Dibattito tra sindaci sulla facoltà di Medicina, Cesena e Rimini contro Ravenna e Forlì: "Le bevute non sono pari"

De Pascale: "Dobbiamo formare 300 medici in più in Romagna, e se non li formiamo non li avremo per gli ospedali: il probema è che se iniziamo a formarli adesso li avremo comunque tra dieci anni"

La Romagna con l’Ausl unica dialoga ormai da tempo sulla sanità, ma non mancano punti di divergenza tra i sindaci romagnoli. Dell’organizzazione dei servizi sanitari c’è stata un’ampia discussione nel confronto tra i quattro sindaci di mercoledì sera alla festa dell’Unità di Borgo Sisa, sul confine tra Forlì e Ravenna: presenti Gian Luca Zattini, sindaco di centro-destra di Forlì, Enzo Lattuca, sindaco di Cesena, Michele de Pascale, sindaco di Ravenna e Andrea Gnassi, sindaco di Rimini.

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La regia in questo caso è di De Pascale, presidente della conferenza socio-sanitaria, il “parlamentino" dei sindaci romagnoli che governa, assieme alla Regione, la sanità sul nostro territorio. De Pascale punta l’attenzione sull’emergenza della mancanza di medici che rischia di mettere ko la sanità pubblica: “Dobbiamo formare 300 medici in più in Romagna, e se non li formiamo non li avremo per gli ospedali: il probema è che se iniziamo a formarli adesso li avremo comunque tra dieci anni”. Si domanda De Pascale: perché qualche anno fa abbiamo deciso di abbandonare le 4 aziendine sanitarie? Per risparmiare tutto ciò che non è servizio ai cittadini, centralizzando quello che poteva essere centralizzato come l’amministrazione, o il laboratorio analisi a Pievesestina, che è un’eccellenza in Italia”. Per il resto la sfida è coniugare “prossimità e grande eccellenza”. “Per avere certe specialità, il livello è avere un bacino di un  milione di abitanti, per questo abbiamo la neurochirurgia che non è di Cesena, ma è a Cesena, per questo a Rimini abbiamo una grande eccellenza sui bambini prematuri. Abbiamo grandi eccellenze ,che se non fossimo assieme, non è che le avrebbe qualcuno, non le avrebbe nessuno e andremmo tutti a Bologna. Accanto a tutto questo abbiamo servizi decentrati sul territorio un tempo impensabili, come lo sono per esempio la casa della salute da poco inaugurata a San Pietro in Vincoli”. 

Sulla sanità sono le posizioni del sindaco di Forlì Gian Luca Zattini a creare maggiore dissenso. Le urgenze in materia sanitaria, per Zattini sono l’Irst, l’istituto di ricerca e cura oncologica di Meldola che fatica ad entrare nell’integrazione con l'Ausl unica, e il malessere espresso dai professionisti della sanità: “L’Irst deve trovare una sua dimensione all’nterno della Romagna, bisogna finirla con un dibattito che lo vede come un problema. Sui temi oncologici l’Irst è di Meldola è il ‘brand’ a cui tutti i romagnoli guardano in campo oncologico, dobbiamo decidere quale destino dare a questa eccellenza”. Secondo argomento: “E’ necessario un ripensamento dei rapporti tra professionisti e azienda, come politici ci dobbiamo interrogare se viene espresso un malessere dal 90 percento degli operatori”. Mentre sul progetto di nuovo ospedale a Cesena non apre fronti Zattini: “Non avrò mai una parola contro il nuovo ospedale di Cesena, è un arricchimento per tutti, purché non sia solo uno spostamento di sede”. Con Ravenna, infine, Forlì è in pista per la facoltà di medicina dell’Alma Mater in Romagna, progetto che Zattini sostiene assolutamente: “L’università porta ad un ospedale con una medicina più innovativa e internazionalizzata”. 

Ma è Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, a esprimere il più netto dissenso. Sui professionisti taglia corto: “La sanità della Romagna vada dietro agli interessi dei cittadini, non degli operatori, non sono d’accordo con Zattini, io voglio il miglior chirurgo per la mia popolazione e non correre dietro a chi si lamenta su dove sta il primariato. I primari non hanno neanche il mio numero di telefono e non rispondo a chi mi dice ‘L’azienda unica ci ha tolto il potere’”. Netto anche sull’Irst, di cui Gnassi spiega pubblicamente di essere stato utente come famiglia: “L’Irst va bene in chiave di rete con gli ospedali, ma non può essere il privato che detta la linea al pubblico”. Ma Zattini ha subito rintuzzato: “Faccio fatica a definire privato un istituto partecipato al 75% dalla Regione e il rimanente da Università e fondazioni bancarie”. Frecciate a Forlì, ma anche a Ravenna, anche sulla facoltà di medicina: “Si parlerà di riorganizzazione  quando si andrà a Bologna con la testa romagnola su tutto, non come sta succedendo per i corsi di laurea di Medicina in cui si va a trattare bilateralmente a Bologna solo perché si hanno i soldi delle fondazioni bancarie per finanziare il progetto. Sono poco diplomatico lo so”. 

Piuttosto in sintonia con Gnassi è Lattuca, sindaco di Cesena: “Anche io ravviso malessere deglioperatori sanitari, che non prendo per oro colato, che però non riguarda solo l’Ausl Romagna ma tutto il servizio sanitario nazionale che rischia il collasso”. Sul problema della mancanza dei medici Lattuca pone l’urgenza di “sbloccare non tanto le facoltà di medicina ma l’accesso alle scuole di specializzazione”. L’Irst? “Non è stato ancora risolto il nodo del rapporto con i reparti ospedalieri, chiariamo i ruoli, a chi spetta la regia per la ricerca e per la cura, altrimenti diventa motivo di tensione”. E sull’arrivo della facoltà di Medicina in Romagna Lttuca si schiera con Gnassi: “Se l’arrivo di Medicina diventa sperequativa nella sanità della Romagna è un problema. Il giro dele bevute dobbiamo metterlo a posto fin dall’inizio, senza però bloccare i progetti o procedere col Manuale Cencelli”. 

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