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Elezioni, intervista a Rossini (Riconquistare l'Italia): "Rimuovere subito l'obbligo del Green Pass"

Per il candidato sindaco Rossini la priorità è rimuovere la certificazione verde: "Mi attiverò presso tutte le sedi opportune. Il Covid va curato, non gestito politicamente"

Rompere il patto di stabilità con l'Unione Europea che blocca la ripresa economica e impegnarsi in tutte le sedi per rimuovere l'obbligo del Green Pass: questi sono gli assi fondamentali della proposta del candidato sindaco Matteo Rossini, sostenuto dal partito Riconquistare l'Italia. 50 anni, laureato in Scienze Biologiche, di professione tecnico della prevenzione per l'Arpae Emilia Romagna, Rossini è militante dal 2016 di Riconquistare l'Italia ed è stato l'ultimo - in ordine cronologico - a presentare la propria candidatura alle elezioni amministrative di Ravenna del 3-4 ottobre. Il suo impegno è quello di garantire una "presenza attiva" dell'amministrazione comunale nei servizi della città e una gestione fondata sui valori della Costituzione italiana.

In vista delle elezioni, abbiamo intervistato il candidato sindaco per scoprire cos'ha in programma per il governo della città.

Perché ha deciso di candidarsi?

Abbiamo deciso di presentarci alle elezioni perché il nostro è un progetto politico di respiro nazionale, ma che ha anche valenza sul locale. Siamo un partito antieuropeista, neosocialista, popolare e democratico. Ci ispiriamo ai valori della Costituzione italiana del '48. Crediamo che la gestione attuale dello Stato si riversi sulle amministrazioni locali, beffate dai vincoli dell'Unione Europea con il patto di stabilità. Un patto che si ripercuote sui servizi dei Comuni e quindi sui cittadini, con le amministrazioni che si vedono costrette ad aumentare aliquote Irpef, rette scolastiche e molto altro per ottenere un po' di margine di manovra.

Quali sono secondo lei i grandi limiti attuali della città di Ravenna? E cosa si dovrà fare per superarli?

Ravenna è una città unica, con otto monumenti patrimonio dell'Unesco. Il nostro settore turistico va implementato soprattutto pensando al turismo estero. Lavoriamo anche con le spiagge e il turismo estivo, ma in maniera abbastanza residuale, mentre Ravenna ha delle potenzialità enormi. Anche il patrimonio naturalistico, con le nostre valli e pinete, andrebbe valorizzato meglio. Per dare un impulso al turismo c'è da lavorare e impegnarsi con soluzioni mirate rivolte al grande pubblico. Non solo Ravenna Festival, un grande evento, lo riconosco, ma che andrebbe affiancato da altri progetti. C'è poi un eccesso di urbanizzazione delle aree rurali, soprattutto per aree destinate a centri commerciali di cui non sembra esserci necessità. Decisioni prese anche per far cassa e torniamo quindi al discorso di prima, dei vincoli del patto di stabilità. Bisogna porre un freno a queste urbanizzazioni e salvaguardare il territorio e le attività del settore agroalimentare.

Come avete più volte affermato, i vostri valori e ideali sono quelli scritti nella Costituzione italiana. Come intendete tradurli nella pratica di governo della città?

Con una presenza attiva dell'amministrazione comunale nei servizi del territorio, dall'istruzione al trasporto pubblico locale. Noi siamo convinti, a differenza di altri candidati, che il Comune deve essere presente nelle società partecipate che si occupano di servizi alla comunità, dai trasporti alla gestione dei rifiuti, al servizio idrico. Non si può privatizzare tutto. Le società partecipate sono presenti anche nel Porto di Ravenna, altra risorsa straordinaria: le quote del Comune non vanno cedute, ma mantenute. I valori della Costituzione si esplicitano così nell'economia. Crediamo inoltre in una sanità pubblica e gratuita per tutti. Ci deve essere un impegno del pubblico: chiariamoci, non va smantellato il privato, ma il cittadino deve poter avere accesso a un sistema pubblico adeguato con prestazioni mediche di livello e tempi di attesa accettabili. Da un anno e mezzo l'amministrazione centrale dello Stato ha assunto una linea non efficace dal punto di vista sanitario e dei diritti, con limitazioni della libertà di movimento, dei diritti allo studio e al lavoro. Limitazioni che non hanno portato benefici nella lotta al Covid, motivo per cui erano state messe in campo. Le azioni da compiere dovevano essere diverse.

Insieme al suo partito si è più volte espresso contro il Green Pass. Cosa c'è che non va nella certificazione verde e cosa vorrebbe cambiare?

Noi siamo contrari al lasciapassare per accedere a tutti i luoghi. E' una misura totalmente dannosa dal punto di vista sanitario, visto che il Green Pass non può evitare il contagio e non mette in sicurezza. Perciò è inefficace dal punto di vista sanitario e lede alla dignità di ogni persona. Noi siamo per uno Stato democratico e per tutelare i diritti di ogni cittadino.

Cosa proporrebbe al posto del Green Pass?

L'emergenza Covid va gestita dal punto di vista sanitario. Tutti i cittadini devono poter accedere alle cure. Il Covid va curato, non gestito politicamente. Bisogna attivarsi con cure sanitarie precoci, devono essere presenti medici di base in ogni località. Le frazioni del forese non sono popolate da cittadini di serie B: servono ambulatori medici in ogni località e anche farmacie. La presenza dello Stato deve essere fissata attraverso questi presidi fondamentali. So bene che un sindaco non ha potere su tutto, ma una sede comunale si deve attivare per fare adottare queste misure. Un sindaco può cercare di ottenere queste cose.

Si vota a ottobre e non a maggio, come previsto inizialmente: crede che questa cosa influirà in qualche modo sul risultato? Prevede un’alta astensione dovuta al Covid?

Non credo ci sarà un problema di alta astensione. L'astensione sul nostro territorio generalmente si attesta intorno al 30%, non penso che lo spostamento di data e il Covid possano cambiare molto quel dato. Il fatto grave è che siamo in una situazione stagnante da oltre 30 anni, anche a livello locale. I cittadini sanno che cambieranno i protagonisti, ma non le cose. Siamo convinti che in Italia esiste un partito unico liberale, perché le politiche di centrosinistra e centrodestra sono le stesse. Non esiste un'alternativa, ma solo un'alternanza al governo. Anche da questo punto di vista la nostra candidatura a Ravenna ha una valenza importante, perché siamo un alternativa politica, non siamo alleati delle politiche liberiste.

Una parola sui suoi avversari politici? Se dovesse finire al ballottaggio, con chi le piacerebbe gareggiare dei suoi avversari?

Innanzitutto premetto che se riusciamo a sfondare la quota di sbarramento per noi sarebbe un successo. Dovessi arrivare al ballottaggio, come per tutti gli altri candidati, ci dovremo scontrare con l'attuale sindaco di Ravenna. Sia io che un altro candidato andrà comunque al ballottaggio con l'attuale sindaco. Questo credo sia uno dei pochi punti fermi di queste elezioni.

E in caso di ballottaggio tra de Pascale e un altro candidato, lei che indicazione darebbe ai propri elettori?

Fondamentalmente, sarebbe un finto ballottaggio che non cambierebbe le politiche del Comune. Lascerei la libertà a ciascun elettore di fare come ritiene meglio. Non credo che ci sarebbe una svolta così significativa per Ravenna. Nessuno dei partiti maggiori supererebbe il patto di stabilità. Nessuno tra i maggiori candidati parla di questo, quindi non c'è una vera alternativa.

Qual è la prima cosa che farà per Ravenna una volta eletto?

Mi attiverei in ogni sede per rimuovere l'obbligo di esibizione di un lasciapassare per accedere a tutti i luoghi. Si tratta di un impegno di civiltà, prima ancora che di politica. Alla base di tutto c'è il rispetto della dignità umana. Il lasciapassare va rimosso. So che un sindaco non può abrogare l'obbligo, ma può attivarsi presso le sedi opportune per cercare di rimuovere l'obbligo quanto prima. Va ripristinato lo stato di diritto. Quella del lasciapassare è una priorità.

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