Elezioni a Faenza, Morrone (Lega): "Segnali di cambiamento sempre più forti"

"Non abbiamo fretta, nè crediamo nei miracoli. Ma i segnali di cambiamento sono sempre più forti e incoraggianti"

“Siamo soddisfatti del risultato che conferma la Lega a secondo partito in roccaforti del sistema di potere consolidato del centro-sinistra. Il progetto alternativo a questo sistema elaborato dal centrodestra e da liste civiche sia a Faenza che a Imola (come in Toscana e in Emilia-Romagna alle scorse elezioni regionali) è certamente destinato al successo nel prossimo futuro. Non abbiamo fretta, nè crediamo nei miracoli. Non pensiamo di vivere in una realtà virtuale dove si scardinano improvvisamente apparati granitici e centri di potere sedimentati la cui sopravvivenza è legata alla permanenza di maggioranze legate al Pd e al centrosinistra. Ma i segnali di cambiamento sono sempre più forti e incoraggianti. Di qui la nostra soddisfazione anche se, ovviamente, sarebbe stato meglio vincere. Tuttavia, la vittoria del Pd e alleati mostra non poche crepe”. E' quanto afferma il segretario della Lega Romagna, il parlamentare Jacopo Morrone che commenta gli ultimi risultati elettorali tra i quali la vittoria del centrosinistra a Faenza.

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“Il partito guidato da Nicola Zingaretti è in odore di crisi esistenziale, si sta arroccando in difesa e resiste laddove lo zoccolo duro è più forte - aggiunge Morrone - Penso, appunto, a certe aree dell’Emilia-Romagna e della Toscana, dove comunque la Lega ha raggiunto risultati impensabili solo alcuni anni fa. Ma altrove il Pd è in serie difficoltà e, pur tuttavia, respinge qualunque tentativo di rinnovamento. Anche in questa tornata elettorale, se valutiamo lo scenario più in generale, Zingaretti è riuscito ad affossare, almeno momentaneamente, le aspirazioni di Stefano Bonaccini che non potrà neppure rivendicare la permanenza nel ruolo di presidente della Conferenza delle Regioni. Quando 15 Regioni sono a guida centrodestra e solo 5 a guida Pd, i conti si fanno presto a fare. Dalla sua, la Lega ha la vittoria di Luca Zaia in Veneto, con un consenso ‘bulgaro’ che nessun presidente Pd può sperare di raggiungere. Ed è tipico della sinistra e dei media organici tentare, sbagliando clamorosamente, di adombrare frizioni tra Matteo Salvini e Zaia per mettere un tarlo all’interno della Lega e farsene forza. Il Pd, da parte sua, ha perso ancora un pezzo, ovvero una regione storica, le Marche, e il centrodestra l’ha guadagnata. L’erosione è nei fatti. Ma altri dati dovrebbero far riflettere di più: il voto delle regionali o nelle città può essere strettamente collegato anche ai fattori e personalità locali, non quello politico nazionale. E nello scenario nazionale vediamo un Governo chiuso in difesa, con il partito maggiormente rappresentato in Parlamento che crolla ovunque nel paese, l’alleato piddino in affanno, il socio di Italia Viva ormai ininfluente e inesistente. Un panorama desolante, dove Zingaretti è solo capace di annunciare la revisione dei decreti sicurezza di Salvini a fronte di un Paese che è alle prese con un’immigrazione irregolare selvaggia e con problemi di sicurezza in crescendo, oltre ai rischi di un autunno disastroso per economia e lavoro. Se questo è il partito della buona amministrazione, non ci resta che augurare ai faentini e agli imolesi buona fortuna, ringraziando nel modo più caloroso che ci ha dato sostegno e consenso. La rivincita, è certo, non tarderà”.

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