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Domenica, 26 Maggio 2024
Politica

Elezioni, il segretario del Pri Fusignani: "Il porto non muoia di burocrazia"

Secondo l'esponente dell'edera, la partita non è solo tecnica, bensì politica: "Molte azioni sono state bloccate in questi anni dall'eccesso di zelo degli uffici degli enti locali"

“Il porto non muoia di burocrazia”. Così Eugenio Fusignani, segretario del Partito Repubblicano di Ravenna, che intervenendo al terzo Forum promosso dal Pri Ravenna su “Il porto dell’Europa: fondali, innovazione, banchine, aree sviluppo tecnologico e commerciale nella sfida mondiale”, che si è svolto mercoledì. "Ora - ha aggiunto -. c’è una legge regionale che dà la possibilità alle province di correggere il Ptcp entro sei mesi. Visto che la provincia è corresponsabile di una strozzatura burocratica che di fatto ha bloccato lo sviluppo, assieme al comune applichi questa legge. In un mese si potrebbero sbloccar le aree”.

Secondo l'esponente dell'edera, la partita non è solo tecnica, bensì politica: "Molte azioni sono state bloccate in questi anni dall’eccesso di zelo degli uffici degli enti locali. E’ mancata chiaramente una regia politica. Inoltre non possiamo più permetterci di avere scontri istituzionali che fanno male a tutti. Riteniamo debbano essere superati ad ogni livello, in tempi rapidissimi, tutti gli ostacoli che spesso artificiosamente fino ad ora hanno bloccato i lavori di infrastrutturazione ed in particolare l’approfondimento dei fondali. Senza realizzare le opere di miglioramento infrastrutturale, per i quali sono già da tempo disponibili le necessarie risorse, si comprometterà non solo l’ulteriore sviluppo del porto, ma il mantenimento degli attuali livello di traffico. Tutti dicono che l’approfondimento dei fondali deve essere la priorità per il porto ma nessuno indica le soluzioni realmente praticabili. Come il sottosegretario all’ambiente Silvia Velo ha trovato idonee soluzioni legislative per i porti S.I.N. (porti con fondali inquinati), dovrebbe essere più facilmente e ragionevolmente trovata la soluzione per i porti che, come Ravenna, hanno fondali con materiale in classe A o B, cioè senza inquinanti”.

“A nostro avviso - spiega ancora il segretario del Pri Ravenna - si deve ritornare al progetto preliminare approvato dal CIPE che individua in termini puntuali le modalità di utilizzo e le relative collocazioni dei materiali di dragaggio presenti e futuri: operando con unità di intenti fra tutte le istituzioni interessate si potrebbe raggiungere in tempi rapidi l’obbiettivo voluto. L’ ipotesi di creare casse di colmata entro le dighe foranee non è per noi una soluzione. Anche su questo si gioca la competitività del porto, perché quei materiali, possono essere riutilizzati nei lavori del porto, per esempio nell’innalzamento delle banchine dei terminal o nelle altre opere di urbanizzazione da fare in area portuale. Si tratta di materiali adattissimi, che frenano l’impatto ambientale, perché non si farebbero ulteriori buchi nel territorio, riutilizzando questi inerti provenienti dal dragaggio”.

Più tiepida la visione del Pri Ravenna sulla quotazione in borsa di Sapir: "Pur non essendo contrario all’idea della quotazione di Sapir, così come è quotato Koper e lo sono altri terminal o aggregazioni di terminal, credo che occorra valutare approfonditamente, prima di procedere in tal senso, le reali ricadute che una quotazione avrebbe sugli enti pubblici e sugli equilibri del porto". "Per quanto riguarda il futuro della Sapir non abbiamo pregiudizi, ma riteniamo debba essere ricercata la soluzione più consona alla salvaguardia del suo patrimonio tecnico, di investimenti ed occupazionale - prosegue -. Le scelte che gli azionisti pubblici dovranno fare devono in ogni caso garantire quel ruolo fondamentale che in tutta Europa gli enti locali hanno nei porti per l’interesse che gli stessi rappresentano nell’economia locale e nazionale”.

Quel che è certo è che sul porto occorre continuare ad investire, partendo dall’escavo dei fondali, elemento fondamentale per il suo sviluppo. "Per questo - conclude Fusignani - la politica deve riprendere in mano l’agenda dei lavori per recuperare il tempo perso, nel prossimo mandato, con una visione di lungo periodo, si occupi però nei prossimi cinque anni di sbloccare le aree, scavare i fondali, adeguare e migliorare la Classicana e far partire concretamente i collegamenti, E55 e ferroviari”.    

LA RISPOSTA - Sulla questione è intervenuto il sottosegretario all'ambiente, Silvia Velo: "Come ho avuto modo di spiegare in più occasioni, una delle quali proprio di recente a Ravenna, sui dragaggi abbiamo fatto un lavoro lungo e complesso che ha portato a una grande semplificazione normativa facendo salvi i principi di cautela necessari per la tutela ambientale. Proprio per questo voglio rassicurare il segretario del Partito Repubblicano di Ravenna Fusignani, che oltre ad aver trovato idonee soluzioni per le operazioni di  dragaggio nelle aree portuali che ricadono all’interno dei Sin, il Ministero dell’Ambiente ha preso in considerazione anche i porti che non ricadono all’interno di aree inquinate. In attuazione dell'articolo 109 del decreto legislativo 152/2006, infatti, abbiamo emanato il regolamento che disciplina la procedura per l'approvazione dei progetti di dragaggio al di fuori delle aree Sin, le modalità e i criteri per la gestione del materiale dragato, tra cui l'immersione in mare dei materiali di escavo dei fondali marini. Non solo, con un emendamento al Collegato Ambientale, abbiamo semplificato i criteri di costruzione delle casse di colmata e delle vasche di raccolta. Infine, con un’altra modifica al Collegato Ambientale e grazie al lavoro svolto da un gruppo di lavoro istituito, al Ministero dell’Ambiente, a cui hanno preso parte il Ministero dei Trasporti, il Ministero della Salute, Ispra, Iss e il Cnr, sono state definite le linee guida e i valori di riferimento che consentono l’automatica deperimetrazione delle aree a mare da Sin a Sir (Siti di Interesse Regionale). Si tratta di una serie di misure che permettono, grazie anche al contributo di tutti gli enti coinvolti e al mondo scientifico, di avere finalmente un quadro regolamentare chiaro che porterà gradi benefici allo sviluppo del sistema portuale italiano e, ovviamente, anche al Porto di Ravenna".

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