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Domenica, 29 Maggio 2022
Politica

Caso Zagonara, "Non tagliare i compensi del 10% e aumentarli del 900%"

Uscito di scena Zagonara dall’Aser, dibattuti gli aspetti politici del caso, resta da trattarne la parte più grave, perché riguarda il rispetto della legge, che viene prima di qualsiasi affare politico. Nessuno ne ha parlato.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Uscito di scena  Zagonara dall’Aser, dibattuti gli aspetti politici del caso, resta da trattarne la parte più grave, perché riguarda il rispetto della legge, che viene prima di qualsiasi affare politico. Nessuno ne ha parlato.

L’art. 6, comma 6, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, afferma che, nelle società possedute interamente da amministrazioni pubbliche, com’è Aser, “il  compenso dei componenti  del  consiglio  di  amministrazione… è ridotto del 10 per cento...a  decorrere  dalla  prima  scadenza  del consiglio…”.  Nel sito internet del Comune è tuttora scritto che i consiglieri di amministrazione di ASER in carica fino ad aprile 2012 erano Claudio Suprani, presidente, a 12.000 euro di compenso, e Gian Paolo Sangiorgi e Ugo Montanari a 3.000 euro. I compensi dei nuovi amministratori avrebbero dovuto essere di 10.800 euro per il presidente e di 2.700 per gli altri due consiglieri. Ad uno di questi, Zagonara, anziché un taglio del 10 per cento è stato invece riconosciuto, con 30 mila euro di compenso, un aumento del 900 per cento. Nulla importa se gli era stata data qualche delega, perché sempre “componente del consiglio di amministrazione” era, senza se e senza ma, come dice la legge. Del resto, sarebbe troppo facile aggirare la legge e attribuire compensi a piacimento solamente assegnando deleghe ai singoli consiglieri di amministrazione, anche a tutti, come il codice civile consente. Ma non il codice penale, il quale punisce “il  pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge…intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale” (art. 323 sull’abuso d’ufficio). Per non dire del danno erariale, che interessa la magistratura contabile.

Se, dunque, si è pensato che lo stratagemma di dare qualche delega ai consiglieri di amministrazione delle società totalmente pubbliche (ad esempio, Ravenna Farmacie, Romagna Acque, Start Romagna) legittimi il mancato taglio del 10 per cento ai compensi, fino addirittura ad aumenti dell’ordine del 900 per cento, è meglio ripensarci bene. Anche perché, dopo questa mia nota, il dolo sarebbe solare.

A proposito, in Agen.da i compensi erano zero ed ora sono diventati 15.000 per il presidente (Maestri) e 5.000 per i due altri consiglieri di amministrazione. Il taglio avrebbe potuto essere solamente astratto, ma l’aumento è concreto. Legittimo? La domanda non è fuori posto.

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