Il caso Berkan B arriva ai Ministeri: "Ravenna porto del terzo mondo"

"L’Autorità Portuale, rinviata a giudizio nove mesi fa per inquinamento ambientale, attende la riconferma della presidenza senza che abbia dovuto riferire ad alcuno del disastro in corso"

"La presidenza dell’Autorità Portuale di Ravenna volge al termine senza che sia stato risolto uno dei più gravi scandali ambientali accaduti a Ravenna negli ultimi anni". A parlare sono gli esponenti ravennati di Italia Nostra, facendo riferimento al caso della Berkan B, il rifiuto navale mai bonificato spezzatosi in due a ottobre 2017 che sta sversando carburanti e olio nel porto e nella Pialassa dei Piomboni. "Ciò nell’indifferenza pressoché totale delle istituzioni e lontano dagli occhi dei cittadini, essendo stato il luogo transennato da tempo - continuano - L’Autorità Portuale, rinviata a giudizio nove mesi fa per inquinamento ambientale, attende la riconferma della presidenza senza che abbia dovuto riferire ad alcuno del disastro in corso. A dicembre 2019 l’aggiudicazione del bando per la rimozione da parte di una rete di imprese tra cui Micoperi: dopo un anno, il nulla. Nel frattempo questo è il bilancio, del tutto provvisorio: incassati una decina di migliaia di euro per concedere una banchina palesemente non attrezzata per la demolizione del cargo, rinnovata la concessione per ben tre volte nonostante le gravi irregolarità, il cantiere sotto sequestro e la nave già spezzata, passano i mesi ed inizia il lungo balletto delle spese".

"Ad oggi - fanno i conti da Italia Nostra - tra aspirazione nafta, rimozione dei rifiuti e dell’amianto lasciato al vento per oltre due anni sulla banchina, nomine di consulenti, responsabili, progettisti e addetti vari, si arriva, secondo una prima stima, a quasi tre milioni di euro spesi dall’Autorità Portuale di Ravenna. Aggiungiamo i nove milioni previsti per la rimozione della carcassa, e la cifra di undici milioni di soldi pubblici impiegati per ospitare un rottame a “lavarsi” nelle acque della Pialassa dei Piomboni pone più di un interrogativo sul come svolga la gestione del nostro Porto. A questo si aggiunge il fatto che, bando a parte, tutti i denari sono stati impegnati mediante il ricorso ad affidamento diretto o a procedure di somma urgenza, sostenendo che l’evoluzione delle condizioni di una nave spezzata che imbarca acqua non fosse prevedibile. Né il sindaco, responsabile della salute pubblica, né la Regione hanno mai posto obiezione e immaginiamo si apprestino ad assecondare in tutta serenità la riconferma dell’attuale presidenza. Ora: vista la gravità della situazione sia dal punto di vista della sicurezza del traffico portuale che, soprattutto, dell’ambiente e della salute dei cittadini, anziché spendere questa marea di denaro senza risolvere nulla, perché non è stata avviata, anni fa, la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 191 del Testo Unico Ambientale, che avrebbe consentito al presidente della Regione o al sindaco stesso “il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell'ambiente”? Che il rottame “Berkan B” possa essere assimilato ad un enorme cumulo di rifiuti, molti di questi assai pericolosi, pare non vi possano essere molti dubbi, e che la vicenda appaia simile a quelle che accadono nei “cimiteri delle navi” e nei cantieri di demolizione dei porti del terzo mondo, forse nemmeno. Italia Nostra ha inviato ai Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente segnalazione in merito alla sconcertante vicenda".

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