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Elezioni, intervista a Donati (Viva Ravenna): "Vorrei una città più orgogliosa di se stessa, Ravenna può guardare lontano"

Per molti è l'uomo che potrebbe portare Michele de Pascale al ballottaggio. Filippo Donati è il candidato sindaco della lista 'Viva Ravenna' per le prossime elezioni amministrative, sostenuto da Lega e Fratelli d'Italia

Per molti è l'uomo che potrebbe portare Michele de Pascale al ballottaggio. Filippo Donati è il candidato sindaco della lista 'Viva Ravenna' per le prossime elezioni amministrative, sostenuto da Lega e Fratelli d'Italia. Ma prima di tutto, ci tiene a chiarirlo, Donati è un albergatore e un 'ravennate doc': nato a Ravenna 60 anni fa, è cresciuto nella città dei mosaici ed è titolare dello storico Hotel Diana, ma ha amministrato anche altri alberghi. Ha insegnato all’Istituto tecnico alberghiero Ipssar di Cervia ed è presidente nazionale Asshotel-Confesercenti. Negli anni '90 si è candidato anche alla Camera dei deputati, ma come ammette lui stesso "mi ero candidato a un livello di politica incomprensibile per me'. Da qui l'idea - anzi, la risposta alla chiamata di una parte del centrodestra - di candidarsi a sindaco di Ravenna.

In vista delle elezioni, abbiamo intervistato il candidato sindaco per scoprire cos'ha in programma per il governo della città.

Perché ha deciso di candidarsi?

Mi è stato chiesto da persone credibili, ho preso il mio tempo per pensare a quello che avevo fatto nella mia vita e mi sono reso conto di essere in grado di sostenere una campagna elettorale per le amministrative, forte del fatto che non voglio fare carriera politica: non mi presenterò mai alle regionali, non sono un cacciatore di poltrone... Sto meglio in piedi! Ho sempre seguito il motto di mio padre 'Male non fare, paura non avere', ho posto delle condizioni ai partiti con i quali interloquivo, condizioni che sono state condivise. Mi piacerebbe lasciare un'impronta e far capire che questa città può guardare molto lontano.

Il centrodestra non è riuscito a presentarsi alle elezioni compatto. Come mai?

E' stata una scelta politica che a prima vista può non essere compresa, mentre secondo me la scelta che ha fatto Ancarani è comprensibile: ha scelto una strada parallela alla nostra che, appena saremo chiamati al ballottaggio, diventerà una strada comune. Perchè uno di noi due, ne sono straconvinto, andrà al ballottaggio con de Pascale, ed è normale che ognuno metta in mostra il suo 'piumaggio' migliore, ma senza litigiosità.

Ancarani però, nonostante abbia detto che se lei dovesse finire al ballottaggio lui sarebbe disponibile ad allearsi, continua a ritenerla un "uomo del Pd"...

Ancarani sa che in politica una bugia ripetuta diventa verità. Lui adesso deve cercare di attirare l'attenzione su se stesso. Ancarani è un buon politico, ma a livello di numeri è più divisivo di me: per battere la corazzata del centrosinistra c'è bisogno di una persona meno divisiva. Io ho trattato per la maggior parte della mia carriera sindacale con persone di sinistra, perchè sono quelle che amministrano la città: ma il fatto che io fossi d'accordo con certe scelte non significa che sia dalla loro parte. Lui mi attacca perchè può raccogliere il consenso di chi non vede in me una persona autoritaria.

Quindi secondo lei quella di Ancarani sarebbe una strategia per raccogliere altri voti da portare al vostro 'ballottaggio comune'?

Certo, servirà sicuramente e sono convinto che Ancarani avrà un buon risultato.

Quindi non crede che questa spaccatura nel centrodestra possa favorire de Pascale?

Non lo penso assolutamente, anzi, con più scelte si dà un livello di democraticità più alto. E' evidente che de Pascale sta rallentando: in una vostra intervista ha detto che i primi 5 anni di governo gli sono serviti per 'capire'... In realtà ne bastano due di anni per far vedere una tendenza, e lui non lo ha fatto. Bastano 5 anni per far vedere le fondamenta dei 5 anni dopo, lui non ha gettato nemmeno quelle, o meglio, le ha gettate ma non le ha armate. Tra me e de Pascale c'è una grande differenza: io sono nato e cresciuto per 60 anni a Ravenna, lui non è di Ravenna, e questa cosa è molto sentita dalle persone. Anche perchè lui si è impegnato per farla sentire... Si è visto poco in giro in questi anni, al di fuori dei suoi circuiti chiusi (e questa è una città che vive di circuiti chiusi: se fai parte del 'mosaico magico' ci sei, se non ne fai parte puoi fare a meno di presentare istanze o idee). Io penso ravennate, e vorrei vedere una città più orgogliosa di se stessa. Nel mio settore, quello turistico, c'è stato un fermo di politiche turistiche allucinante: ci siamo affidati all'invenzione del giorno, salvati - tra virgolette - da un settecentenario di Dante discutibile. Il buco che ha fatto in questi 5 anni nelle politiche turistiche è enorme, e questo al di là del Covid. Bisogna iniziare a parlare di tourism satellite account, di big e smart data, iniziare a fare il turismo come lo fanno le grandi destinazioni turistiche. Diversamente, continuando a fare hashtag e distribuire sorrisi si è simpatici, ma non si va oltre.

Questo è quello di cui parlava quando diceva che dopo la pandemia servirà anche una transizione turistica...

La transizione turistica è già cominciata: lo si vedrebbe se si analizzasse il dato statistico, invece di contare quanti italiani in più o in meno sono venuti, se si cominciasse a guardare la permanenza media, i fatturati... Si deve creare un profilo economico di questo settore. C'è una parte di Ravenna che è più dimenticata di un'altra: il centro, che è la vetrina di chi amministra, zoppica ma alla fine trova sempre operazioni di cosmesi. In campagna, invece, c'è una condizione di colpevole dimenticanza su alcuni doveri che l'amministrazione ha, ma soprattutto girando ho trovato la frustazione del non ascolto di posti quali Lido di Dante, Lido di Classe, Castiglione di Ravenna, Camerlona, Mezzano, e oltre a questo la frustrazione dovuta a opere iniziate ma senza una minima concertazione o coinvolgimento dei rappresentanti del territorio. Manca completamente la gestione del processo, basti guardare com'è stato ristrutturato il pronto soccorso dell'ospedale: senza un minimo confronto con chi ci lavora dentro. Andrà anche sistemato il cimitero monumentale, magari concedendo un'area alla comunità ortodossa. E poi, sul tema sicurezza, metteremo al centro del dibattito, oltre alla repressione, anche la prevenzione: manca un coordinamento digitale, si può fare un utilizzo di alcuni dati che arrivano dalle denunce per prevenire buona parte dei reati.

Pare quasi scontato che, in caso lei venisse eletto sindaco, manterrebbe per sè la delega al turismo.

Assolutamente si, e vi dirò di più: non mescolerei mai turismo e cultura, che va invece data a una persona che possa seguire le culture di Ravenna, che non è solo gli otto siti Unesco. Alla delega al turismo aggancerei invece quella alle attività produttive, perchè la città ha bisogno di creare nuovi posti di lavoro, di mettere nelle condizioni le aziende di venire a investire qua, e quindi alleggerire il carico burocratico, rivedere la tassazione totale e le condizioni nelle quali lavorano gli operatori. Io in questi anni non ho mai sentito la vicinanza della pubblica amministrazione, non ho mai visto un gesto da parte della politica che mi desse la sensazione che fossero al mio fianco. E non sono l'unico... Manca un occhio di riguardo anche alle madri e ai padri separati, agli anziani, a come vengono trattati nelle case di riposo, e su questo ho in mente un progetto.

Ce lo svela in anteprima?

Ci sono alcuni alberghi in città che hanno 18-20 camere e non riescono più a stare sul mercato per le dimensioni che hanno: perchè non convertirli in case di riposo per anziani autosufficienti? Perchè le facciamo sempre in campagna, dove gli anziani devono girare per forza nel giardino e nell'aia? Se tu le fai in centro gli anziani possono andare al ristorante, vivere Ravenna, andare a vedere uno spettacolo, rimanere parte integrante della città. Perchè non concedere questo lusso sociale?

Tra i progetti più curiosi del suo programma c'è l'idea di realizzare un bosco in città, per il quale sono state contattate due fondazioni di Milano e Firenze.

L'idea me l'ha data un ex compagno di classe che oggi lavora per un importante studio di architettura di Milano. Una delle prime cose che faremo, con poca spesa, è avere grandi macchie verdi in centro storico che creino ombra e ossigeno, facendole convivere con negozi e mosaici.

Quindi una sorta di bosco diffuso?

Esattamente. E poi possiamo diventare un case-history a livello europeo come città dell'accoglienza, ad esempio dando un bonus a chi arriva a Ravenna in treno, come la possibilità di avere gli autobus gratuiti per i primi tre giorni di vacanza. Il nostro programma segue tre sostenibilità: finanziaria/economica, civica e sociale, e tutti i nostri progetti rispettano tutte e tre.

Un altro dei suoi obiettivi è la creazione di un Museo del Moro di Venezia: di cosa si tratta?

Finalmente il Moro di Venezia è dove deve stare, una cosa che chiedevo da anni. Un Museo del Moro di Venezia me lo immagino con una parte fotografica, una di filmati, come un moderno museo europeo in testa alla Darsena in una struttura leggera, ma si potrebbero anche individuare strutture già esistenti. Il mio programma, infatti, prevede che ci sia consumo di suolo zero: se comando io, per 5 anni non si mette giù un mattone nuovo ma si ristruttura l'esistente. Vedere che l'area ex Amga verrà destinata all'ennesimo supermercato non mi trova per niente d'accordo, e anche il progetto di Conad per l'ex Cmc, se dovessi essere io il sindaco, chiederei al privato di riguardarci e di trovare un progetto più sostenibile. Bisogna rivedere la chiave di lettura di questa città, che ha le dimensioni per diventare il progetto pilota di moltissimi esperimenti virtuosi.

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