Elezioni, risultato Pri. "L'infelice sconfitta di un contributo politico coraggioso e sincero"

"Vorrei evitare le liturgie trite delle dimissioni. Vorrei sottrarmi anche alla retorica logora dell'uscita in punta di piedi, perché in questo momento la nostra Italia ha ben altro a cui pensare"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

Vorrei evitare le liturgie trite delle dimissioni. Vorrei sottrarmi anche alla retorica logora dell'uscita in punta di piedi, perché in questo momento la nostra Italia ha ben altro a cui pensare. In ordine sparso: una coalizione sedicente progressista, e solo la Storia sa quanto noi Repubblicani siamo affezionati a questo termine, che punta tutto sul cosiddetto voto utile in nome dell'«arrivare primi per vincere», salvo poi perdere milioni di voti e ammettere che è arrivata prima, ma non ha vinto; il ritorno prepotente delle acclamazioni di piazza; promesse elettorali che alle mie orecchie suonano come unghie che grattano la lavagna; il decesso di una qualsiasi area politica laica, uno di quegli spazi che in Europa qualcuno azzarderebbe definire liberaldemocratico.

Vorrei dunque evitare canoni e consuetudini, ma scrivo questa piccola nota solo perché purtroppo l'uomo ha bisogno ogni tanto di vedere fissate su carta le proprie valutazioni, e perché per fortuna fin dall'ottobre 2009 definii la mia ordinaria segreteria come uno spazio di cittadinanza, di sicuro come una palestra. Vorrei insomma che le righe a seguire fossero considerate con semplicità, pulviscolo di una caduta annunciata, perché mai come in questo momento riconosco che aveva ragione chi negli anni mi avvertiva che sul terreno nazionale, il PRI di Nucara e della sua segreteria, era bene non appoggiare il piede, perché sarebbe franato.

Dopo qualche anno di lusinghe, Faenza sancisce la sconfitta di un tentativo e di un contributo politico che spero possa comunque aver aggiunto esperienza a chi a vario titolo ha condiviso con noi l'avventura, a iniziare dunque dai bellissimi confronti con il sindaco Giovanni Malpezzi (per i quali voglio ringraziare anche Emanuele Tanesini e Savino Dalmonte) che allargò all'Edera la coalizione di centrosinistra che lo sostenne nel 2010. A Faenza, lo smacco del PRI in queste elezioni politiche non è tanto aver ottenuto una miseria di voti, ma più che altro aver perso persino consenso dalla scheda del Senato a quella della Camera, dove il corpo elettorale è più numeroso. La sconfitta politica, per quanto mi riguarda, è poi e soprattutto non aver superato i voti che la lista dell'Edera ottenne nel 2006, quando a Faenza il partito non aveva né un'organizzazione, né un tesseramento, né una minima apparenza pubblica. E soprattutto quando il PRI, invece che orgogliosamente fuori dalla mischia, si presentò alleato della destra berlusconiana.

Per me, è dunque arrivato il momento di fermarmi. Se non altro, a riflettere. L'avevo dichiarato in tempi non sospetti: niente più equivoci e niente più scuse. Ho scelto di dare il mio contributo, quello di cui sono capace e quello di cui ho coscienza: zero promesse, nessun urlo, economia di mezzi, dialogo di cittadinanza, impegno e passione riconosciuti anche da chi mai lo avrebbe immaginato. E no, non sono mai stato convinto che noi fossimo i più bravi, e nemmeno che fossimo più quelli di Mazzini, La Malfa o Spadolini. Ma ho lavorato per costruire, e davvero, pure troppo, senza nessun interesse e nessun incarico da mantenere (che non fosse la vicepresidenza del Comitato distrettuale per i Centocinquant'anni dell'Unità d'Italia, riconoscimento non solo partitico che ho tenuto ben stretto, perché poter collaborare con Alessandro Messina è stata per me un'imperdibile occasione di crescita).


In più, ormai da tanti mesi e incompatibilmente con gli incarichi nel PRI, gli impegni professionali mi tengono lontano dalla mia città e dalla mia regione. Ho contribuito a rinnovare i locali della storica sezione di via Micheline, ora anche in grado di produrre un piccolo reddito, ho dato l'impulso a ripresentare l'Edera sulla scheda delle elezioni comunali dopo 16 anni di assenza, con 300 cittadini che da zero ci accordarono la loro fiducia, ho aiutato a vederla crescere l'anno successivo, alla tornata provinciale, grazie a candidati espressione del tessuto civico che si sono messi a disposizione in modo straordinario, dimostrando quanto il metodo di lavoro Repubblicano possa essere attivo e vivace. Ringrazio Luisa Babini, anche per avere sopportato l'assenza di un vice come avrebbe meritato, e ringrazio Antonio Pugliese, Alberto Ridolfi, Paolo Montesi, Elisa Ambrosini e tutti i ragazzi di Ravenna, Cesena, Cervia, Gambettola, Forlì e Forlimpopoli, perché l'esperienza di ricostruzione della Federazione Giovanile Repubblicana ha permesso a tutti noi di emozionarci pensando, come dicono quelli bravi, che «il meglio» dovesse ancora venire".

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