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Venerdì, 21 Giugno 2024
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Foce Fiume Reno, Bignami (FI): "Ricostruire alveo naturale eroso dal mare"

A lanciare l’allarme è Galeazzo Bignami (Fi), in una interrogazione alla Giunta

A seguito del “sensibile mutamento dell’alveo del fiume Reno in corrispondenza della foce”, che si trova al confine tra le province di Ferrara e Ravenna, i terreni alla sinistra del corso d’acqua “si trovano esposti al moto ondoso e alle mareggiate, sempre più frequenti, che colpiscono la zona”, con il rischio in caso di allagamento sia di vedere “compromessa la florida biodiversità di assoluto pregio e di inestimabile valore ambientale che caratterizza l’area” sia di assistere “all’invasione da parte dell’acqua della Strada Romea, irrimediabilmente esposta dall’eventuale non improbabile cedimento delle barriere difensive”.

A lanciare l’allarme è Galeazzo Bignami (Fi), in una interrogazione alla Giunta in cui rimarca come “mentre il fiume Reno prima correva in parallelo rispetto al mare Adriatico per circa tre chilometri prima di immettersi, risultando separato dal medesimo da una lingua di terra di proprietà del demanio militare, oggi di fatto si immette perpendicolarmente nel mare”, con la conseguenza che “in precedenza i terreni posti alla sinistra del fiume Reno erano protetti dal mare e dal moto ondoso proprio da questa lingua di terra, mentre oggi i medesimi si trovano esposti al moto ondoso e alle mareggiate, sempre più frequenti, che colpiscono la zona”.

Come riporta Bignami, “in seguito alle mareggiate del febbraio scorso il mare ha invaso totalmente i terreni di proprietà pubblica arrestandosi solo grazie alla difesa allestita negli anni ’90 e inizio 2000 dalla proprietà privata dei terreni”, e quindi è necessario “in via prioritaria e immediata aprire un tavolo di confronto con la proprietà finalizzata ad analizzare le misure indifferibili ed urgenti utili a porre un primo rimedio alla situazione anche consentendo interventi di potenziamento degli argini e di ripristino dei medesimi dove oggi essi appaiono lesionati”.

Il consigliere specifica anche come “tali argini, benché insistenti su proprietà privata e realizzati da privati, di fatto svolgono un presidio importantissimo anche per la collettività e solo per una logica paradossale l’insistenza di vincoli come quello derivante da Rete Natura 2000 invece che aiutare l’ambiente, rischiano di comprometterlo irrimediabilmente”. In ogni caso, conclude Bignami, “pare comunque del tutto palliativo un intervento di rinforzo degli argini e di potenziamento dei medesimi che, pur indispensabili sul momento, di fatto si troverebbero nel tempo esposti al moto ondoso come già accaduto per le attuali difese”: ne consegue quindi che “l’unico vero strumento di protezione ambientale e territoriale risulta essere la ricostruzione dell’alveo naturale del Reno, oggi eroso e sommerso”.

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