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Sabato, 3 Dicembre 2022
Politica

Autocostruttori di Filetto, dopo il Tar anche il Consiglio di Stato dà ragione ai lavoratori

Del fallimento del progetto promosso dal Comune per l’autocostruzione dei due edifici da 14 appartamenti destinati a loro prima abitazione familiare, scelti come “manovali” dopo una selezione pubblica, sono state vittime, non colpevoli

Dopo il Tar, anche il Consiglio di Stato ha dato ragione agli autocostruttori di Filetto, mettendo così fine alla vertenza giudiziaria che li ha opposti al Comune di Ravenna. Del fallimento del progetto promosso dal Comune per l’autocostruzione dei due edifici da 14 appartamenti destinati a loro prima abitazione familiare, scelti come “manovali” dopo una selezione pubblica, sono state vittime, non colpevoli. Mercoledì la Giunta comunale presenterà in commissione la deliberazione con cui, a seguito di sentenza esecutiva, dovrà versare, attraverso un debito fuori bilancio, 4.238 euro di rimborso delle spese legali sostenute da loro, associati nella cooperativa Mani Unite.

La vicenda arrivò per la prima volta sui tavoli della magistratura nel giugno 2014, quando il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi depositò presso la Polizia municipale un "esposto su fatti di rilevanza penale nella fallita autocostruzione di alloggi a Filetto". "Disperso in chissà quali meandri burocratici, se ne leggono dati e valutazioni nei cartami delle cause e dei ricorsi giudiziari di vario genere che si sono sviluppati successivamente - spiega il consigliere - Da allora Lista per Ravenna è stata sempre a fianco degli autocostruttori, anche quando pareva che tutto finisse in tragedia. Riassumendo in poche parole lo sviluppo di contese lunghe complesse, basti dire che il Comune si rifiutava di risarcirli delle 20mila ore di manodopera prestate per costruire il grezzo dei due edifici, non portati a termine essendo venuto a mancare, senza averne colpa, il personale specializzato; ma aveva imposto loro dure penali per non aver rispettato il termine di ultimazione dei lavori e chiesto tre milioni per risarcimento danni".

"Provvidenziale è stato il ricorso di Mani Unite al Tar contro queste vessazioni. Con sentenza del 18 marzo 2021, il Tribunale aveva escluso che Mani Unite dovesse pagare al Comune alcuna penale o risarcimento danni, condannando invece l’ente pubblico a risarcire la cooperativa per la manodopera prestata nella misura del 75%, da definire. In Consiglio comunale avevo invocato la Giunta comunale, per un senso umano prima che giuridico, di chiudere lì la partita mettendosi d’accordo con gli autocostruttori su questa somma. La Giunta ha invece mandato la palla in tribuna, presentando ricorso contro la sentenza del Tar al Consiglio di Stato. Il nuovo verdetto, notificato al Comune il 6 ottobre scorso, ha dato totalmente ragione al Tar, la cui sentenza è diventata perciò esecutiva. Al Comune resta solo di chiudere il conto con gli autocostruttori. Il Tar aveva demandato il compito ad un accordo tra le due parti, che non è stato raggiunto. Mani Unite riferisce che il Comune ha rifiutato qualsiasi proposta di mediazione tra le rispettive valutazioni, assai distanti. Sarà il Tar (come scritto nella sua sentenza) a liquidare l’ammontare “in caso di mancato accordo su di esso, riservandosi di valutare la condotta delle parti” al riguardo. Dopodiché, calerà il sipario della giustizia formale su una vicenda che continuo, come ho fatto sempre, a ritenere desolante per la pubblica amministrazione".

"Saranno però briciole in confronto al fatto che il Comune ha pagato a peso d’oro quei 14 appartamenti che ora fa fatica perfino ad assegnare come case popolari - conclude Ancisi - Secondo il suo progetto, non sarebbero dovuti costargli un euro, nel mentre avrebbe fatto beneficenza a 14 povere famiglie bisognose di una casa. La sua colpa primaria - l’altra è stata di avervi perseverato con arroganza -  è stata non avere rispettato l’impegno di “sovrintendere, coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto di autocostruzione”. Era denunciato nel mio esposto del 2014. Ora è marcato tal quale nelle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato".

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