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Sabato, 20 Agosto 2022
Politica

Il comitato 'Acqua pubblica': "Nessun vuoto di potere"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RavennaToday

In riferimento al dibattito nel consiglio comunale del 12 gennaio circa  Hera ed i risultati del referendum del 12/13 giugno ci preme intervenire su alcuni elementi che ci paiono interessanti.
Nel suo intervento l'assessore all'ambiente giustifica l'inazione del comune di Ravenna con l'esistenza di un preteso vuoto legislativo che impedirebbe di dare corretta applicazione al referendum.
Se in questo disgraziato Paese la gerarchia delle fonti di diritto ha ancora un senso, questa affermazione  è errata. Con le sentenze n°25/2011  e 24/2011 la Corte Costituzionale, mentre dichiarava ammissibili i referendum, delineava già il quadro giuridico conseguente all'eventuale approvazione dei quesiti. In particolare l'abrogazione dell'art.23bis del Decreto Ronchi avrebbe lasciato operativa la normativa comunitaria che prevede la gestione del servizio idrico da parte di soggetti privati scelti con gara, soggetti misti con partner privato scelto con gara e soggetto interamente pubblico in cui l'ente locale eserciti un controllo analogo a quello delle proprie strutture. Notiamo che HERA non ricade in alcuna di queste categorie.
Circa l'abrogazione dell' art.154 del d.lgs 152 si legge che delle tre componenti che costituiscono  le bollette idriche solo la retribuzione del capitale investito verrebbe abrogata mentre le altre due componenti, ammortamenti e costi operativi, rimarrebbero pienamente esigibili.
La recente vicenda dei referendum elettorali, che la corte costituzionale ha cassato,mostra l'estrema attenzione di quell'organo a non consentire alcun vuoto legislativo.
Solo una precisa scelta politica ha quindi impedito che gli enti locali applichino i risultati referendari,  ha certo anche contato il malcostume tutto italiano dello scarica-barile tra le varie istanze, attività nella quale il ceto politico eccelle.
Il disposto combinato dei due referendum rende praticabile solo la gestione del servizio idrico tramite soggetti pubblici, a meno che non si creda possibile trovare un privato disposto a lavorare senza poter avere profitti.
Non ha quindi alcun senso lamentare l'eccessivo costo  dell'eventuale estromissione di HERA dal servizio idrico senza aver, prima, applicato correttamente l'esito referendario, ma se si vogliono fare queste considerazioni è necessario queste siano confortate da dati precisi e verificabili. Il pressapochismo ci sembra fuori luogo.
L'inadempienza degli enti locali ravennati trova solidale l'amministrazione regionale e viene ispirata dall'azione governativa intenta ora a legiferare contro il volere della maggioranza assoluta dei cittadini.
Ci rendiamo conto che, in una situazione politica nazionale come  questa, richiamarsi alla democrazia e alla sovranità popolare possa sembrare inattuale, ma i 27 milioni di cittadini che ci hanno dato il loro consenso ci obbligano a fare tutto ciò che è possibile per fermare questa deriva pericolosa.

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