Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica

Berkan B, Ravenna in Comune: "Saltati tutti i piani di lavoro"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

E se invece di girarsi tutte dall’altra parte, le istituzioni avessero affrontato il problema quando è stato posto? È quello che viene in mente a qualunque persona normale che non segga su uno scranno del potere leggendo di quella vergognosa storia intitolata con il nome di una nave: “Berkan B”. L’elenco delle amministrazioni con competenze maggiori o minori sulla Pialassa del Piombone è lungo. Dal Comune all’Ente Parco, da Arpae alla Capitaneria di Porto. E le competenze sul cantiere del privato poi fuggito? Tanti anche qui: dall’Ispettorato del Lavoro ai Vigili del Fuoco all’Auslona. E ce ne staremo sicuramente dimenticando qualcuna.

La Berkan B è, o meglio è stata, una nave di 108 metri di lunghezza per 16 di larghezza, nata Yamak nel 1984 e ribattezza prima Nick nel 1994 e poi, appunto, Berkan B nel 1998. Sorvoliamo sulle tristi vicende che l'hanno portata ad essere sequestrata a Ravenna nel 2010 e poi sottoposta alla vendita giudiziaria. Basti ricordare che c’è scappato di mezzo anche un morto. La nave nel 2016 fu aggiudicata ad un privato che contava di ottenere un utile dalla vendita dei materiali ricavati dalla demolizione. Pagò circa 70.000 euro una nave valutata dal tribunale 250.000 euro. Nel 2018 i proprietari hanno abbandonato l’impresa dopo che la nave si era spezzata in due e da allora il cerino è rimasto in mano alle istituzioni. Nel 2019 il relitto è colato definitivamente a picco. Sono 11 anni che la Berkan B è a Ravenna. Di tempo per fare qualcosa prima di oggi ce ne sarebbe stato in abbondanza se solo le istituzioni non si fossero girate dall’altra parte. L’amministrazione comunale, in primo luogo, si è distinta per l’assenza dal “luogo del delitto” nonostante Ravenna in Comune abbia più volte sollecitato de Pascale a fare qualcosa. Qualunque cosa. Niente da fare.

Ora sono saltati tutti i piani di lavoro. Un lavoro da nove milioni di euro non contando i costi già sostenuti dal "pubblico" solo per lasciare le cose come stavano. Quel che si sa è che i sub starebbero lavorando sotto il pelo dell’acqua per rendere sollevabile il marciume che una volta era una nave. Quel che si sa è quel che viene comunicato da un cantiere definito “blindatissimo”. E, a proposito, perché blindare un lavoro di demolizione? Mica è un segreto militare! Tra tutte le istituzioni, l’indagine della procura ha ritenuto rilevante penalmente il solo comportamento dei vertici dell’Autorità di Sistema Portuale. Ormai è evidente che l’udienza che deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio del Presidente e del Segretario dell’Ente Porto il prossimo 8 ottobre si terrà con lo scempio ancora ben impantanato nelle acque della Pialassa del Piombone. E chissà se le istituzioni si gireranno dall’altra parte anche di fronte alla decisione che il giudice prenderà subito dopo elezioni…

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