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Stangata Tari, Ancisi: "Il Comune ricorra in Tribunale contro Atersir"

E' l'opinione del capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che martedì scorso ha espresso voto contrario ai provvedimenti che definiscono l’applicazione della Tari per il 2017

Contro gli aumenti della Tari il Comune dovrebbe emulare Bagno di Romagna, e cioè "ricorrere in Tribunale contro Atersir, che fa e disfa dalla parte del monopolio". E' l'opinione del capogruppo in consiglio comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che martedì scorso ha espresso voto contrario ai provvedimenti che definiscono l’applicazione della Tari per il 2017 durante le commissioni Bilancio e Ambiente del Comune di Ravenna.

"La Tari - esordisce Ancisi - viene chiamata tariffa per i rifiuti, che ognuno dovrebbe dunque pagare in base alla quantità effettiva dei rifiuti conferiti, come in altri Comuni si sta già facendo con successo, in particolare con sistemi di servizio domiciliare misto. Quanto meno, i criteri di previsione delle quantità dovrebbero essere attendibili. Ma in realtà la Tari è un’altra tassa patrimoniale".

"A Ravenna, il costo del servizio è di quasi 30 milioni, scaricati interamente sulle bollette - ricorda l'esponente della lista civica -. Una cifra abnorme, in gran parte dovuta agli sprechi, alle inefficienze e ai clientelismi tipici dei servizi pubblici condizionati dalla politica in un regime di monopolio. Il 60,2% di questo costo è addossato alle utenze domestiche, rispetto al 39,8% a carico di quelle non domestiche. Rappresenta uno squilibrio inaccettabile, ogni anno più grave, perché la crisi economica investe le famiglie alla pari delle imprese".

"Peraltro, la causa principale della produzione di rifiuti domestici non sta nella dimensione dell'abitazione, criterio pesante sulla determinazione delle tariffe, ma nel numero degli occupanti - prosegue -. Una persona anziana che vive da sola in una casa di 100 metri quadrati non produce più rifiuti di cinque persone che ne occupano 60. E' stato giusto sgravare le imprese della Tari per gli immobili vuoti e inutilizzati, ma perché non lo si è fatto anche per le famiglie? Per le stesse piccole e medie imprese commerciali servirebbe inoltre un alleggerimento rispetto alla troppo dilagata e dilagante grande distribuzione (iper e super), che ne causa molte chiusure o gravi difficoltà di vendita (e conseguente minore produzione di rifiuti)".

"Non può giustificarsi l’aumento medio delle tariffe dell’1,2%, motivato con iniziative di “efficientamento” e “potenziamento” - chiosa Ancisi -. Un’impresa sana si rende efficiente e si aggiorna gestendo sanamente i propri bilanci, non aumentando le tariffe della sua produzione. Ma soprattutto, a proposito di efficienza, è una vergogna che i clamorosi disastri del servizio rifiuti verificatisi nell’aprile/maggio scorsi in tutto il territorio comunale per 35 giorni, come certificato da Atersir, l’Autorità di regolazione e di controllo del servizio (di cui il sindaco di Ravenna è la  parte maggiore), abbiano prodotto a carico di Hera una penale di appena 162 mila euro. Secondo norma, l’80% dell’intero costo del servizio in quel periodo avrebbe dovuto essere restituito quest’anno agli utenti: corrispondono a circa 2 milioni di minor carico tariffario totale che non si è avuto".

"Oltre ai danni, la beffa. Vengono scaricate sulle bollette di chi le paga 575 mila euro di bollette non pagate. Fermo restando che alle famiglie povere dovrebbe provvedere il servizio Sociale del Comune, si dovrebbe far chiarezza su chi non paga - conclude -. Ad esempio, in proporzione ai residenti, quanti sono ravennati e quanti no. Giusto per capire meglio con quale giustizia sociale questo Comune è governato".

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