I sindacati: "Ci sono difficoltà nel presidio ospedaliero di Faenza"

E quanto esternano Cgil, Cisl e Uil, specificando che "all'interno delle mura del nosocomio si respira un'aria pesante"

"Ci sono difficoltà nel presidio ospedaliero di Faenza". E quanto esternano Cgil, Cisl e Uil, specificando che "all'interno delle mura del nosocomio si respira un'aria pesante. Negli ultimi tempi si ha la netta sensazione che la Direzione invece di operare per garantire il miglior funzionamento della struttura stia facendo tutt'altro. Un reparto dopo l'altro è coinvolto in approfondite verifiche di tipo formale, assolutamente previste dalle norme vigenti, ma dalle quali ci si aspettano poi azioni concrete di miglioramento rispetto alle eventuali criticità riscontrate".

"In una condizione di normale gestione, quindi, i cittadini avrebbero di che essere soddisfatti: meglio una verifica in più che una in meno se servono a garantire migliore qualità, se non fosse che questa attività, il modo in cui viene gestita e, soprattutto, i risultati che produce solleva diversi interrogativi sulle reali motivazioni dell'Azienda - proseguono i sindacati -. L'evidenza dei risultati ci dice che tale attività porta da tutt'altra parte".

Cgil, Cisl e Uil analizzano la situazione della Pediatria: "Nonostante l'apposita Commissione regionale avesse riconosciuto che permanevano i requisiti di accreditamento, la Direzione aziendale nell’estate del 2015 ha ritenuto di segnalare pubblicamente che, a suo giudizio, esistevano fattori di rischio tali da doverne ridimensionare provvisoriamente l'attività". I sindacati, ''mettendo al primo posto la sicurezza dei piccoli pazienti, sottoscrissero un accordo transitorio, nel quale venivano comunque mantenuti i posti letto, se pur ospitati in chirurgia, in attesa di una soluzione strutturata che l’Azienda si era impegnata a
definire. Da allora è trascorso quasi un anno e la Direzione aziendale, nonostante diversi solleciti, non è ancora stata in grado di ripristinare la normale attività della Unità operativa di Pediatria".

I sindacati elencano gli "eventi più significativi": "verifica dell’attività della Chirurgia generale che ha portato a un allungamento dei tempi di risposta e a una diminuzione degli interventi programmati; intervento sulla Ostetricia Ginecologia con il quale si sono sottratti tre professionisti alle attività del reparto. Senza entrare nel merito del caso che ha originato l'intervento, sul quale si stanno già pronunciando gli organi competenti, la mancata sostituzione dei professionisti  ha prodotto un danno all’operatività del reparto e, quindi, ai cittadini; verifica dell'Ortopedia a fronte di alcuni tempi troppo lunghi, verifica dell'attività del Pronto soccorso e ultimo, ma solo in ordine di tempo, verifica in Radiologia".

"Il risultato è che i professionisti più che sostenuti e stimolati a dare il massimo si sentono avvolti  da un clima di intimidazione, anche perché le verifiche non riguardano il modo di lavorare, che si continua a giudicare eccellente nonostante la pesante carenza di personale, ma solo ed esclusivamente aspetti formali - osservano -. Non nascondiamo che esistano criticità  ma le più forti, in
particolare i tempi di attesa che in alcune prestazioni si sono allungati, fanno emergere un dato estremamente trasparente, come
altrettanto trasparenti sono le responsabilità In Pediatria, Ostetricia/Ginecologia, Ortopedia il numero dei professionisti è palesemente diminuito, come in Chirurgia, dove oltre alle altre carenze di organico solo ora si adottano provvedimenti per sostituire il primario mancante da oltre un anno".

"In Pronto Soccorso, nonostante  il numero degli accessi/anno gestiti sfiori i 40.000, dati molto simili a quelli del presidio di Forlì, il personale assegnato è decisamente in numero minore - continuano -. Anche la Radiologia, da diversi mesi, registra una carenza di personale medico pari al 30%  della dotazione dovuta, con una conseguente pesante riduzione delle prestazioni offerte. Il tutto si traduce in una diminuzione di prestazioni e in carichi di lavoro molto gravosi per gli operatori, che per l’attività che svolgono non possono continuamente lavorare in condizioni di “emergenza”".

"Ci sono problemi, quindi, nonostante il grande senso di responsabilità e di abnegazione dimostrato della stragrande maggioranza degli operatori che lavorano nella struttura faentina. Non si può dire altrettanto di chi dirige l’ospedale di Faenza che nulla sta facendo per risolvere i problemi emergenti. Anzi sembra vi sia una evidente volontà di mettere in ginocchio l’ospedale per poi contrarne le attività definitivamente - proseguono -. Se questo serve anche per iniziare a garantire omogeneità tra attività svolta e dotazioni organiche in tutte le strutture della Romagna allora hanno fretta anche i dipendenti della provincia di Ravenna, visto che le strutture di Faenza, Ravenna e Lugo sono quelle con le dotazioni organiche più basse. A prescindere da ogni riordino, l’Azienda deve in ogni caso provvedere, in modo tempestivo, alla soluzione di tutti quei problemi di carattere più ordinario, che vengono regolarmente segnalati dalle varie Unità operative al Direttore di presidio che ha, fra gli altri, anche il compito di intervenire e rimuovere le cause dei possibili problemi tecnici, organizzativi, gestionali".

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"Non vorremmo che chi ha responsabilità dirette impiegasse il suo tempo a giocare alla “bella addormentata”  e si “svegliasse” solo quando deve spostare su altri responsabilità che gli sono proprie", aggiungono Cgil, Cisl e Uil "ritengono non più rinviabile l’apertura urgente della verifica rispetto alle scelte che, sul piano organizzativo, sono state compiute in quest’ultimo anno al fine di verificare, congiuntamente alla Conferenza territoriale sanitaria e sociale (Ctss), le scelte che si sono fatte e le ricadute che queste hanno avuto su tutti i cittadini. Perché se da una parte la responsabilità gestionale è della Direzione generale dell’Ausl della Romagna, il futuro e la prospettiva degli ospedali e dei servizi sanitari di Faenza, come di Lugo o Ravenna è compito dei sindaci e siamo sempre più conviti che bacini di utenza di circa 200.000 abitanti, come quelli di Faenza/Lugo, siano da paragonare a Forlì o Cesena e non Cattolica o Riccione".
 

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