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Bocciata la commissione speciale sull'alluvione, Grandi (Viva Ra): "Un 'no' alle future emergenze"

Il capogruppo di Viva Ravenna: "Nella malaugurata ipotesi in cui dovesse per il futuro rendersi necessario prendere in mano il piano della protezione civile e qualcosa dovesse non funzionare si sappia che chi governa questa città ha preferito anteporre logiche di partito ad un sano e più profondo confronto"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Ci sono “fatti” che accadono nelle cosiddette stanze del potere che sfuggono ad ogni logica di buon senso, buon governo e buona prassi, e ci sono scelte che vengono, o peggio NON vengono fatte per motivi che attengono esclusivamente logiche di parte, appartenenza di partito o ideologie retrograde e di “o con me o contro di me”. Accade così che proposte di buon senso, messe a terra dopo un confronto franco e oggettivo con tutte le parti in gioco possa essere bocciato solo perché proposto dall’ opposizione, prescindendo dal merito. Accade così che nel “buio” di un lunedì pomeriggio di novembre una commissione consigliare si trovi incredibilmente a bocciare la richiesta che Viva Ravenna aveva fatto di costituire una commissione speciale che potesse occuparsi della Modifica del piano di protezione civile del comune di Ravenna per migliorarne l'efficacia in occasione di eventuali gestioni di nuove emergenze, sulla base delle esperienze dell'ultimo evento dello scorso mese di maggio.

Nessuna proposta rivoluzionaria, nessuna critica al lavoro svolto da volontari ed amministrazione, nessuna polemica, solo l’idea di introdurre uno strumento che consentisse di migliorare l’eventuale gestione di nuove improvvise necessità. Non che le operazioni messe in atto in conseguenza dei gravissimi eventi verificatisi in occasione dell’alluvione che ha investito il territorio ravennate nello scorso mese di maggio non avessero funzionato, risulta innegabile però che siano emerse lacune organizzative evidenziate peraltro in maniera trasversale da tutti gli attori coinvolti e colmate (al di là della straordinaria presenza di volontari) solo grazie alla grande disponibilità di funzionari, Assessori e Consiglieri, chiamati ad agire in modo talvolta non organico o addirittura improvvisato.
La sensazione che si è percepita è stata che comunque spesso, al di là della mancanza di punti di riferimento e di corrette indicazioni sui responsabili delle decisioni da prendere, mancassero indicazioni sul come e sul dove ricevere risposte e rivolgere domande, opinione non del sottoscritto ma di tutte le parti in gioco (assessori colleghi consiglieri e funzionari) che “a microfono spento” hanno in più sedi confermato questo disagio durante il periodo trascorso dall'evento.
A sei mesi fa quegli eventi sarebbe stato utile che il consiglio comunale quel consiglio espressione principe della volontà degli elettori ed i cui componenti sono il primo contatto con la cittadinanza potesse dibattere e fare proposte che rendessero questo piano più coerente con le necessità in caso di emergenza anche alla luce dell’esperienza fatta a maggio... e invece no.

La risposta della maggioranza e’ che, ancora una volta, quando le proposte arrivano dall’altra sponda o meglio dall'altro lato di quella che per la loro cultura deve evidentemente ritenersi una vera e propria “barricata”  il NO deve prescindere da qualsiasi valutazione di merito e di bene comune.
Ma non basta. Non bastava un NO politico e strumentale, a ciò si e’ aggiunta, nelle parole dell'assessore Baroncini e del capogruppo del PD Margotti l’affermazione che l’amministrazione “starebbe già lavorando” alla cosa con commissioni e incontri ad hoc, salvo poi verificare ed affermare con assoluta mancanza di pudore) che da maggio ad oggi si sono svolte due commissioni, una a luglio per fare il punto e la seconda qualche giorno fa, nella quale parlando di una petizione la questione è stata affrontata “di striscio”. Ognuno giudichi da sé cosa significhi per questi amministratori “lavorare”.

Peccato, si è persa un’occasione, e nella malaugurata ipotesi in cui dovesse per il futuro rendersi necessario prendere in mano il piano della protezione civile e qualcosa dovesse non funzionare si sappia che chi governa questa città ha preferito anteporre logiche di partito ad un sano e più profondo confronto che lo avrebbe potuto migliorare, negando e rinunciando all’apporto di esperienze e contributi in una bieca logica del “noi contro di voi” che con il bene comune dovrebbe cominciare a non aver più nulla a che fare. La nostra proposta, per pudore e rispetto è stata ritirata, vediamo se potrà quanto meno essere da stimolo per una nuova riflessione su ciò che di meglio di potrebbe fare in (non auspicabili) situazioni future.

Nicola Grandi - Consigliere comunale di Viva Ravenna

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