rotate-mobile
Martedì, 7 Dicembre 2021
Politica

Elezioni, intervista a Santini (Potere al Popolo): "Transizione ecologica immediata, sarà un volano per l'occupazione"

Il candidato sindaco punta il dito anche sul consumo di suolo: "Siamo i primi in regione, abbiamo ancora migliaia di appartamenti sfitti dalle precedenti lottizzazioni e ben cinque nuovi centri commerciali in programma che non servono"

Una transizione ecologica che vada oltre gli slogan, stop agli appalti al ribasso, il rilancio delle piccole attività e una maggior attenzione alla sicurezza sul lavoro. Questi sono alcuni dei temi portati avanti dal candidato sindaco di Potere al Popolo Gianfranco Santini. La sua, ci tiene molto a precisarlo, è una candidatura "collettiva", che punta a rappresentare chi non ha voce. Una candidatura che vuole essere una "vera alternativa" alle proposte liberiste di centrodestra e centrosinistra. Romagnolo classe 1963, Santini ha alle sue spalle una lunga militanza nei grandi partiti di sinistra, dal Pci al Pds, salvo poi allontanarsi con la nascita del Pd. Nel 2015 ha aderito al progetto di Ravenna in Comune, mentre nel 2017 ha partecipato alla fondazione di Potere al Popolo.

In vista delle elezioni, abbiamo intervistato il candidato sindaco per scoprire cos'ha in programma per il governo della città.

Perché ha deciso di candidarsi?

E' un discorso ampio. Noi veniamo dall'esperienza di Ravenna in Comune, a sinistra del Pd. Noi come Potere al Popolo siamo nati solo nel 2017 e gran parte degli aderenti a Potere al Popolo erano già dentro a Ravenna in Comune. Siamo rimasti in quell'esperienza perché ne condividevamo idee e valori. Purtroppo nell'ultimo periodo ci sono stati scontri, anche piuttosto aspri, tra chi voleva portare Ravenna in Comune all'interno della coalizione di De Pascale e chi, come noi, riteneva che si dovesse continuare il suo percorso in coerenza con quanto fatto in questi anni, cioè come alternativa al centrosinistra. Ci sono state posizioni molto divergenti e alla fine si è deciso di non presentare la lista di Ravenna in Comune alle elezioni. Noi allora ci siamo ritenuti liberi e ci siamo presentati come Potere al Popolo. Siamo una lista piccola che vuole rifare la sinistra uscendo dai soliti schemi e proponendo qualcosa di diverso. Da qui è nata la mia candidatura, una candidatura collettiva.

Oltre a lei ci sono altri due candidati sindaco a sinistra del Pd (Ferri e Bongarzone): non teme che questa divisione possa penalizzarvi e favorire la coalizione di De Pascale? In cosa differiscono le vostre proposte? Non era possibile trovare un accordo?

Sia i Comunisti Uniti (Bongarzone, ndr) che il Partito comunista (Ferri, ndr) li ritengo dei cugini, non esiste una diatriba. Siamo forze che dicono spesso cose simili, a volte con analisi simili, ma con modi diversi di dare soluzioni. Noi promettiamo agli elettori con la coerenza alla nostra forza. La prima cosa che diciamo è che non andremo verso un'alleanza con il Pd. Siamo un'alternativa agli altri. Noi superiamo gli schemi partendo dal basso. Noi vogliamo dare voce a chi non ce l'ha, a chi ha sofferto le varie crisi, siamo all'interno dei presidi sociali: c'eravamo da prima delle elezioni e ci saremo dopo. Partiamo dalle lotte ambientali e dalla sicurezza sul lavoro. Ognuno di noi fa il suo percorso. Mi auguro che ci si ritrovi nelle battaglie comuni. Qualcuno pensa che non ci dobbiamo nemmeno presentare perché siamo piccoli, ma io rispondo che ho ancora voglia di dare una prospettiva diversa a sinistra.

Quali sono secondo lei i grandi limiti attuali della città di Ravenna? E cosa si dovrà fare per superarli?

Una cosa che imputo sia al centrosinistra che al centrodestra è l'impostazione liberista che danno all'amministrazione pubblica. Il mercato ormai regola la vita di Ravenna: si dà spazio a grandi eventi mercificanti, ma nel frattempo sono stati abbandonati forese e lidi, sia come servizi che come vita sociale. Abbiamo assistito a un boom di nuovi supermercati che hanno portato alla chiusura di piccole attività commerciali e artigianali. Il sindaco e la sua amministrazione hanno fatto in modo che le grandi aziende potessero fare il bello e il cattivo tempo. Questo è accaduto per esempio nella gestione del porto, dove interessava solo che girassero dei soldi. Non c'è una programmazione. Facciamo degli stradoni, immense colate di cemento, ma intanto le strade del Comune si sono ammalorate. Si è puntato su eventi culturali grossi, c'è praticamente solo Ravenna Festival che va avanti anche con grandi fondi dei privati. Gli incentivi devono invece andare alle piccole e medie attività commerciali e artigianali. La nostra visione strategica della città è quella di una transizione ecologica immediata e reale. I fondi del Pnrr vanno lì. Basta soldi all'oil&gas, non sono progetti che guardano al futuro. Ritengo che la transizione ecologica sia anche un volano per l'occupazione, che alla nostra città serve per superare la crisi. Vogliono estrarre fino all'ultima molecola di gas, ma sta comunque finendo. Il problema ora è smaltire le piattaforme. Poi potremmo parlare della speculazione edilizia con decine di lottizzazioni. Siamo i primi in Regione per consumo di suolo, e abbiamo ancora migliaia di appartamenti sfitti dalle precedenti lottizzazioni e cinque nuovi centri commerciali in programma.

Soffermandoci sul tema dell'ambiente: quali sono i provvedimenti che ha in mente per Ravenna?

La prima cosa da fare è ristrutturare gli edifici esistenti e renderli efficienti dal punto di vista energetico. Il Comune può rendere tutti gli edifici pubblici efficienti e autonomi energeticamente. Non se ne deve solo parlare, questa è una cosa che si può fare partendo proprio dal patrimonio comunale, dalle scuole agli impianti sportivi. La stessa cosa vale per i trasporti: bisogna rendere il nostro parco trasporti più efficiente e presente. Soprattutto nel forese, dove la situazione in certi casi è indecente: in certi posti se non hai la macchina sei fregato. Per i trasporti a più lungo raggio occorre spostarsi sulla ferrovia, il mezzo a nostra disposizione meno inquinante. Dobbiamo migliorare i collegamenti ferroviari sia per i cittadini che per le merci. A oggi la situazione è disperata: il 90% delle nostre merci viaggia su gomma e c'è chi non intende far nulla per cambiare.

Un altro dei vostri temi principali è la sicurezza sul lavoro: quali azioni si devono compiere per fare un passo in avanti in questo settore?

Tutto parte dallo sfruttamento nel mondo del lavoro. Penso soprattutto ai giovani: gli abbiamo rubato l'idea di futuro. Le leggi nel mondo del lavoro sono diventate terribili. Intervenire su questo è importante. Penso alle coop spurie, che sfruttano i lavoratori con orari assurdi. Per quanto riguardo gli appalti pubblici la nostra idea è quella di istituire un salario minimo garantito, per fare di Ravenna una sorta di esempio a livello nazionale. Basta appalti al massimo ribasso, facendo ricadere il costo di queste operazioni sui lavoratori. Da questo argomento passiamo a parlare degli infortuni: a Ravenna esiste un fantomatico Osservatorio per la legalità e la sicurezza sul lavoro. Stiamo lavorando male, in preda alla frenesia, e questo si ripercuote sulla sicurezza. E' inammissibile al giorno d'oggi che una persona esca per andare a lavoro e non torni a casa la sera. Stiamo tornando indietro, quasi all'inizio del secolo scorso. L'Osservatorio deve essere una cosa reale. Occorre riprendere in mano la partita anche sui controlli sul lavoro. Si deve lavorare bene e lavorare tutti. Altrimenti non ne usciremo mai. 

Si vota a ottobre e non a maggio, come previsto inizialmente: crede che questa cosa influirà in qualche modo sul risultato? Prevede un’alta astensione dovuta al Covid?

Secondo me il problema non è il Covid. Ci troviamo davanti a una frammentazione mostruosa. Noi siamo espressione di un'unica lista, ma a destra ci sono almeno cinque candidati sindaci con una miriade di liste in appoggio, poi c'è De Pascale con altre otto liste. Oggi va di moda creare liste per guadagnare un mezzo punto. Altri, come noi, hanno proposte schiette, ben evidenti. Siamo un partito strutturato e coerente con quello che è e con quello che sarà. In cosa differiscono le proposte di centrodestra e centrosinistra? Non credo ci sarà un'alta astensione, anche perché con tutte quelle liste ogni ravennate avrà un parente o un amico candidato (ride, ndr). Quindi non penso ci sarà un grande astensionismo, a meno che non intervenga una certa disillusione degli elettori di fronte a tante proposte tutte uguali.

Qual è la prima cosa che farà per Ravenna una volta eletto?

Lavoreremo per l'efficienza e l'autonomia energetica degli edifici comunali. Quella è una cosa che un Comune può fare con progetti secchi e veloci. Scuole, edifici pubblici e polisportive. Il volontariato di base e dello sport sono i primi presidi che abbiamo sul territorio anche rispetto alla sicurezza. Bisogna cambiare la società, solo così possiamo cambiare il territorio. Taser, telecamere e ronde sono la soluzione più facile, ma che non ha futuro.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Elezioni, intervista a Santini (Potere al Popolo): "Transizione ecologica immediata, sarà un volano per l'occupazione"

RavennaToday è in caricamento