Politica

Ddl Zan, scatta la polemica sui manifesti anti-decreto: "Disinformazione o libertà di pensiero?"

Il presidente di Arcigay Ravenna attacca: "La nostra città imbrattata con falsi messaggi". La replica di De Carli (PdF): "La tutela delle diversità è già presente nella Costituzione"

Continua a far discutere il Disegno di legge Zan. Giovedì la polemica si è nuovamente accesa a Ravenna in seguito all'affissione di alcuni manifesti 'firmati' dalla Onlus Pro Vita e Famiglia contrari al Ddl. Dopo la prima reazione di Ravenna Coraggiosa, anche il presidente di Arcigay Ravenna Ciro Di Maio si scaglia contro i manifesti: "Questo giro anche la nostra Ravenna ce la ritroviamo 'imbrattata' da ignoranza e disinformazione! Ovviamente chi ha preso gli spazi per le affissioni lo avrà fatto in maniera regolare, ma ha imbrattato la nostra città con falsi messaggi che strumentalizzano un disegno di legge che vuole contrastare le manifestazioni di odio".

"Il Ddl Zan - prosegue Di Maio - non vuole celebrare transessualità, omosessualità, bisessualità e lesbismo come dichiarato nel manifesto affisso anzi, vuole che vengano contrastati omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia 'promuovendo una cultura dell'inclusione e di contrasto a pregiudizio, discriminazioni e violenze", il Ddl Zan non darà la possibilità a un uomo di definirsi una donna senza una 'certificazione' ufficiale: nominando 'l’identità di genere' il ddl non regolamenta infatti la transizione di genere".

Arriva però anche la reazione di Mirko De Carli del Popolo della Famiglia: "Il Ddl zan deve essere tolto dall’agenda politica del Paese perché non è una priorità in quanto impone una visione ideologica contrastante rispetto a quella che è la libertà di pensiero e che vogliamo tutelare. I manifesti che sono stati esposti non fanno altro che ribadire i pericoli che si celano dietro il ddl zan, una proposta di legge che vuole imporre una tagliola giudiziaria per limitare la libertà di pensiero e per cercare di omologare tutti a visioni ideologiche distante dai valori costituzionali, a partire dalle nostre scuole". 

"È per questo - continua De Carli - che riteniamo importante un impegno delle associazioni che si spendono per spiegare quello che è la visione distorta che si nasconde dietro il ddl Zan attraverso anche campagne di manifesti che lo spieghino in maniera semplice e comprensibile. I pericoli che stanno dietro il ddl Zan sono stati avvertiti non solo da noi, Popolo della famiglia, ma da tante altre forze politiche, comprese quelle che fanno parte della maggioranza in Parlamento e del così detto 'centro sinistra'. Ci auguriamo che non venga più ricalendarizzato nell’attività parlamentare a settembre e che il Paese pensi alle difficoltà vere, quali quelle economiche, delle famiglie e del rientro a scuola dei nostri ragazzi e la sconfitta definitiva della pandemia”. 

De Carli inoltre ritiene che la Costituzione tuteli già la lotta alle discriminazioni: "La tutela delle diversità, del contrasto ad ogni discriminazione avviene già con le leggi presenti che sono capaci di garantire, con le sanzioni previste, il contrasto ad ogni tipo di discriminazione, comprese quelle sessuali. Tutto il resto, compresa l’educazione gender nelle scuole e le pene con detenzione in carcere per coloro che esprimono un pensiero diverso da quello imposto dall’ideologia arcobaleno, sono qualcosa che dobbiamo eludere dal dibattito pubblico e dalle priorità del governo”.

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