Impianto di bitume in via Trieste, la Forestale scoraggia il rinnovo delle autorizzazioni

L'impianto sorge in adiacenza alla Torre Zucchi. Ancisi (LpR) chiede che il Comune sia rappresentato nella Conferenza dei servizi.

La Torre Zucchi in Darsena
“Il 7 giugno prossimo è stata convocata la conferenza dei servizi pubblici che dovrà valutare la richiesta del rinnovo dell'Autorizzazione Unica Ambientale per l’impianto di produzione di conglomerato bituminoso della società SIC Adriatica, ubicato in via Trieste in zona adiacente la Torre Zucchi. La Forestale del Comando provinciale di Ravenna ha indirizzato in proposito alle autorità competenti la comunicazione dovuta ai sensi di legge, che pone notevoli ostacoli, allo stato degli atti, a tale rinnovo”. A parlare è Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), che chiede al sindaco e al capo-area Economia e Territorio del Comune di fare in modo che venga assicurata la partecipazione di Palazzo Merlato alla Conferenza dei servizi.
“La Forestale – rileva Ancisi in una nota - comunica, dopo gli accertamenti compiuti il 4 maggio 2016, che, in corso di gestione dell’impianto SIC e come dalle prescrizioni imposte:
1. non sarebbe stata eseguita “la bagnatura dei cumuli e delle vie non asfaltate”, giacché “i cumuli degli inerti impiegati nella produzione si presentavano visibilmente asciutti”;
2. non sarebbe stata eseguita dal 1° gennaio 2015 al 30 aprile 2016 “la spazzatura dei piazzali e dei percorsi asfaltati almeno due volte alla settimana”, in quanto dalle fatture delle ditte esecutrici risulterebbe che è stata effettuata solo 29 giorni del 2015 (tra cui tre volte in luglio, nessuna in agosto) e 10 del 2016 (tra cui nessuna in aprile).
3. Riguardo poi alla domanda di rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio degli impianti SIC (produzione di conglomerato bituminoso e produzione di calcestruzzo), la Forestale ritiene  che la Conferenza dei servizi debba tener conto, rispetto all’autorizzazione alle emissioni in atmosfera del 17 gennaio 1992, di quanto disposto dal successivo decreto ministeriale del 5 settembre 1994, il quale classifica tali impianti come industria insalubre di prima classe. Pertanto, salvo particolari cautele,  essi dovrebbero “essere isolati nelle campagne e lontano dalle abitazioni”.
4. Riferendosi alle schede tecniche del Programma di Riqualificazione Urbanistica vigente in loco sull’uso del suolo, la Forestale, richiamando la disposizione secondo cui le operazioni di recupero dei rifiuti non pericolosi prodotti dagli impianti non devono “causare inconvenienti da rumori e odori”, valuta incompatibili quelli in questione con l’uso del suolo su cui insistono, precisando di aver ricevuto “numerose segnalazioni di cittadini che lamentano, tra l’altro, inconvenienti da rumori e odori”.
5. Soprattutto, la Forestale dimostra in profondità, richiamando sentenze della Corte Costituzionale (2010) e della Corte di Giustizia europea (2004), come debba applicarsi al caso l’obbligo di una nuova Valutazione di Impatto Ambientale, necessaria “ogni volta che si debba procedere al rinnovo dell’autorizzazione”.
6. Da ultimo, il richiamo ad esplicite condizioni di esercizio: l’impianto di aspirazione atto a contenere le emissioni, pur installato, richiederebbe un progetto e il collaudo dell’effettiva capacità aspirante; l’intera viabilità, non solo parte di essa, dovrebbe essere asfaltata, per evitare che gli automezzi di passaggio sollevino polveri; le emissioni in atmosfera da bocchettoni e/o gli sfiati di pertinenza delle cisterne richiederebbero di essere tutti tecnicamente convogliati; occorrerebbe disporre misure di mitigazione (reti e/o alberature) atti a ridurre gli inconvenienti prodotti da rumori e polveri; rispetto alla classificazione acustica del territorio del Comune di Ravenna contro l’inquinamento acustico, andrebbe richiesta alla ditta una dichiarazione che certifichi lo stato acustico durante il pieno esercizio dell’attività, tale che esso non produca inconvenienti ai cittadini residenti in loco”.
 
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