Elezioni comunali, per la data si pensa a settembre: ma Regioni e Governo litigano

Il problema principale, su cui si fa fatica a trovare un'intesa, è il giorno in cui tornare alle urne. La data indicata dall'esecutivo non va giù ai presidenti di Regione

Ancora non “habemus” data per le elezioni amministrative 2020, che porteranno all'elezione - tra gli altri - del nuovo sindaco di Faenza, successore di Giovanni Malpezzi. Rimane infatti acceso lo scontro tra esecutivo e Regioni sull'Election Day, con il dialogo tra il ministro Lamorgese e i governatori che, in alcuni momenti, è stato vicino alla rottura definitiva.

Il problema principale, su cui si fa fatica a trovare un'intesa, è il giorno in cui tornare alle urne. La data indicata dall'esecutivo, quella del 20 settembre, non va giù ai presidenti di Regione che devono andare al voto e che preferirebbero riaprire la finestra di luglio. Un'ipotesi che al momento sembra tutt'altro che percorribile. Il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, pur sposando le ragioni dei governatori, ha cercato di gettare acqua sul fuoco. Lamorgese si è mostrata, a quanto si riferisce, "disponibile" e "propositiva" ad approfondire la questione. La ministra dell'Interno ha anche assicurato che parlerà del tema col premier Giuseppe Conte. E con ogni probabilità il dossier sarà sciolto proprio sulla scrivania del presidente del Consiglio.

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Nonostante il pressing dei governatori - cinque di loro sono arrivati a rivolgersi al capo dello Stato Sergio Mattarella - sembrerebbe ormai da escludere che si possa votare a luglio. Restano aperte le possibilità, invece, che il governo possa aprire a un'altra data in settembre, precedente al 20. E già si fanno le ipotesi alternative. Il 6 settembre è un giorno che potrebbe convincere tutti. C'è chi fa notare però la contemporaneità con una festa ebraica. E allora si potrebbe ricadere sul 13 settembre. La parola, adesso, passa a Conte, mentre i governatori delle Regioni attendo una chiamata da Palazzo Chigi.

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