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Elezioni politiche, intervista a Ouidad Bakkali (Pd): "Vogliamo dare ai giovani il diritto di restare in Italia. La destra? Deluderà gli elettori"

Con i suoi 36 anni, Ouidad Bakkali è la candidata più giovane del Pd ravennate alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, dove avrà una doppia chance di essere eletta in parlamento correndo per il collegio proporzionale e per quello uninominale della Camera

Con i suoi 36 anni è la candidata più giovane del Partito Democratico ravennate alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, dove avrà una doppia chance di essere eletta in parlamento correndo per il collegio proporzionale e per quello uninominale della Camera. Nonostante la giovane età Ouidad Bakkali, nata nel 1986 ad Agadir, in Marocco, ha già ricoperto per 10 anni il ruolo di assessora nel Comune di Ravenna (dal 2011 al 2016 con deleghe a pubblica istruzione, cultura, formazione professionale e istruzione superiore, dal 2016 al 2021 con deleghe a pubblica istruzione, infanzia, istruzione superiore, formazione professionale, università, politiche europee, cooperazione internazionale, politiche e cultura di genere) e attualmente è presidentessa del Consiglio comunale di Ravenna e vicesegretaria regionale del Partito Democratico.

Bakkali, cresciuta fin da piccola a Ravenna e da sempre vicina a temi quali diritti civili e sociali - scampata per un pelo dalla Strage del Bataclan nel 2015 - ha una laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche conseguita presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna; ha inoltre seguito un master intensivo in europrogettazione organizzato da "EuropaCube Innovation business school". Dal 2004 al 2006 ha partecipato a diverse Sessioni internazionali del Parlamento Europeo dei Giovani e nel 2007 ha partecipato alla prima edizione dell’EuroMed Youth Parliament tenuta a Berlino con l’incarico di delegata nella Commissione Sviluppo e Cooperazione. Nel maggio 2014 è stata selezionata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per l’International Visitors Leadership Program, un programma intensivo di scambio professionale e culturale.

In vista delle elezioni, abbiamo fatto qualche domanda alla candidata.

Com'è nata questa candidatura?

E' nata dalla ferma volontà di presentare candidature radicate nel territorio e non calate dall’alto e che del territorio conoscano potenzialità e criticità.
Siamo tutte amministratrici a vari livelli e quindi vicine alla cittadinanza che vogliamo rappresentare. La mia candidatura spero possa inoltre esprimere anche altri tratti necessari nella costruzione di una rappresentanza pienamente democratica, ovvero il tratto generazionale, di background culturale e anche di genere: è infatti per me un onore correre in una squadra tutta al femminile, che esprime innanzitutto competenze, sensibilità diverse e visioni plurali sul futuro.

Quali sono i temi di cui dovrà occuparsi in via prioritaria il nuovo Governo? In proposito lei ha detto "Quelli che per gli altri sono temi, per me è ricerca": cosa intende?

Lavoro, scuola e formazione, diritti sociali e civili e sanità sono gli ambiti che devono diventare di lungo respiro e devono essere trattati anche in un contesto di grande emergenza sul fronte energetico e inflattivo come quello che stiamo vivendo. Fare ricerca significa mettere insieme le intelligenze migliori per affrontare la contemporaneità, nessuno può costruire risposte da solo, nemmeno la politica. Bisogna quindi ascoltare, studiare, approfondire e ispirarsi guardandosi intorno. La diversità serve a questo: a produrre la sintesi migliore.

Tema ius scholae, che come ha detto lei "dovrebbe chiamarsi ius carnis perchè quello che si deve fare è riconoscere i corpi che abitano le comunità". Un tema che lei conosce bene perché vissuto sulla propria pelle. A che punto siamo?

In profondo ritardo! Un pezzo di cittadini e cittadine italiane di fatto non lo sono di diritto e non lo sono per un fatto puramente ideologico. Un bambino o una bambina che nasce in questo paese e qui costruisce le sue relazioni, amicizie, sogni è italiano senza se e senza ma. E questa posizione dovrebbe essere trasversale e un provvedimento legislativo di questo tipo dovrebbe essere votato da tutti i partiti perché le vite delle persone: il futuro di questi bambini non è una bandiera, è carne viva, come citavi tu. Questa ingiustizia crea divisioni nella società che, invece, dovrebbe essere coesa e soprattutto valorizzare tutta la sua popolazione giovanile allo stesso modo e mettere in valore la diversità e le identità di chi ha background migratori.

Ci spiega meglio il 'Piano Giovani' proposto da Letta? 

L’obiettivo che si dà il Partito Democratico di diventare il primo partito tra le giovani e i giovani è un obiettivo ambizioso che va raggiunto mettendo in campo ascolto e protagonismo della popolazione giovanile abbandonando toni paternalistici e proposte meramente assistenziali. Oggi i giovani ci chiedono strumenti per essere indipendenti, autonomi e poter esprimere il proprio potenziale a prescindere dalle condizioni di partenza. Il flusso migratorio che dovrebbe davvero preoccuparci è quello delle centinaia di migliaia di italiani che se ne vanno perchè non intravedono un futuro qui, in Italia o sul nostro territorio. I diritti civili e le libertà individuali si legano ai diritti sociali e le nuove generazioni lo sanno bene. Ci stanno chiedendo di tenere insieme il diritto al lavoro, all’impresa, a una formazione di qualità e al passo con le sfide contemporanee e diritti civili che riconoscano loro libertà di scelta e di poter vivere in un’Italia inclusiva e attenta alle diversità. Il Piano Giovani presentato dal Pd è quindi la strada che vogliamo indicare con determinazione e urgenza, a partire da proposte concrete e discusse direttamente con i diretti interessati. Vogliamo colpire i contratti pirata, assicurare un salario minimo e azzerare i contributi per l’assunzione di under 35. Desideriamo continuare a investire, a partire dalla legge recentemente approvata, sugli Istituti Tecnici Superiori che sono il passaggio vero tra formazione e lavoro, tenendo insieme i tessuti produttivi dei territori come ha fatto Ravenna negli ultimi anni sui temi strategici dell’energia e dei rifiuti con elevate percentuali di occupazione. Dobbiamo contrastare gli stage come strumento di precariato e fornire una dote di emancipazione che sostenga chi vuole darsi un’opportunità formativa in più, l’impegno in attività economiche o anche semplicemente rendersi autonomi rispetto alla famiglia. Sosteniamo il diritto alla casa con accesso ai mutui prima casa e per l’emergenza affitti. È necessario un fondo per la previdenza del lavoro discontinuo e una pensione di garanzia per una delle generazioni più colpite da precarietà e disoccupazione. Un altro tema fondamentale è il diritto alla salute, includendo il grande tema della salute mentale e del diritto allo psicologo di base, una delle grandi battaglie dei Giovani Democratici. Il Piano Giovani, che vogliamo al centro delle politiche della prossima legislatura, è quindi diritto al futuro contro esistenze precarie. Per la destra tutto questo non è una priorità essendo troppo occupata a strumentalizzare il tema immigrazione proponendo blocchi navali, quando quello che preoccupa di più le famiglie è vedere partire i loro figli perchè qui non ci sono prospettive. Il più grande diritto che i giovani ci chiedono di riconoscere loro è il diritto a restare.

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Come mai secondo lei anche collegi storicamente "rossi" sono diventati "blu" nei sondaggi?

Credo che la montata della destra, come in ogni momento storico, ci racconti di un'Italia impaurita e che cerca protezione sociale dai fenomeni globali e di profonda trasformazione che stiamo attraversando. Ma la destra come sempre li deluderà perché, come sempre ha fatto nella storia, cercherà capri espiatori (l'Europa o gli immigrati, che ultimamente sono andati per la maggiore) e proporrà soluzioni facili e dannose a problemi complessi. Dalla nostra, e parlo del centrosinistra, a prescindere da come andrà il 25 settembre dobbiamo risintonizzarci con la base della piramide sociale che vede esplodere le disuguaglianze. A quel popolo dobbiamo parlare e soprattutto a quella generazione, penso alla mia, dei 30/35enni a cui hanno raccontato vent'anni fa che "sarebbe andato tutto bene" e invece abbiamo costruito le nostre vite su un percorso a ostacoli tra precarietà, impoverimento dei servizi pubblici, inefficienza, poca visione sul futuro e sui processi globali.

- Quali sono invece le cose che la preoccupano di più nell'ipotesi di una vittoria del centrodestra? Ad agosto anche lei ha condannato Giorgia Meloni quando ha condiviso il video dello stupro di Piacenza, definendolo come "uno dei punti più bassi e disumani visti nella comunicazione politica in questa campagna e in passato"...

Ne abbiamo toccati tanti altri in questa campagna e guarda caso sempre su temi che riguardano i diritti delle persone. Penso al tema dell'aborto, penso alla censura di Peppa Pig perché mostrava, come è giusto che sia, che esistono tante tipologie di famiglie, penso a Salvini che dice che ne ha le p***e piene dei migranti. Ecco, io temo che al clima di tensione sociale che ci sarà a causa delle difficoltà economiche che dovremo affrontare e delle sacche di povertà che aumenteranno si aggiunga anche quello dell'intolleranza, della marginalizzazione di alcuni gruppi sociali che non appartengono alla "normalità" che propaganda la destra. Mi fa paura che in questo momento storico internazionale al governo possa andare chi è amico di Orban, chi fa l'occhiolino di nascosto a Putin, chi auspica che in Spagna vinca le elezioni Vox.

Se fosse eletta, quale sarebbe la prima cosa che farebbe? 

Studiare, mettermi in ascolto e cercare un rapporto privilegiato con i giovani. A loro dobbiamo rendere conto delle scelte su un Pnrr, che ricordo si chiama "Next generation EU", quindi le scelte, le politiche, le riforme vanno costruite con loro, renderli partecipi e responsabili dei processi di trasformazione. I giovani saranno sottorappresentati in questo Parlamento, quindi mi piacerebbe essere dare loro voce e ascolto attivo

Chi butta giù dalla torre: la Meloni o Salvini?

Io non butto giù nessuno, io sto dalla parte di chi soccorre le persone. Quindi al massimo chiamo l'ascensore per entrambi!

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