Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

Fu arcivescovo al tempo di Dante, Perini (Ama Ravenna): "Ricordiamo Rinaldo da Concorezzo"

Il capogruppo di Ama Ravenna chiede a sindaco e Giunta di "adottare le opportune iniziative per mantenere vivo il ricordo e l’attualità del pensiero di Rinaldo da Concorezzo"

Tra i tanti personaggi che hanno lasciato una traccia indelebile a Ravenna ce ne è uno che "appare quasi dimenticato: Rinaldo da Concorezzo". Lo afferma Daniele Perini, capogruppo di Ama Ravenna che chiede al sindaco De Pascle e alla Giunta ravennate di impegnarsi "a ricordare Rinaldo per la sua grandezza morale, per l’indomito coraggio, per la capacità di precorrere i tempi e a citarlo quale esempio anche oggi - e inoltre di - adottare tutte quelle iniziative (convegni, seminari di studi, servizi giornalistici e radiotelevisivi) ritenute più opportune per mantenerne vivo il ricordo e l’attualità del pensiero, tenendo presente, magari, il 18 agosto, giorno a lui dedicato dalla Chiesa cattolica".

Perini ricorda come Rinaldo da Concorezzo (Milano, 1250 circa – Argenta, 3 agosto 1321) abbia avuto un ruolo centrale nella storia della città, fu infatti arcivescovo di Ravenna, è "venerato come beato dalla Chiesa cattolica - e il suo corpo - riposa nel Duomo di Ravenna, in un sarcofago tardo-romano collocato nella Cappella della Vergine del Sudore". A Rinaldo da Concorezzo, come sottolinea lo stesso Perini, finora è stato dedicato in città un giardino nella zona dantesca.

Cappellano della Corte pontificia di Bonifacio VIII, Rinaldo da Concorezzo fu poi vescovo di Vicenza, rettore della Romagna e vicario papale a Forlì, infine arcivescovo di Ravenna nel 1305, in un momento particolare caratterizzato dalla perdita di autorità della Chiesa rispetto al potere temporale perché, dopo la morte di Bonifacio VIII, la sede papale era stata trasferita ad Avignone dal Re di Francia. Fu contemporaneo di Dante, con cui dovette avere dei rapporti nel tempo della sua permanenza a Forlì e a Ravenna. Morirono entrambi nel 1321, a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro. 

Ritenuto "un garantista ante litteram", Rinaldo da Concorezzo viene spesso ricordato per l'innovativa sentenza con cui concluse il processo nei confronti dei Templari nel giugno 1311. In quanto responsabile del procedimento contro i templari dell'Italia settentrionale, sentenziò infatti l'assoluzione piena dei cavalieri imputati e rigettò come prova processuale le confessioni ottenute sotto tortura.

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