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Martedì, 27 Settembre 2022
Politica

Elezioni politiche, intervista a Nevio Salimbeni (+Europa): "Diritti civili, transizione ecologica e aboliamo la Bossi-Fini"

Il candidato di +Europa: "Al lavoro sui diritti che in Italia oggi non ci sono. Ma attenzione anche ai diritti che rischiano di sparire: come quello dell'aborto"

Impegno per la transizione ecologica e sui diritti civili, ma serve un cambio di passo anche nella gestione delle fragilità e dei flussi migratori. Di questi e di altri temi si è parlato con Nevio Salimbeni che sarà candidato nel collegio plurinominale della Camera per +Europa alle elezioni politiche del 25 settembre. 59 anni, ravennate, già assessore del Comune di Cervia dal 2004 al 2011, Salimbeni è stato direttore di CerviaAmbiente dalla fine del 1999 al 2011, ha inoltre ricoperto il ruolo di segretario generale presso Arci nazionale e lavora come dirigente di Cna Ravenna. E' componente dell’assemblea nazionale di +Europa e da luglio 2022 è anche coordinatore del circolo +Europa Ravenna.

In vista delle elezioni, abbiamo fatto qualche domanda al candidato.

Com'è nata questa candidatura?
Io da sempre mi impegno nella relazione tra gruppi e nel fare attività su temi pubblici. Ho voglia di mettere insieme le persone per un obiettivo. Ho sentito che in questa occasione serviva un passo in più. Sono in +Europa fin dalla sua nascita e mi è stato chiesto di impegnarmi in prima persona sul territorio per la campagna elettorale. Siamo un partito piccolo e perciò dobbiamo fare una salita più alta rispetto ad altri.

Quali sono i temi di cui dovrà occuparsi in via prioritaria il nuovo Governo?
I temi sono molti. Ci sono temi urgenti, e altri di quadro che sono comunque utili per risolvere quelli urgenti. Di urgente ci sono gli interventi per famiglie e piccole e medie imprese sul tema dell'ambiente e del caro energia. La nostra posizione è stare in Europa e contare in Europa, così da ottenere risultati concreti: dal disaccoppiamento del prezzo dell'elettricità da quello del gas, all'uscita dalla borsa di Amsterdam così come è pensata, fissando dei prezzi massimi. Questo accanto a interventi anche su imprese e famiglie. Sarà molto importante operare nella giusta direzione. C'è una crisi pesante, bisogna imboccare la via giusta che va verso la transizione ecologica. Serve un lavoro forte sulle rinnovabili togliendo le barriere burocratiche che esistono, così come puntare su una differenziazione delle fonti. Le comunità energetiche e l'autoproduzione di energia da parte delle imprese sono esempi positivi. Anche i rigassificatori possono essere una parte della soluzione. Contemporaneamente si deve continuare lo studio anche su altre fonti energetiche.

Uno dei temi toccati da +Europa in queste settimane è quello della sanità pubblica. Quale dovrebbe essere secondo lei la linea d'intervento in questo settore?
Molta attenzione deve andare ai temi della fragilità. La sanità pubblica deve innovarsi rispetto ai temi della fragilità che si sono modificati nel corso del tempo. Penso a una sanità più vicina al territorio, che si occupi sul campo degli handicap, del disagio psicologico e anche degli anziani, sempre più soli. Occorre pensare al mondo della fragilità, non può esserci un'unica istituzione centrale che agisce da Roma, l'idea è quella di una sanità pubblica con più strutture sul territorio e un radicale cambio di rotta.

Parlando di immigrazione, lei ha recentemente chiesto l'abolizione della legge Bossi-Fini, ma anche, a livello europeo, il superamento dell’accordo di Dublino. Qual è la sua idea per la gestione dei flussi migratori?
Occorre modificare completamente il modo in cui è stato affrontato il tema migratorio. Si deve capire come rendere possibile, su flussi regolati, l'arrivo in maniera regolare dei migranti. Capire come si possa farli uscire dal lavoro nero e dalla schiavitù di cui spesso sono vittime nel nostro Paese. In una situazione di regolarità potremmo favorire la nostra economia e cultura e non creare quei problemi che spesso sono legati alla clandestinità. Un problema che invece la Bossi-Fino non ha fatto che aumentare. Bisogna occuparsi del migrante prima che questo arrivi nel nostro Paese. Ovviamente non parliamo di chi ha bisogno di asilo, che va sempre accolto, ma dei migranti economici. In questo senso anche l'Europa deve fare di più. Una svolta cercata anche dalle imprese che sono le prime a chiedere manodopera specializzata. E' un percorso individuale, che costa fatica, ma i temi non si risolvono con slogan facili.

Altro tema centrale è poi quello dei diritti...
Noi siamo dei testardi sui diritti. Un diritto porta dovere e responsabilità. Un diritto in più per tutti porta libertà maggiori per tutti. Dal matrimonio egualitario, alla possibilità di adozioni per le coppie dello stesso sesso, poi la legge sulla fecondazione artificiale, ma anche il tema del fine vita. Sono tutti diritti che in Italia oggi non ci sono. Ma attenzione anche ai diritti che rischiano di sparire: come quello dell'aborto, reso sempre più difficile anche sul nostro territorio. Non diamoli per scontati. L'ultima libertà da tenere in conto poi è la libertà economica: Stato, comuni ed enti sono spesso presenti in settori in cui non ha senso la loro presenza. Dalle farmacie ai servizi pubblici locali, quelle sono occupazioni pubbliche che non sono a finalità pubblica. Lasciamo spazio alla libertà di impresa.

Come mai secondo lei anche collegi storicamente "rossi" sono diventati "blu" nei sondaggi?
Mi sembra che in questi giorni la situazione stia cambiando velocemente. Mai come in questa occasione tutto è contendibile. I collegi contendibili sono molti più di quelli evidenziati dai sondaggi. E' una situazione politica in movimento. Purtroppo è stata fatta una legge elettorale assurda, con un doppio voto, maggioritario e proporzionale, che costringe all'unità di molti gruppi. Per il maggioritario, dove vale la regola del voto in più, il risultato se lo giocano esclusivamente le due coalizioni principali, quella di centrodestra e quella di centrosinistra di cui facciamo parte anche noi. Io penso che non tutti siano stati in grado di cogliere il cambiamento in atto. Per chi vota sarà importante guardare bene i candidati e dare il voto a chi può portare un risultato concreto. Non è un voto contro qualcuno, è un voto per qualcosa.

Quali sono le cose che la preoccupano di più nell'ipotesi di una vittoria del centrodestra?
Gli italiani hanno spesso votato puntato sull'elemento nuovo. Negli ultimi anni abbiamo assistito ai grandi exploit di Lega e Movimento 5 Stelle. Stavolta sembra sia la volta della Meloni. Tutti, però, dopo la crescita sono calati nei sondaggi. Purtroppo si è creato un atteggiamento di troppa sfiducia verso la politica e per questo l'elettore tende a puntare sul nuovo. Ma a ben vedere la Meloni non è nuova. In questi anni l'abbiamo vista in Europa contro tutti i temi, a partire dal Pnrr. L'abbiamo già provata, in realtà. In tutto ciò che ha fatto vedere non c'è nulla di nuovo. 

Se fosse eletto quale sarebbe la prima cosa che farebbe?
Innanzitutto i candidati di +Europa hanno firmato un patto in cui sono fissati gli impegni di metodo. Un impegno a passare un terzo del proprio tempo sul territorio locale, costituiremo un ufficio locale per discutere i lavori svolti in Parlamento, faremo un blog aperto che contenga tutti i dati relativi alle discussioni in Parlamento e ogni anno forniremo un report su lavori parlamentari. Detto ciò, la prima cosa sarebbe lavorare sul tema delle fragilità. Oggi è centrale per ritrovare la saldezza delle comunità locali, con un nuovo approccio rispetto al tema. Serve un intervento specifico, con maggiori investimenti su scuola, ricerca e formazione e mettendo in Costituzione il tema del rispetto dell'equità generazionale, affinché la nostra Repubblica non faccia più debito verso le giovani generazioni.

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