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"Bene i servizi sociali al Comune, ma l'ASP non è affatto defunta"

Ancisi parzialmente critico sulla delibera votata dal consiglio comunale. "L'ASP è rimasta in piedi solo per gestire due case di riposo"

La gestione dei servizi sociali è tornata in capo al Comune. Una scelta razionale anche secondo l’instancabile Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che tuttavia segnala il fatto che l’ASP non sia affatto defunta.

“È senz’altro positivo che, con delibera del consiglio comunale, i servizi sociali del Comune di Ravenna siano stati sottratti alla famigerata ASP Ravenna-Cervia-Russi, sorta a sua volta sulle ceneri del Consorzio per i Servizi Sociali e dei suoi 10 milioni di buco. Noi lo chiedevamo insistentemente da molti anni. E questa è la ragione per cui tutti i gruppi di opposizione, salvo due consiglieri, hanno espresso voto di astensione.

L’ASP non è stata soppressa, ma è rimasta in piedi, con il  suo sovraccarico di gente di partito, al solo scopo di gestire due case per anziani, la Maccabelli di Russi e la Bisignani di Cervia. Non ci capisce perché Ravenna non ne sia uscita, anziché farsi carico di strutture che non le competono. D’altra parte, a nostro giudizio, i servizi sociali sarebbero dovuti ritornare al Comune di Ravenna in gestione diretta, non in “Gestione associata” con Cervia e Russi: la quale produrrà un inutile e dispendioso aggravio burocratico, dovendo ogni atto essere approvato dalle tre giunte comunali, con altrettante distinte istruttorie. Se mai, si sarebbero potuti stipulare singoli accordi per i servizi più integrabili, sfuggendo alla logica del carrozzone in un settore che dovrebbe farsi carico, con la massima urgenza e concretezza, di situazioni personali e famigliari spesso drammatiche e sempre più numerose.

Non ha senso che l’assistenza agli immigrati mantenga due reti di servizi, la propria (largamente strutturata ed efficiente) e quella dei servizi sociali, amplificando così la distanza abissale con il servizio rivolto ai cittadini bisognosi che sono ‘solo’ italiani.

Il rischio che non cambi nulla, al punto di avere, a prescindere dal nome, due ASP, grazie al fatto che la “gestione associata” sarà amministrata dai tre sindaci PD in conferenza, è stato bene e lungamente affrontato dall’opposizione in consiglio con emendamenti che, incidendo sulla convenzione, avrebbero restituito ai consigli comunali le proprie funzioni strategiche di indirizzo e di controllo politico amministrativo. Hanno ottenuto il parere favorevole della dirigenza e l’assenso anche dai banchi della giunta. Ma sono stati bocciati in blocco dai consiglieri comunali di maggioranza senza neppure dire perché. Solamente a fine seduta, si è capito che la convenzione, diversamente da quanto ci avevano detto e come sarebbe stato doveroso, non poteva essere modificata di una virgola, forse perché già approvata da Cervia e Russi. Prendere o lasciare è il loro motto democratico. Fossero stati almeno chiari, non avrebbero preso in giro l’opposizione, facendole anche perdere tempo.

I nodi verranno al pettine. Il primo riguarda i finanziamenti. Da una decina di anni, con il Consorzio e l’ASP, sono stati bloccati, mentre i bisogni della povera gente, per i flussi esorbitanti degli immigrati in arrivo e per la crisi economica e dell’occupazione, sono almeno triplicati. Saranno pure splendide le nozze con Cervia e Russi, ma non mai coi fichi secchi”.

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