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Sabato, 13 Agosto 2022
Il caso

Centri estivi, Ancisi: "Migliorare l'organizzazione. Ecco le proposte"

Questa l'opinione del capogruppo in Consiglo comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che sull'argomento ha presentato un question time

"Bisognerà studiare un sistema che, tenendo anche conto anche dei voucher offerti dalla Regione per i bambini 3-6 anni che frequentano centri estivi accreditati, pubblici e privati, venga incontro alle famiglie che, con ragioni documentate, non possono pagare le rette, per loro troppo pesanti, dei centri ricreativi estivi privati". Questa l'opinione del capogruppo in Consiglo comunale di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che sull'argomento ha presentato un question time. 

Argomenta Ancisi: "Non è per questioni di soldi, come si è parzialmente giustificata la Giunta de Pascale, se l’organizzazione dei centri ricreativi estivi (per bambini 0 -3 anni e 0-6 anni ha mostrato gravi disfunzioni. Non è perché la somma di 500 mila euro stanziata a bilancio sia stata insufficiente, che a 215 famiglie non è stato concesso neanche un turno quindicinale sui quattro messi a disposizione per i mesi di luglio e agosto, per non dire delle molte altre che ne avrebbero avuto necessità per almeno un mese. Che lo Stato abbia offerto quest’anno un contributo di 58 mila euro, anziché 350 mila come nel 2021, non avrebbe dovuto sorprendere, giacché l’anno scorso il Governo ha erogato fondi cospicui straordinari di oltre trenta milioni a sostegno di tutti i servizi del Comune a causa dell’emergenza pandemica, oggi cessata. Ma la notizia è arrivata a Ravenna solo la scorsa settimana, a giochi già fatti. Significa solo dover modificare il bilancio comunale, che ne ha ampiamente la capienza, per fronteggiare la maggiore spesa dei Cren e dei Crem già in atto. È invece clamorosamente mancato il numero dei posti offerti, sostanzialmente quelli dello scorso anno, come se non fosse stato altrettanto prevedibile, dopo le restrizioni e le chiusure imposte dalla pandemia, che il bisogno di vita all’aria aperta e di socialità interessasse per primi i bambini in tenera età, a fronte anche di un maggior numero di genitori impegnati in attività lavorative.

"Per il prossimo anno - prosegue Ancisi - occorre estendere e potenziare i Crem e i Crem, del resto gestiti da cooperative, dunque assai flessibili, ricavando maggiori spazi, anche dai servizi privati se necessario, e mettendo a disposizione per il mese di luglio, previo accordo col sindacato (come ha riconosciuto l’assessora per le famiglie e per l’infanzia), il personale educativo dell’amministrazione comunale impegnato nei nidi e scuole dell’infanzia comunali da settembre a giugno". Continua Ancisi: "Dopo che il bando si era chiuso il 24 maggio, cioè già tardi, solo il 20 giugno, a pochi giorni dall’inizio dei Cren e dei Crem, il Comune ha informato le famiglie tagliate fuori, angosciando i molti genitori impossibilitati a gestire diversamente i propri figli. Bando formalmente rispettato, c’è stato però un evidente ritardo sostanziale. Ci è stato risposto che “gli uffici nello stesso periodo gestiscono anche le ammissioni ai nidi e alle scuole dell’infanzia e il numero superiore di domande pervenute per i Cre ha reso più impegnativa l’istruttoria”. Non manca al Comune il personale in grado di fronteggiare al meglio, se distribuito appropriatamente secondo i picchi lavorativi, tutti i compiti dell’Amministrazione. Dal prossimo anno, i tempi dovranno essere riorganizzati, in ogni loro fase, coi dovuti anticipi, cominciando ad esempio dall’emissione dei bandi. Il personale dovrà essere ripartito senza gravare eccessivamente sugli stessi pochi impiegati".

E ancora: "Una buona parte dei bambini non ammessi ai CRE comunali hanno potuto o possono forse trovare ancora posto in quelli privati, pagando però rette fortemente maggiori (anche se meno gravose in quelli parrocchiali della FISM), in svariati casi insostenibili, per esempio se i genitori devono sostenere un mutuo per la casa.  Bisognerà studiare un sistema che, tenendo anche conto anche dei voucher offerti dalla Regione per i bambini 3-6 anni che frequentano centri estivi accreditati, pubblici e privati, venga incontro alle famiglie che, con ragioni documentate, non possono pagare le rette, per loro troppo pesanti, dei Cre privati. Il Comune ci guadagna sempre, visto che le rette riscosse dai propri Cre coprono solo il 27,22% delle sue spese: nel 2021, 107.836 euro su 396,123. Per questi casi, l’istruttoria dovrebbe essere affidata ai Servizi sociali, secondo i criteri dell’assistenza economica di loro competenza. Del resto, anche le graduatorie di ammissione e le rette chieste dal Comune per i propri CRE sono congegnate sulla base di criteri economico-sociali. Ad esempio, nei Crem si passa dalla gratuità alla retta intera di 179,11 euro quindicinali attraverso cinque graduati scaglionamenti di rette inferiori". 

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