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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Politica

Deficit Start Romagna, l'intervento di Alberto Ancarani (PdL)

Il sistema del trasporto pubblico locale “TPL” della regione Emilia Romagna è forse il sistema più complicato d’Italia. L’amministrazione regionale in meno di 15 anni ha messo mano alla gestione dei trasporti parecchie volte cercando, senza riuscirvi, il modello virtuoso sostenibile.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Il sistema del trasporto pubblico locale “TPL” della regione Emilia Romagna è forse il sistema più complicato d’Italia. L’amministrazione regionale in meno di 15 anni ha messo mano alla gestione dei trasporti parecchie volte cercando, senza riuscirvi, il modello virtuoso sostenibile.

Vi sono le agenzie per la mobilità che solo negli ultimi due anni hanno acquisito de facto la definizione del ruolo di authority del TPL -pianificazione, messa a gara, controllo della gestione del TPL- in ambito provinciale, ma che ben presto si dovranno unificare anche loro; vi sono le aziende di gestione del TPL di proprietà pubblica che fino al 2010 avevano dimensioni provinciali e che ora si stanno aggregando per bacini contigui; vi sono le ditte private di trasporto, che eseguono, in subappalto, servizi “marginali”, che le imprese pubbliche, a causa dei loro alti costi di gestione, non potrebbero sostenere.

L’ultimo stravolgimento importante è datato 2010 quando è stato di fatto dato il via all’unificazione delle aziende di gestione di trasporto. ATCF di Ferrara è confluita in ATC di Bologna, le quali successivamente si sono fuse con FER (ferrovie regionali) dando vita a TPER. ACT di Reggio Emilia, ATCM di Modena e TEMPI di Piacenza si sono fuse in SETA. ATM di Ravenna, AVM di Forlì e TRAM di Rimini si sono fuse in STARTROMAGNA.


L’unica società a non essersi fusa, a ben ragione, è stata TEP di Parma. Il risultato? TPER circa 2500 dipendenti, circa 1350 mezzi, oltre 40 milioni di km gestiti annui sia con bus che con treni, per l’anno 2012 ha registrato un passivo di oltre 9 milioni di euro; SETA 1060 dipendenti, circa 870 mezzi, 30 milioni di km gestiti annui, per l’anno 2012 ha registrato un passivo di oltre 3,5 milioni di euro; STARTROMAGNA 1012 dipendenti, circa 800 mezzi, 23 milioni di km gestiti annui, per l’anno 2012 si prevede un passivo di oltre 5 milioni di euro, visto che il bilancio non è ancora stato approvato.


Abbiamo appreso che martedì 30 luglio tutti i soci di Start Romagna (cioè praticamente tutti gli enti locali delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini) hanno approvato un atto di indirizzo con cui ripianare prima della chiusura e approvazione del bilancio della società le ingenti somme debitorie accumulate nel corso del 2012, per occultare il possibile scandalo del superamento dei 5 milioni di deficit.
Questo passo, contro l’interesse dei cittadini, si pensa possa salvare dal fallimento StartRomagna.
La situazione finanziaria, soprattutto dopo l’acquisizione forzata del ramo d’azienda della TPER Valmarecchia, dal PDL fortemente criticato, ha esposto la neo società ad una forte crisi di liquidità tale da non poter sempre arrivare al pagamento delle mensilità dei dipendenti e al saldo dei fornitori, in particolare per il gasolio, senza il quale i bus potrebbero rimanere in deposito e non svolgere il servizio. Un esempio, fra gli altri, quello della mancata corresponsione della 14esima e dell’adeguamento contrattuale ai dipendenti di un subaffidatario di StartRomagna.


La situazione è molto simile a quella che sta passando l’azienda di Napoli e Caserta, che qualche settimana fa lasciò i passeggeri a terra perché non vi erano più i soldi per pagare il carburante. L’acquisizione incriminata del ramo Valmareccha, oltre ad avere un deficit imponente in rapporto alla mole del servizio svolto, ha prodotto un surplus di personale che aggiungendosi agli esuberi che già contava StartRomagna, e sui quali non si erano mai adottati provvedimenti di solidarietà, malgrado la necessità, è arrivata a far barcollare gravemente la S.p.a. Stiamo parlando di 40 dipendenti con un costo azienda di gran lunga superiore a quello di tutti gli altri dipendenti e un dirigente da oltre 200mila euro lordi annui, figura inutile data la presenza di già 5 dirigenti nella Spa.


Per StartRomagna si parla ora di un totale di 100 esuberi tra autisti e personale di terra.
Era proprio necessaria questa acquisizione? Quale azienda privata acquisirebbe mai un ramo di azienda pesantemente in deficit? Esistono aziende private che sviluppano molti milioni di km in piu con molti meno dipendenti e molti meno mezzi, garantendo così il buon andamento se non la sopravvivenza dell’azienda stessa.


Al pesante deficit di StartRomagna andrà aggiunto l’eventuale ulteriore esborso, in caso di unificazione economica dei contratti tra i vari autisti, che potrebbe ammontare ad altri 4 milioni di euro in più all’anno.
Comprendiamo il rischio che stanno correndo tante famiglie ma se si è arrivati a questa situazione difficile è grazie ad un management inadeguato e incompetente messo li da una politica, sempre dello stesso colore, sprezzante dei rischi che avrebbero potuto distruggere la vita di intere famiglie.


StartRomagna è alla deriva, senza una direzione, non solo in senso manageriale, ma anche in senso industriale. Pare che la società non conosca ancora l’utilità di un Piano Industriale, strumento guida per il raggiungimento degli obiettivi di equilibrio economico e di sviluppo, di cui non si è mai dotata. L’unificazione delle tre aziende romagnole è avvenuta alla cieca, senza un Piano che evidenziasse le forti criticità e il forte deficit a cui poteva andare incontro e senza delle soluzioni a breve e medio termine.
Le leggi del mercato sono chiare: quando il mercato si riduce anche le aziende devono avere quella elasticità per contrarsi di conseguenza.


A seguito dei pesanti deficit inanellati in questi anni, ai dipendenti sono stati corrisposti ugualmente premi di produzione, quando in ogni parte del mondo tale corresponsione è relegata alla conditio sine qua non di attivo di bilancio.
Anche quest’anno è prevista tale corresponsione malgrado l’importante passività!
Non chiediamo certo licenziamenti, ma riteniamo che il management di StartRomagna riconosca gli errori commessi e venga rimosso, constatato che non è in grado di rimediare alla grave situazione.
E’ necessario un nuovo management che rimedi al più presto, ad esempio applicando contratti di solidarietà, aumentando la produttività, diminuendo gli sprechi, eliminando il CDA, dotandosi di un amministratore unico. Raggiungere questi obiettivi al più presto scongiurerà il fallimento di tutta la società o quantomeno un grosso, l’ennesimo, salasso a tutti i cittadini.

Alberto Ancarani
Presidente Commissione Bilancio e Società partecipate Comune di Ravenna                                                                        
Vice Capogruppo PDL

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