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Anche il comitato di Faenza nella rete regionale "No Inceneritori Emilia Romagna"

La prima iniziativa si terrà martedì alle ore 20,30 nella sala conferenze del Foro Boario di Forlì dove si svolgerà una Tavola Rotonda con i rappresentanti dei gruppi assembleari della Regione Emilia Romagna

l Comitato contro gli inceneritori di Faenza aderisce alla “Rete dei Comitati regionali No Inceneritori Emilia Romagna”, sigla che raccoglie il testimone dal “Forum No Inceneritori Forlì Romagna” che si è fatto promotore delle istanze di molti comitati e gruppi civici. Aderiscono alla rete on-line le associazioni del “Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì” (dal Wwf Forlì-Cesena al Clan-Destino, dal Comitato di Quartiere di Coriano di Forlì alla locale Italia Nostra, dagli Amici della Bicicletta al Comitato Acqua Pubblica) oltre al Comitato Ambiente & Salute di Riccione, il WWF di Rimini, il Comitato Sant'Andrea Besanigo di Coriano, il Comitato Cerasolo Ausa di Coriano, il Comitato Santa Giustina di Rimini, il Comitato Rimini UP Town, il Comitato No Matrix di Conselice e il Comitato CIF Contro Inceneritori di Faenza.

La prima iniziativa si terrà martedì alle ore 20,30 nella sala conferenze del Foro Boario di Forlì dove si svolgerà una Tavola Rotonda con i rappresentanti dei gruppi assembleari della Regione Emilia Romagna sullo scottante tema “Bruciare i rifiuti da tutt'Italia, rischi e alternative, salute, ambiente, economia, lo chiediamo ai politici". Modera il confronto Fabrizio Binacchi, direttore regionale della Rai. Partecipano al dibattito Bertani Andrea del Movimento 5 Stelle, Pompignoli Massimiliano della Lega nord, Ravaioli Valentina del Partito Democratico, Taruffi Igor di Sinistra Ecologia Libertà e Visentin Sara de L’Altra Emilia Romagna.

"Si tratta di evento unico ed eccezionale in quanto per la prima volta l’assise dell’assemblea regionale si riunisce “fuori sede” e discute pubblicamente del tema-problema dei rifiuti, sulla loro gestione attuale e futura, sugli scenari alternativi a pratiche di smaltimento pericolose e dannose sia per l’ambiente sia per la salute pubblica - spiegano dal comitato -. Il dibattito sarà orientato per ottenere risposte puntuali e impegni precisi sulla base di tutta una serie di questioni di stringente attualità emerse fra la gente comune negli ultimi mesi. Le emergenze sul tema-problema della gestione dei rifiuti sono tante ma alcune in particolare sono impellenti e riguardano da vicino la tutela dei cittadini anche sul piano economico".

"In particolare, per una serie di “sviste legislative” o di “imposizioni politiche” di dubbia credibilità etica e normativa, gli 8 impianti di inceneritori di rifiuti solidi urbani attivi nella nostra regione (senza contare gli impianti privati che bruciano rifiuti speciali pericolosi e i sempre più numerosi biodigestori vari) potranno per decreto ricevere rifiuti di ogni genere da tutt’Italia e potranno aumentare la loro capacità termica. In sostanza aumenteranno del 30% la quantità di rifiuti da bruciare - proseguono -. Tutto questo in netto contrasto e controtendenza rispetto alle Direttive europee che impongono ben altri obiettivi primo fra tutto il recupero, il riuso e il riciclo di quantità sempre più consistenti di materiali e sostanze al fine di giungere alla definitiva chiusura di tutte le discariche e al depontenziamento dell’incenerimento".

"In Europa l’Italia è il paese che subisce la maggior parte di sanzioni per il mancato rispetto delle Direttive comunitarie e le cifre che i cittadini-contribuenti, per l’inefficienza della nostra classe politica o per interessi politico speculativi, sono costretti a pagare somme ingenti e la maggior parte proprio in ambito ambientale - continuano -. Recentemente una comunicazione ufficiale europea ci impone di abrogare un decreto del 2013 che ha falsificato una formula consentendo di classificare i nostri inceneritori di rifiuti ad una categoria superiore così da essere considerati recuperatori di energia. Ma i il nostro Governo e la nostra Regione non hanno fatto niente per rimediare a questo illecito".

"A Forlì ci si è accorti di questo “vuoto normativo” ed ora si sta cercando di bloccare l’autorizzazione ad aumentare l’incenerimento dei rifiuti delle attuali 120.000 tonnellate annue alle 180.000 potenziali. Ma Forlì è forse il caso unico perché nel “vuoto normativo” nel frattempo sono stati autorizzati al cambio di categoria tanti altri impianti altamente inquinanti - chiosano dal comitato -. L’inquinamento dei fumi e delle ceneri di combustione dei rifiuti sono un danno permanente alla salute dei cittadini mentre la tutela del benessere dovrebbe essere prioritaria rispetto agli interessi speculativi che dai rifiuti si ricavano anche con sovvenzioni pubbliche, quanti sempre togliendo dalle tasche dei cittadini senza ottenere niente in cambio".

Concludono: "La nostra Regione fra l’altro sta per approvare uno strumento normativo specifico sulla gestione dei rifiuti ma il testo è quanto di meno adatto per lacune ed omissioni funzionale a forme e gestione virtuose di riduzione, riuso, recupero e riciclo di risorse di materie prime dai rifiuti. Per tutti questi motivi la “Rete dei Comitati regionali No Inceneritori Emilia Romagna” si fa portavoce, interprete e si unisce alle proteste di esponenti politici, comitati, associazioni ambientaliste e non solo, amministratori locali e liberi cittadini. La “Rete dei Comitati regionali No Inceneritori Emilia Romagna” chiederà ai rappresentanti politici dei Gruppi assembleari della Regione Emilia Romagna impegni precisi per ottenere garanzie su scelte che dovranno restituire ai cittadini di oggi ma in particolare a quelli di domani un territorio virtuoso e salubre".

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