rotate-mobile
Venerdì, 12 Aprile 2024
Politica

Governo, De Pascale: "Salta tutto per un nome? Non ci credo. Il Pd ora faccia una proposta"

Mentre Movimento 5 stelle e Fratelli d'Italia invocano l'impeachment, ovvero la messa in stato d'accusa del presidente Mattarella, il primo cittadino ravennate rivolge invece un appello al Pd

"Non ci facciamo prendere in giro. Il "Governo del cambiamento", che avrebbe risollevato l'Italia con più di 100 miliardi di spese e 500 milioni di coperture, non parte perchè al Ministero dell'Economia, invece del Prof. Savona, il Presidente della Repubblica chiedeva, legittimamente e "costituzionalmente", uno dei principali leader politici di uno dei due partiti di maggioranza? Io, con tutto il rispetto, non ci credo". Non usa mezzi termini il sindaco di Ravenna Michele De Pascale nel commentare il fallimento della trattativa di domenica quando Giuseppe Conte, presidente del Consiglio incaricato, ha rimesso il mandato al capo dello Stato Sergio Mattarella che non ha ceduto sulle sue prerogative, non accettando il nome di Paolo Savona come nuovo ministro dell'Economia e giustificando tale azione come necessaria per salvaguardare i risparmi degli italiani e stroncare sul nascere qualsiasi velleità di uscire dalla moneta unica. "È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri che mi affida la Costituzione, essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani - ha spiegato Mattarella - In questo modo si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Quella dell'adesione all'Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento".

E mentre Movimento 5 stelle e Fratelli d'Italia invocano l'impeachment, ovvero la messa in stato d'accusa del presidente Mattarella, il primo cittadino ravennate sul suo profilo Facebook rivolge invece un appello al Pd a cui egli stesso appartiene. "Dopo aver buttato via tutti questi mesi senza prendere atto della sconfitta, qualcuno nel centrosinistra si decide a mettere in campo una nuova proposta per dare agli italiani un'altra opzione credibile?", invoca De Pascale.

Nel frattempo l'Anpi di Ravenna ha espresso solidarietà nei confronti di Mattarella: "La Costituzione è la carta fondamentale del nostro Paese: ha in sé il concetto di Repubblica, di democrazia, di piena sovranità popolare e il presidente Mattarella la sta interpretando nel pieno della sua legittimità e dei suoi doveri - commenta il presidente Ivano Artioli - Ritenere, come fanno alcune forze politiche, che ciò non sia vero e che sia arrivato il momento di mettere Mattarella in stato di accusa davanti al Popolo Italiano trova l’antifascismo di Ravenna decisamente contrario: sarebbe questo un atto eversivo, in un momento politico incerto e confuso. L’Anpi di Ravenna, in accordo con quello nazionale, esprime piena solidarietà al Presidente Mattarella e lo invita a continuare il suo lavoro, facendo appello a tutte le forze politiche, sindacali, culturali, alle associazioni combattentistiche e d’arma affinchè vigilino contro gli attacchi alla tenuta civile dell’Italia, alle istituzioni e al tessuto democratico".

Impeachment, cos'è e come funziona

"Il Presidente della Repubblica", stabilisce la Costituzione, "non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri". La parola finale spetta comunque alla Corte Costituzionale, che emana la sentenza. In Italia l'impeachment non si è mai verificato. Come funziona la procedura? Dopo che viene presentata la richiesta formale di messa in stato d’accusa, si riunisce d’urgenza un comitato di deputati e senatori scelti tra i componenti delle rispettive giunte di Camera e Senato competenti per le autorizzazioni a procedere. La maxi-commissione che lavora per la procedura di impeachment (che è composta da 20 membri, scelti  dai presidenti di Camera e Senato e nominati proporzionalmente al numero dei parlamentari di ogni gruppo) valuta le accuse e decide se archiviarle o porre la questione al Parlamento in seduta comune. In questo secondo caso, la procedura si avvia solo e soltanto con la maggioranza assoluta dei componenti del Parlamento (i 630 Deputati più i 315 Senatori, cui vanno aggiunti i Senatori a vita). Sarebbero necessari 477 voti per decidere di procedere con la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Il voto è a scrutinio segreto e la destituzione scatta solo se si raggiunge la maggioranza assoluta.

Impeachment e Corte Costituzionale

Non finisce tutto col voto del Parlamento: la palla passa poi alla Corte Costituzionale, in tal caso con una composizione differente rispetto alla generalità dei casi. Ai 15 componenti della Corte si aggiungono altri sedici "giudici", che sono estratti a sorte dall’elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a Senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici costituzionali ordinari (in seduta comune e a maggioranza dei due terzi dei componenti). Poi a questo punto si uniscono i “Commissari d’accusa” - uno o più - eletti dal Parlamento, tra deputati e senatori, per sostenere le accuse a carico del Capo dello Stato. La sentenza della Corte Costituzionale è inappellabile: destituzione o assoluzione del presidente della Repubblica.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Governo, De Pascale: "Salta tutto per un nome? Non ci credo. Il Pd ora faccia una proposta"

RavennaToday è in caricamento