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Ancisi (LpRa): "Bene le indagini sul progettone del Porto"

"Dal 20 marzo al 7 agosto di quest’anno, sono trapelate notizie di indagini penali su vari rami della medesima malapianta: lo ha fatto la stampa, non la Procura, né il sottoscritto, che pure ha funzionato, col Comitato Vitalaccia Dura"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Dal 20 marzo al 7 agosto di quest’anno, sono trapelate notizie di indagini penali su vari rami della medesima malapianta: lo ha fatto la stampa, non la Procura, né il sottoscritto, che pure ha funzionato, col Comitato Vitalaccia Dura, da innesco, e poi da incessante alimentatore. I fatti si riassumono in tre rinvii a giudizio e 20 iscrizioni nel registro degli indagati, che coinvolgono l’intero sistema di potere politico/economico a capo di questa città e sono rivolti anche a soggetti politici o ex politici o nominati dalla politica. La malapianta, originata dal medesimo seme, cresciuta fin quasi a produrre i primi frutti, è il Progettone portuale: il tronco sono i terreni agricoli di Porto Fuori, destinati ad essere infangati e lottizzati (ora non più).

Spero che le indagini possano arrivare alle radici, avendo elementi per ritenere che gli “errori” messi in evidenza dalla Procura non siano fatti accidentali, compiuti accidentalmente da alcuni, ma capitoli strettamente connessi di un unico copione, soggetto ad un’unica regia, recitato da una moltitudine di attori e comprimari a loro non verosimile insaputa.

Addirittura, la scaletta del copione potrebbe essere stata tracciata quando il PSC 2007 (cioè la “Costituzione” urbanistica locale), vigente nel Comune di Ravenna, aveva appena confermato i terreni di Porto Fuori come “zona di più recente formazione ad alta vocazione produttiva agricola”. Certo non sarebbe passato inosservato se il PSC avesse cementificato questi 910 mila metri quadri di pregiati terreni agricoli, sia pure graziosamente mascherati da logistica portuale. Meglio averlo fatto con il POC logistico 2010, dichiarandone ai consiglieri comunali la sua corrispondenza col PSC. C’è voluto il bis, appena l’anno dopo, per partorire la variante 2011 del POC logistico stesso, tramite cui oltre 664 mila metri quadri dei terreni di Porto Fuori sarebbero stato immediatamente coperti coi fanghi portuali per trasferirvi lo stabilimento ex SIC di via Trieste e di seguito impiantarvi 100 milioni di edifici ed impianti di vario genere: ancora, dopo aver dichiarato ai consiglieri comunali che il PSC non era stata toccato. Il caso ha voluto che un consigliere comunale (il sottoscritto), non appena cominciati, nel 2012, gli scavi in alcuni terreni di Porto Fuori soggetti a tutela ambientale, si sia accorto, pungolato all’orecchio da una pulce, che lo stravolgimento urbanistico/edilizio operato dal POC su quei terreni era stato fatto passare come rettifiche marginali del PSC. Gli esposti alla Procura e alla Forestale di gennaio e marzo 2013, che l’hanno contestato, sono stati il principio della fine dell’inganno.

Su cui però il Progettone, esso stesso del 2012, ma concepito guarda caso nel 2010, in stanze discrete, ha continuato a marciare imperterrito, sapendo che, quando fosse stata approvata, “sicuramente” entro il 2015, la sua formulazione definitiva, la legge sulle Grandi Opere, in cui era stato fatto ricadere, avrebbe travolto e cancellato ogni vincolo urbanistico. Non ce l’hanno fatta, perché lo stesso consigliere comunale si è accorto che quanto era stato giurato e stragiurato sul rispetto della legge riguardo all’avvenuta Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) su tutte le aree coinvolte non era vero per la loro maggior parte: non solo per i terreni di Porto Fuori, ma anche per i 692 mila metri quadri dei terreni agricoli della periferia nord di Ravenna, nonché per i 736 mila metri quadri di Punta Marina-Lido Adriano e per i 151 mila della piallassa Pontazzo, sia pure cancellati in un secondo momento. Che il Progettone non avesse bisogno di VIA era stato dichiarato dalla maggiore autorità in materia, la commissione tecnica di VIA del ministero dell’Ambiente, a cui hanno creduto ciecamente il ministero dell’Ambiente stesso e quello dei Beni culturali, la Regione, il Comune, la Provincia, l’ARPA e il Parco del Delta. Per due volte, sono stati tutti chiamati ad esprimere, per legge, il loro approfondito e decisivo parere sul Progettone. Non hanno letto le carte essenziali, come ha fatto il sottoscritto non appena messo in guardia? L’Autorità Portuale, che quella VIA avrebbe dovuto attivare, non si è accorta di non averlo fatto.

Quanto sopra per dire che, se si riesce a risalire agli eventuali sceneggiatori, regista, attori e comprimari di un eventuale unico disegno, l’associazione di tre o più soggetti nei fatti di cui si è cominciato a discutere potrebbe trovare una definizione più severa.

Alvaro Ancisi, capogruppo

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