore offerta”. Non è una buona ragione, perché la rotazione delle automobili in sosta si ottiene pure, e con maggiori garanzie (nei parcheggi a righe blu basta pagare per restarci senza limiti, se non esplicitamente fissati) con le strisce bianche, imponendo la sosta a tempo, con l’esposizione del disco orario, oggetto ormai quasi sconosciuto a Ravenna. In ogni caso, occorre pensare anche a chi, venendo da fuori o dall’estrema periferia, da zone poco o niente servite dal trasporto pubblico, necessita di parcheggi di assestamento per recarsi al lavoro in centro o alla stazione.


Sulla materia esiste anche una sentenza della corte di cassazione civile (n. 116 del 2007), secondo cui “è nullo il verbale di accertamento e contestazione per sosta vietata in un’area di parcheggio a pagamento se nella zona non è presente anche un’area di parcheggio libera”. A questa si sono richiamate diverse sentenze dei giudici di pace. Ma più che l’interpretazione della legge vale il richiamo al principio ispiratore della norma, teso a tutelare il diritto di ogni cittadino “a circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale” (art. 16 della Costituzione): diritto per il quale, tra l’altro, gli automobilisti pagano la tassa di circolazione. Lo ha richiamato il ministero dei Trasporti con il parere n. 1712 del 30 marzo 2012, rispondendo ad un quesito posto da un comune della provincia di Roma. Nella nota del dipartimento trasporti terrestri del ministero si riconosce che “non è possibile fornire una definizione oggettiva del termine immediate vicinanze al fine di indicare o determinare una distanza minima tra un parcheggio con sosta a pagamento e un parcheggio con sosta libera”. Tuttavia, “si deve intendere una distanza ragionevolmente breve, anche al fine di tutelare gli interessi collettivi degli utenti eventualmente condizionati nell'accedere a infrastrutture per effetto della leva tariffaria”: cioè limitati nell’esercizio del diritto di libera circolazione. Con un’aggravante: che tale limitazione pesa su chi ha pochi soldi da spendere, non certo su chi ne ha in abbondanza. E discrimina dunque chi è “povero” da chi “è ricco”. Questa è la principale contestazione che Lista per Ravenna rivolge ad un’amministrazione comunale sedicente di sinistra, quando elimina dall’intero centro della città e dintorni (e non solo), la possibilità, anche minima, di parcheggiare nelle aree di sosta a righe bianche.

Alvaro Ancisi

Capogruppo Lista pe Ravenna
 

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