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Bologna e Torino sospendono il decreto Salvini sull'immigrazione: "Ravenna faccia lo stesso"

Il presidente della onlus "Il Terzo Mondo" lancia un appello alle forze politiche ravennati, sia di maggioranza che di opposizione, a seguire anch'essi i passi dei Comuni di Torino e di Bologna

Dopo Torino, anche il Consiglio comunale di Bologna ha approvato un ordine del giorno per chiedere la sospensione dell'applicazione del decreto legge in materia di immigrazione e sicurezza, per rivalutarne l'impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.  La sospensione richiesta dal Consiglio bolognese fa il paio con quanto successo a Torino qualche giorno fa.

"Colgo l'occasione per lanciare un appello alle forze politiche ravennati, sia di maggioranza che di opposizione, a seguire anch'essi i passi dei Comuni di Torino e di Bologna - commenta Charles Tchameni Tchienga, presidente della onlus "Il Terzo Mondo" - Ravenna dal 2001 fa orgogliosamente parte del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), che ha come obiettivo l'accoglienza, la tutela, e l'integrazione dei richiedenti asilo, dei rifugiati e dei titolari di protezione sussidiaria o umanitaria. Gestito dall'Anci, lo Sprar si avvale del fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo messo a disposizione dal Ministero dell'interno dell'interno. Con il proprio progetto il Comune di Ravenna, in collaborazione con la cooperativa sociale "Camelot" ex "Persone in Movimento", garantisce l'accoglienza temporanea a oltre 78 persone che, oltre al vito e l'alloggio, possono contare su una serie di attività che definiscono dei progetti di autonomia individuale, che partono dall'apprendimento della lingua italiana fino alla formazione professionale e ad azioni per facilitare l'inserimento lavorativo. Dal 2001 sono state accolte oltre 500 richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione sussidiaria o umanitaria, migranti come tutti gli altri".

"Riteniamo che questo decreto legge"Cittadinanza - Immigrazione" di Matteo Salvini nella sua applicazione creerà una ghettizzazione senza precedenti. E le conseguenze di questo decreto legge, sommate a quelle della legge "Bossi-Fini", saranno disastrose - continua il presidente della onlus - Di conseguenza, per il bene dell'Italia che amiamo tutti, per la storia che rappresenta il popolo italiano parlando di immigrazione e in memoria di tutti i morti nel mare Mediterraneo è opportuno fermare subito e senza mezzi termini il decreto legge di Salvini. In virtù di tutto ciò Ravenna, essendo una città portuale e quindi aperta e di accoglienza per eccellenza, non può non aderire a questo appuntamento con la storia".

La replica di Jacopo Morrone (Lega Nord)

“Il Pd vuole che l’Italia si riempia di immigrati irregolari. E ci chiediamo quali ne siano i motivi, viste le batoste elettorali che ha subito anche grazie alle politiche fallimentari in materia di sicurezza e immigrazione", è la dura replica di Jacopo Morrone di Lega Nord, sottosegretario alla Giustizia - A Torino, come a Bologna, i cattodem, nei relativi consigli comunali, hanno rappresentato la solita farsa immigrazionista, approvando a maggioranza un documento politico con il quale vorrebbero sospendere il ‘decreto Salvini’. Un atto di insubordinazione istituzionale che la dice lunga sul loro concetto di osservanza delle leggi e della Costituzione. Ora c’è chi vuole che la farsa si ripeta anche a Ravenna, e non dubitiamo che troverà orecchie sensibili. Ma di certo non sono gli immigrati in quanto tali a interessare i cattodem, quanto quello che implica il drastico taglio che il Governo ha dato agli sbarchi e ai lucrosi guadagni delle cooperative che sono proliferate e hanno prosperato in questi anni sulle spalle degli italiani e, in molti casi, anche su quelle dei soggetti ospitati. E risulta evidente questa preoccupazione che serpeggia nella rete fitta e opaca di queste associazioni che accolgono gli aspiranti richiedenti asilo, anche in Romagna, che temono la chiusura dei rubinetti d’oro e che, probabilmente, spingono i loro referenti nelle amministrazioni a salvare la loro fonte di guadagno. Come siamo anche convinti che le Giunte comunali, che collaborano con loro in progetti di dubbia utilità e validità, temano che si debba chiudere quel flusso di stranieri che sono serviti a foraggiare tutta una serie di associazioni e coop sociali che gli orbitano intorno. Credo che l’ormai inaccettabile situazione di degrado e criminalità gestita e causata da stranieri che vivono più o meno clandestinamente nelle nostre città possa e debba mettere in guardia tutti gli amministratori a non consentire mai più che prendano spazio le politiche immigratorie dei precedenti governi delle porte aperte a tutti".

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