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Giovedì, 23 Maggio 2024
Politica

"Andare a vivere in campagna da pensionati e pagarla cara"

Interrogazione del capogruppo di LpRa, Alvaro Ancisi, al sindaco di Ravenna (con richiesta di risposta scritta)

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Da Antonio, ricevo copia di una sua riflessione sulla bolletta TARI ricevuta, che mi suggerisce questa interrogazione. Nel 1992 lui e la moglie, allora ultrasessantenni, fecero la scelta di lasciare i loro 60 metri quadrati in città, per andare a vivere in campagna. Acquistarono, in associazione con un'altra famiglia, un casolare ex colonico abbandonato, situato a metà strada tra Ravenna e Forlì, a margine della Ravegnana. L'immobile fu diviso in due abitazioni, separate da recinzione, con un cortile alberato in comunione. Il passaggio della casa da agricola a civile era stato fatto già dal precedente proprietario, ex agricoltore, prima che fosse dismessa. Di qui la TARI, calcolata sulla base dei metri quadrati, alla pari di un'abitazione in centro città. La mezza casa ex colonica di Antonio paga per 264 mq, anche se la parte abitata è di 120. Gli altri 144 corrispondono all'ex stalla, ora ripostiglio, che non si può demolire perché al di sopra, nell'ex granaio, c'è l'abitazione. Gli introiti mensili della famiglia sono di 1.370 euro, esclusivamente da pensione. Antonio ha un'automobile, anche perché in paese non ci sono negozi, né farmacia, né servizi di cura sanitaria. La prima rata della TARI è stata di 128 euro. Per pagarla, Antonio ha rinunciato a due giorni di vacanza con la moglie, dei sette previsti a fine agosto. Ma non potrà pagare la rata successiva. Potrebbe ipotecare la casa, se qualcuno accettasse a garanzia una mezza casa di campagna e un piccolo reddito da pensione.

GODER LA VITA IN CAMPAGNA

"Se vuoi goder la vita vieni quaggiù in campagna", cantava Beniamino Gigli. Scegliere di "godersi" la pensione in campagna, anziché in un piccolo appartamento di un grande condominio di città, vuol dire vivere a contatto diretto con la natura, respirando aria buona e profumo di libertà. Ma le case coloniche, avendo metrature enormi, non riducibili a causa della struttura originaria, costano molto in gestione, manutenzione e adeguamenti (basti pensare ai bagni, ai servizi igienici, al riscaldamento, ecc.); le tasse sulla casa sono molto più pesanti, come se si producessero valanghe di rifiuti domestici (TARI), se si avesse un ricco patrimonio immobiliare (TASI), ecc.; inoltre, la vita in campagna richiede anche una serie maggiore di incombenze, quali la manutenzione degli scoli, lo svuotamento dei pozzi neri, la potatura degli alberi (Antonio ne ha trenta, al costo di 600 euro di manutenzione ogni due anni), l'assicurazione sugli incendi (molto più onerosa). Antonio sgombra i sentieri dalla neve, non chiama i pompieri ad ogni acquazzone, non fa causa al Comune se scivola o inciampa per strada, grava poco sui servizi pubblici della città a cui ricorre solo per casi gravi. Ma il beneficio maggiore che i campagnoli offrono alla collettività è la protezione del territorio e del paesaggio dall'abbandono e dal decadimento. In Toscana è un valore sociale, ampiamente ripagato da un turismo di classe, anche internazionale. Non in Romagna, che da tempo non è più così solatìa, come nelle rime del Pascoli e nella prosa di Spallicci, e dove le molte case di campagna abbandonate denotano una retrocessione culturale ed economica. Antonio ha conteggiato, per esempio, molte decine di case coloniche chiuse, alcune cadenti, altre in parte crollate, nella campagna a sud di Ravenna fino a Forlì e sul tragitto Lugo, Conselice, Argenta, Ravenna.

MANTENERE IN VITA LE EX CASE COLONICHE

L'abitante della campagna offre un servizio al territorio, se continuerà o vorrà andare a viverci senza essere punito da oneri insostenibili. Altrove, ad esempio in Alto Adige, amministrazioni pubbliche avvedute hanno messo in atto piani di intervento, in termini di vantaggi fiscali, di sostegno economico, di servizi, ecc., volti a mantenere la presenza dei cittadini su territori altrimenti destinati all'abbandono e al degrado. Ne sono ampiamente ripagate dalla qualità dell'ambiente e della vita in quei luoghi, a sua volta attrattiva di nuove imprese produttive e di turismo, dunque di reddito ed occupazione, dunque di radicamento degli abitanti e arrivo di nuovi. Se adeguatamente incentivato, il recupero e il mantenimento delle ex case agricole può anche risolvere il problema abitativo di alcune famiglie che non riescono altrimenti a venirne fuori.

Di qui la seguente proposta, di cui chiedo al sindaco se, condividendola, intende darvi corso:

  • effettuare un censimento delle case ex coloniche non abitate o in condizione di degrado;
  • costituire un gruppo di lavoro interno all'amministrazione comunale, composto, senza costi aggiuntivi, da cinque dirigenti o tecnici rispettivamente competenti in materia urbanistica-edilizia, finanziaria-fiscale, ambientale-paesaggistica, culturale-turistica e di edilizia sociale, affinché predisponga, in tempi certi, un primo schema di un piano di interventi per promuovere il recupero e la valorizzazione di questi edifici, del quale discutere e valutare la fattibilità in consiglio comunale.

Alvaro Ancisi, capogruppo

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