Elezioni a Faenza, la Lega Salvini chiude i conti in Romagna con la vecchia Lega Nord: "Pini capitolo chiuso"

In recenti dichiarazioni riferite alle elezioni comunali di Faenza, perse dal centro-destra, Pini ha riaperto il capitolo "Lega Nord" come progetto politico da rifondare

"Gianluca Pini è ormai un capitolo chiuso che può fare breccia solo in chi non sa vedere la realtà": a dirlo in una nota sono Daniele Mezzacapo, vicesindaco del Comune di Forlì, Andrea Cintorino, assessore comunale a Forlì e segretaria della Lega forlivese, e Massimiliano Pompignoli, capogruppo della Lega a Forlì e consigliere regionale, di fatto i tre principali esponenti della Lega forlivese, con la sola assenza di Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna e parlamentare, che di Pini è stato per anni il braccio destro, ma che viene citato nel comunicato come l'attuatore delle politiche di Salvini in Romagna. La Lega Salvini, quindi, anche a Forlì chiude i conti con la vecchia Lega Nord, di cui Pini è stato fondatore in città e poi per 12 anni parlamentare. Pini, dell'area politica che fa capo a Roberto Maroni, non ha mai fatto mistero di non condividere il progetto politico di Matteo Salvini, con la trasformazione del "partito-sindacato del nord", come era quando era nato con Umberto Bossi, a partito nazionale sovranista come l'ha improntato l'attuale leader Matteo Salvini. In recenti dichiarazioni riferite alle elezioni comunali di Faenza, perse dal centro-destra, Pini ha riaperto il capitolo "Lega Nord" come progetto politico da rifondare.

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Dichiarazioni che, però, non sono piaciute ai dirigenti locali della Lega: "Con le dichiarazioni rilasciate alla stampa, l’ex parlamentare Gianluca Pini, ormai uscito dalla scena attiva della politica, assomiglia sempre più al soldato giapponese che si rifiutava, dopo anni, di credere che la seconda guerra mondiale fosse finita, continuando a vivere e a combattere in una bolla atemporale. Pini continua a guardare a un passato che non tornerà perché quei tempi, certamente gloriosi e fondamentali nella storia della Lega, sono passati. La società e la realtà politiche sono cambiate radicalmente, le esigenze del Paese e il contesto geopolitico pure, ma Pini non se ne capacita e non si dà pace, mentre avrebbe potuto dare un proprio contributo propositivo alla costruzione del nuovo progetto politico della Lega” dicono Mezzacapo, Pompignoli e Cintorino.

Che ricordano: “Pini si è categoricamente rifiutato di collaborare, lasciandosi andare a valutazioni fuori della realtà e a critiche pretestuose venate di un livore estraneo al nostro modo di fare politica. Pini si è chiamato fuori autonomamente, ha fatto la sua scelta e se ne deve fare una ragione. In qualunque forza politica ci sono confronti anche aspri sui progetti e idee diverse, ma chi punta davvero alla realizzazione di una 'mission' ideale importante non dà fuoco alle polveri. Pini è ormai un capitolo chiuso che può fare breccia solo in chi non sa vedere la realtà. Ma queste sono scelte personali che ognuno assume responsabilmente. Da parte nostra, sosteniamo in toto la linea e il progetto del segretario federale Matteo Salvini, che punta a una Lega nazionale aperta anche ad altre esperienze politiche liberali e democratiche. Un progetto declinato in Romagna dal segretario della Lega Jacopo Morrone. Inviamo, infine, le nostre congratulazioni agli amici leghisti Andrea Liverani, Gabriele Padovani e Daniele Marchetti che si sono spesi così tanto in questa ultima tornata elettorale a Faenza, come nel loro ruolo amministrativo e politico”.

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