La Festa dell'Unità al Pala de Andrè si farà: e partono subito le critiche

Nel frattempo dal 3 al 6 settembre prenderà il via alla Casa del Popolo di via Staggi la Festa dell'Unità di Porto Fuori

La tradizionale Festa dell'Unità al Pala de Andrè si farà: a ufficializzarlo è il 'Girafeste 2020' del Pd, che conferma tra gli eventi estivi anche l'appuntamento della festa di Ravenna, che inizierà il 1 ottobre per concludersi il 6. Naturalmente la festa si svolgerà, come tutte le altre, in forma ridotta, per rispettare le normative anti-Covid. Si potrà pranzare alla festa domenica 4 ottobre, ma solo su prenotazione. Nel frattempo dal 3 al 6 settembre prenderà il via alla Casa del Popolo di via Staggi la Festa dell'Unità di Porto Fuori.

Con l'annuncio della Festa dell'Unità di Ravenna sono partite subito le prime critiche, come quella di Mauro Bertolino, coordinatore Emilia Romagna di Alleanza di centro per i territori, che definisce la decisione "di poco buon senso. Crediamo che in questo periodo particolare, ove il virus Covid ha già influito parecchio sui nostri stili di vita e sulla nostra economia, i rischi da correre nella diffusione del contagio debbano essere ridotti al minimo. Aprire le scuole far ripartire alcune attività commerciali con i giusti protocolli di sicurezza rappresentano quel tipo di rischio minimo calcolato che si deve correre per non distruggere un paese già provato dai mesi più bui dell’emergenza Covid. Svolgere feste dell’Unità in un periodo in cui il virus ha dimostrato ampiamente di essere in circolazione ci pare un rischio non indispensabile; creare potenziali rischi di assembramento e quindi di contagio per eventi di nessuna utilità pubblica ed economica ci pare un azzardo esagerato da parte del Pd, azzardo che non si sposa assolutamente con le politiche di salvaguardia della salute e di contrasto dell’epidemia da Coronavirus che si stanno applicando in tutti i settori penalizzando anche attività di ben altra rilevanza sociale ed economica".

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"Il lavoro, la scuola, le attività indispensabili. La vita non può fermarsi, ci sono cose e “assembramenti” assi difficili da evitare. Con tutte le attenzioni del caso, ovviamente. Ce ne sono, però, che si potrebbero, anzi si dovrebbero evitare - spiega lo scrittore di Russi Eraldo Baldini - La pandemia finirà, un vaccino efficace prima o poi arriverà (potrebbe essere questione solo di pochi mesi), e allora, di fronte a serie reponsabilità individuali e collettive, certi avvenimenti (per quanto interessanti, graditi, persino “necessari” a qualcuno) si dovrebbero rimandare. Si dovrebbe saltare un turno, dire “arrivederci al prossimo anno”, perché, se si invocano attenzioni e limitazioni, occorre che queste valgano per tutti, laddove è possibile, con una civile condivisione di limiti e di sacrifici che, per quanto pesante, deve dare il segno, appunto, di un atteggiamento accorto e responsabile. Facevo una media di 130-140 incontri e presentazioni librarie all’anno, e da quelli derivava una fetta tutt’altro che trascurabile del mio (modesto) reddito. Negli ultimi 8 mesi di incontri ne ho fatti solo 3, all’aperto, scegliendo quelli che offrivano le migliori garanzie di distanziamento. Ne avrei in programma alcuni altri a settembre, ma mi riservo di vedere come vanno le cose e di pensarci su, perché non mi piace essere il “motivo” o il “richiamo” per cui la gente si riunisce, anche se in esiguo numero e in condizioni poco pericolose. Detto ciò, vedo ogni giorno, qui nei dintorni, manifesti e pubblicità per “Feste dell’Unità” (magari chiamate con altro nome). Verso le quali, sia chiaro (e chi mi conosce lo sa), non nutro alcun pregiudizio, anzi. Per decenni ho fatto il volontario alle Feste dell’Unità, ho continuato sempre a frequentarle volentieri, magari anche per presentarvi libri o partecipare a dibattiti, e, se oggi non mi riconosco più nel partito che le organizza, non per questo sono diventato un “avversario” di idee, contesti e forme di socialità che hanno accompagnato gran parte della mia vita. Però, proprio perché credo che il mio possa essere tranquillamente considerato un parere non pregiudiziale, mi permetto di dire: ripensateci. Non basta mettere nei manifesti o nei comunicati stampa che la manifestazione sarà svolta “in sicurezza”, perché sappiamo tutti che in certe situazioni la sicurezza non può essere garantita. Il mio parere amichevole, che certo non è richiesto e non conta niente (per cui chiedo scusa dell’ardire e dell’intromissione), è dunque questo: saltate un turno, dite “arrivederci al prossimo anno”, dimostrate che i sacrifici e le limitazioni che vengono chiesti a tutti valgono davvero per tutti. Andrà a vostro merito".

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