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Bike sharing 'fantasma', rescisso l'appalto. Ancisi (LpRa): "Quasi mezzo milione evaporato"

"Il sindaco ci dica se si può sperare in una sua ripartenza almeno dignitosa a partire dalla prossima stagione estiva"

Qualche giorno fa Lista per Ravenna ha chiesto aggiornamenti sul servizio del 'bike sharing' comunale, che consisteva nel noleggiare a cittadini e turisti, con una minima spesa (es. euro 0,50 la prima mezz’ora, 4.00 l’intera giornata), 240 biciclette a pedalata muscolare, collocate in numerose rastrelliere dislocate a Ravenna, e 45 elettriche a pedalata assistita, disponibili e ricollocabili solo nelle cinque stazioni multimodali allestite dal Comune nel piazzale Aldo Moro di Ravenna, a Marina di Ravenna, a Porto Corsini, a Ponte Nuovo e a Classe, con possibilità di parcheggio estesa anche a quelle “muscolari”.

"Il Comune lo ha affidato con gara pubblica, a partire dal 22 giugno 2020 e per due anni iniziali, a una società di Trento per un costo di 202.262,20 euro, comprendente l’acquisto delle 45 bici a pedalata assistita - spiega il capogruppo Alvaro Ancisi - Gli è costato invece 212.300 euro l’allestimento delle cinque stazioni multimodali, appaltato all’impresa che gestisce le manutenzioni delle strade comunali. Il 10 giugno 2021, il Comune di Ravenna ha inoltre impegnato 73,216,19 euro ricevuti dalla Regione per l’attuazione del progetto Bike to work, allo scopo di rimborsare la società per gli abbonamenti annuali all’uso del bike sharing concessi gratuitamente a tutti i maggiorenni residenti o domiciliati nel comune di Ravenna che lo richiedessero. Fondo evaporato perché alla scadenza del progetto il 31 agosto 2021 non è stato possibile averne alcun rendiconto, e comunque per ragioni di mancato servizio".

Il dirigente del servizio Mobilità del Comune di Ravenna ha risposto alle domande di Ancisi: “[…]Inizialmente, e per un periodo di circa un anno, la gestione del servizio ha rispettato le condizioni pattuite; invece da alcuni mesi si sono riscontrate le carenze […], pertanto è stato richiesto in più occasioni all'appaltatore il ripristino delle condizioni minime da garantire per la funzionalità del servizio. […]Sono tuttora in corso le attività sull'effettiva funzionalità e stato del servizio, per le quali sono già state formalmente contestate le carenze gestionali rilevate, rispetto agli accordi contrattuali ed alle previsioni della normativa sui contratti pubblici. I contenuti delle contestazioni e delle relative giustificazioni, sono oggetto di tali attività e del procedimento in corso per l'eventuale definizione dei successivi e conseguenti atti”.

"Risulta, al contrario, datata lo stesso 5 gennaio, anche se pubblicata sul sito del Comune il 10 gennaio e notificatami appresso, la determinazione mediante cui il dirigente stesso ha risolto il contratto di appalto stipulato con la società in questione “per grave inadempimento”, con recupero dalla ditta dei danni subiti, incameramento delle polizze fideiussorie, richiesta alla ditta stessa di effettuare il completo ripristino dei luoghi e di restituire le 45 biciclette a pedalata assistita, ecc. ecc - dice Ancisi - Dalla copiosa documentazione degli atti intervenuti tra il Comune e la società, secretata sul sito internet, ma accessibile correttamente in altro modo a un consigliere comunale, ho ricavato il convincimento che la risoluzione del contratto, con tutta una serie di penalità e di spese a carico, non sarà pacificamente accettata dalla società; che la storia non si concluderà a breve termine; che il servizio, stante le sue pessime condizioni, non potrà essere riattivato facilmente tramite, eventualmente, una ditta di Parma, seconda ed ultima classificata nella graduatoria della gara d’appalto".

"Dalla lettura degli atti, al di là delle inadempienze formali contestate alla società in questione, si ricava un fitto palleggio di responsabilità tra le due parti, sui fatti come sugli aspetti tecnici del servizio, che mi astengo dal giudicare. Mi è tuttavia chiaro almeno quanto segue - continua il consigliere - Non solo “da alcuni mesi si sono riscontrate le carenze”, giacché il direttore esecutivo del contratto, funzionario del servizio Mobilità del Comune, già in data 30 luglio 2021 aveva inviato alla scietà una “Comunicazione urgente in merito alla prosecuzione del contratto”, prescrivendole, con un primo ordine di servizio, “di adempiere ad alcune attività previste nel contratto”. Il 12 agosto, in mancanza di risposta, era seguito un secondo ordine di servizio, con valore di diffida, che prescriveva “la riattivazione del servizio […], la riattivazione della pagina web […], la riattivazione dell’app per la gestione degli abbonamenti e delle tariffe”, ecc. ecc. Chiaro che il servizio non esisteva più, come il 12 ottobre ha scritto il direttore stesso al Responsabile Unico del Procedimento (RUP), nel frattempo diventato anche il dirigente del servizio Mobilità: “Ritengo che il servizio sia stato svolto regolarmente fino alla data del 28 giugno […], dalla data del 30 giugno non è stata più rilevata attività alcuna in capo all’impresa né nella gestione del sito, né nella gestione della flotta e delle stazioni, pertanto […] assumo la data del 30 giugno 2021 come momento di sospensione del servizio”. Eppure, il noleggio delle 285 biciclette rosse era stato sospeso già a fine giugno, 150 biciclette a pedalata muscolare sono addirittura “state prelevate e trasferite in altro luogo” dalla società e le 45 a pedalata assistita del Comune di Ravenna non sono state “disponibili”. Inoltre, l’8 luglio 2021 la società ha presentato una prima denuncia/querela al Comando Lombardia di Seveso sulla (a Ravenna) “compromissione del servizio di Bike sharing e del progetto Bike to work, tali da precluderne la prosecuzione” ed una seconda intorno al 10 agosto sempre dello stesso genere. Il direttore esecutivo del contratto aveva proposto al RUP “la rescissione del contratto” con la società già con la lettera del 12 ottobre 2021. Il 26 novembre il RUP aveva a sua volta invitato la Stazione appaltante (in pratica se stesso) “alla adozione degli atti per addivenire […] alla risoluzione in danno del contratto di appalto”. Ma solo il 5 gennaio 2021, un giorno e mezzo dopo che gli avevo chiesto, nella sua qualità di dirigente del servizio, di riferirmi sull'andamento e sullo stato dell'attività, ha sottoscritto la determinazione dirigenziale con cui il contratto di appalto del bike sharing con la società è stato risolto in danno. Chiedo dunque al sindaco se non crede che sia passato troppo tempo prima di arrivare al dunque, riprendere in mano il servizio e cercare di rimetterlo in sesto, oggi impresa forse ciclopica. E comunque, dopo che dal 2003 ad oggi si è speso almeno un milione di euro per dare a Ravenna un servizio comunale di bike sharing, ogni volta fallito, ci dica se si può sperare in una sua ripartenza almeno dignitosa a partire dalla prossima stagione estiva".

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