Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica

Capannisti in attesa del rinnovo delle concessioni: "Una ricchezza da salvaguardare e valorizzare"

Attualmente il rinnovo è stato concesso per i 13 capanni nell’area ex demanio marittimo con scadenza al 2033. Per i restanti 57 capanni le domande di rinnovo non sono ancora state elaborate

Il capogruppo di Rete Civica - Progetto Emilia-Romagna Marco Mastacchi ha presentato un’interrogazione alla Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e alla Giunta Regionale riguardo alla situazione di stallo sui nulla osta idraulici per i capanni da pesca nel ravennate, in particolare sui Fiumi Uniti.

I Fiumi Uniti prendono vita dalla confluenza dei fiumi Ronco e Montone. Fino all’inizio del ‘700 il Ronco e il Montone - che circondavano Ravenna per poi unirsi verso il mare Adriatico - esposero più volte la città a rovinose esondazioni. Successive opere idrauliche risolsero il problema deviando il corso del Montone e facendolo confluire, insieme al Ronco, nell’alveo di un canale (Panfilio) che congiungeva la città con il mare. Quel tratto ha preso il nome di Fiumi Uniti. La lunghezza dei Fiumi Uniti è attualmente di circa 12 km e il deflusso si attesta sui 10 m³/s annui. Da oltre duemila anni Ravenna e il suo territorio sono al centro di un complesso e incessante intervento dell’uomo legato alla necessità di convivere fra corsi d’acqua, terra e mare, fra civiltà e natura. I capanni da pesca storicamente nascono come risposta della gente di valle, di fiume e di mare alla necessità naturale di ripararsi e per lo sviluppo della pesca, attività che consentiva la sopravvivenza. Il capanno da pesca è un prodotto povero e lo si desume dai materiali utilizzati, dalle tecniche costruttive e dal luogo dove nasce che ne evidenza l’uso per la sussistenza della popolazione che viveva in queste terre. Era un rifugio temporaneo, necessario quando le distanze o i tempi di pesca lo richiedevano, nel quale conservare alcuni attrezzi, portare a termine le prime fasi di lavorazione di ciò che era stato pescato o trovare riparo durante la notte o le intemperie. Con la loro particolare struttura e le grandi reti a bilanciere sono parte del patrimonio culturale locale e regionale, caratterizzandone il paesaggio da molti secoli, anche se le prime tracce dirette risalgono all’Ottocento.

Fiumi Uniti capanni

Il capanno da pesca si è quindi evoluto insieme alla gente del posto, passando da una forma di sussistenza quotidiana data dalla possibilità di una pesca non professionale che integrava la dieta consentendo anche un piccolo commercio di pesce, a rifugio in tempo di guerra fino alla funzione ricreativa odierna. Si sono evoluti col tempo anche i materiali di costruzione: dalla canna palustre si è passati prima al legno e falasco e poi ai prefabbricati e alla muratura. Il tratto dei Fiumi Uniti, soprattutto con l’istituzione del Parco del Delta del Po è diventato binomio di natura e tradizione e i capanni parte del patrimonio insediativo. La salvaguardia di questo particolare habitat ha ispirato anche la proposta di un progetto partecipato di parco fluviale diffuso. I capanni sono soggetti a concessioni, trovandosi la maggior parte su territorio del demanio e tutta una serie di aumenti e adeguamenti mette in pericolo la loro sopravvivenza. Sono aumentati di molto i costi delle concessioni e sono richiesti adeguamenti strutturali per rispondere a norme di sicurezza e di igiene.

"Ma a monte di tutto è necessario un nulla osta idraulico da parte della Regione senza il quale non viene rilasciata nemmeno la concessione - spiega Mastacchi - Il 9 marzo scorso l’Agenzia regionale per l’ambiente ha mandato delle raccomandate ai titolari dei capanni situati sui fiumi locali (Savio, Bevano, Fiumi Uniti, Lamone e Reno) che impongono loro, pena il mancato rinnovo della concessione d’uso del terreno, di produrre entro 90 giorni uno “studio di compatibilità idraulica” che dimostri, in caso di piena del fiume, l’"inesistenza di maggiori rischi per il territorio circostante". I manufatti interessati sono complessivamente 70, tutti di competenza della Regione Emilia- Romagna e di questi 57 si trovano nel demanio idraulico fluviale e 13 posti nell’ex demanio marittimo. Attualmente il rinnovo è stato concesso per i 13 capanni nell’area ex demanio marittimo con scadenza al 2033. Per i restanti 57 capanni le domande di rinnovo non sono ancora state elaborate in via definitiva dal servizio Arpae di Ravenna, nonostante abbiano sempre avuto per decenni la concessione idraulica necessaria per il mantenimento dei manufatti, in base al Regio Decreto n. 523 del 1904. Possono essere considerati in linea con quanto previsto dal Decreto e non hanno mai creato ostacoli e problemi per il regolare deflusso delle acque, né pericolo per la pubblica incolumità oltre a non essere in contrasto con la vigente normativa regionale. Uno studio commissionato dai capannisti nel 2013 al professor Bizzarri, esperto di ingegneria idraulica, effettuato sul tratto dei fiumi Uniti, partendo dai parametri idraulici forniti dagli uffici della Regione, ha dimostrato che la presenza dei capanni non altera il regolare deflusso delle acque per portate plurisecolari e non costituisce pregiudizio per la pubblica incolumità né per le stesse opere idrauliche. Un analogo studio idraulico commissionato nel 2018 dal Comune di Ravenna al professor Brath sulle aste fluviali dei corsi d'acqua della provincia di Ravenna ne ha verificato il grado di sicurezza in caso di eventi di piena, confermando che la presenza dei capanni non preclude il regolare deflusso delle acque e che gli stessi non costituiscono pregiudizio, né alle opere idrauliche, né per la pubblica incolumità".

"I capannisti contribuiscono al bene della comunità - continua Mastacchi - La loro frequentazione appassionata dei capanni è di fatto un presidio di controllo del territorio, anche segnalando episodi di pesca di frodo e di bracconaggio che gli enti preposto faticano a prevenire. Contribuiscono inoltre alla pulizia e alla sistemazione degli argini e delle sponde. I capanni sono spazio pubblico, infrastrutture per la mobilità, meccanismo per il controllo idrico, ambito produttivo, elemento di valore ambientale, nodo ecologico, componente del paesaggio, offerta turistica e possibile chiave di marketing territoriale, ecc. Tanta ricchezza che andrebbe valorizzata. In virtù di queste considerazioni chiedo se la Giunta è a conoscenza della situazione sopraesposta; quali sono le motivazioni per cui ad oggi non sono ancora stati rilasciati i rinnovi delle concessioni per i 57 capanni, considerato che tali capanni devono essere considerati a tutti gli effetti rispondenti alle norme statali e regionali attualmente in essere; non ritenga opportuno intervenire affinchè sia garantito, per tutti i capanni, il permanere sul territorio, considerato che rappresentano un presidio di controllo al degrado di questi ambienti. Inoltre la sicurezza, per quanto riguarda gli alvei fluviali, può essere garantita con una gestione oculata del piano allerta meteo regionale, con tecnologie e sistemi di controllo comuni e soprattutto non costituiscono ostacolo al regolare deflusso delle acque e non costituiscono pericolo per la pubblica incolumità".

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