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Giornata della donna, Cappelli (Pri): "Leggi e misure più dure per fermare la violenza"

Il segretario del Partito repubblicano di Cervia: "Una società che non punisce chi si macchia di violenza, non può considerarsi civile"

L’8 marzo è la data dedicata alla “Giornata della Donna”. Nel lontano 1908 a New York, in occasione di uno sciopero, vennero rinchiuse 127 operaie nella fabbrica dove lavoravano e morirono arse vive in un incendio doloso. Per commemorare questo luttuoso evento nacque la “Giornata della Donna”. Prendendo spunto da questa traccia del passato il segretario del Pri di Cervia, Giancarlo Cappelli, apre una riflessione sulle conquiste politiche, sociali ed economiche del genere femminile.

"Negli ultimi anni sono state emanate diverse norme di diritto penale ispirate da un aumento progressivo dei reati di stupro e femminicidio, ma queste non hanno raggiunto l’obiettivo preposto - afferma Cappelli -. Una società che non difende la persona e la sua vita e che non punisce adeguatamente chi si macchia di violenza, non può considerarsi civile. In questo periodo di pandemia, dove le famiglie vivono più a stretto contatto e trascorrono più tempo insieme, aumenta il rischio che le donne e i figli siano esposti alla violenza, soprattutto se in famiglia ci sono gravi perdite economiche e di lavoro". 

"I fatti attuali sono per noi una sconfitta sociale che non può proseguire. E’ pertanto un dovere di tutta la politica porre fine a queste violenze ed abusi con leggi e misure più dure e dissuasive, supportando anche i centri antiviolenza con il coordinamento delle Forze dell’Ordine. La donna non può più essere considerata l’anello più debole della famiglia. Il rispetto dell’uomo verso la donna è di primaria importanza, necessario e imprescindibile. E’ necessario quindi - conclude il segretario del Partito repubblicano - investire anche sull’educazione con una capillare azione formativa nelle scuole rivolta alle giovani generazioni, per raggiungere una cultura di rispetto della dignità della donna".

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